Autovelox, il MIT insiste: “Per le multe basta l’approvazione”
Dopo la famosa sentenza della Cassazione sugli autovelox non omologati, il MIT non si arrende e torna a ribadire che basta la sola approvazione
Dopo la famosa sentenza della Cassazione sugli autovelox non omologati, il MIT non si arrende e torna a ribadire che basta la sola approvazione
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) continua imperterrito a seguire la sua linea sull’annosa (e irrisolta) questione degli autovelox non omologati, ribadendo che in barba alla nota pronuncia della Corte di Cassazione (la n. 10505/2024, cui sono seguite altre dello stesso tenore) gli autovelox, anche se solo approvati ma non omologati, possono essere usati per sanzionare con multe severe gli eccessi di velocità. L’ha fatto rispondendo con la circolare n. 0025058 del 21 novembre 2025 a una diffida presentata da un produttore di dispositivi per il controllo della velocità, che aveva chiamato in causa il MIT per il danno economico subito a causa dell’inutilizzabilità degli apparecchi approvati. Tuttavia, è bene ricordarlo, una circolare ministeriale è un atto amministrativo che si colloca gerarchicamente ben al di sotto di una legge dello Stato qual è il Codice della Strada…
LA VICENDA DEGLI AUTOVELOX DOPO LA NOTA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Il ‘bubbone’ degli autovelox (non) omologati è scoppiato ad aprile 2024 (anche se la vicenda va avanti da parecchio tempo prima), quando la già citata ordinanza n. 10505/2024 della Corte di Cassazione ha stabilito che le multe per eccesso di velocità rilevate con autovelox non omologati sono illegittime, richiamando la distinzione tra ‘omologazione‘ e ‘approvazione‘ e sottolineando che la semplice approvazione di un dispositivo non è sufficiente a garantire la validità delle sanzioni. L’ordinanza della Suprema Corte richiama l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada, il quale stabilisce che le apparecchiature utilizzate per il rilevamento della velocità devono essere “debitamente omologate“.
Questa interpretazione ha trovato terreno fertile in diverse successive sentenze della Corte di Cassazione, talvolta con sfumature leggermente diverse ma uguali nella sostanza. Tuttavia alcuni tribunali hanno ribaltato questa tesi, considerando sufficiente la sola approvazione degli autovelox per l’accertamento delle infrazioni e la contestazione del superamento dei limiti.
A questo punto giova ricordare che le sentenze della Cassazione non hanno un valore vincolante al di fuori del caso specifico oggetto di sentenza, il che significa che altri tribunali, o persino sezioni diverse della Cassazione, possono adottare orientamenti differenti. Se il contrasto tra le decisioni finisce per ampliarsi, la questione viene portata davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, che hanno il compito di dirimere i conflitti giurisprudenziali e fornire un’interpretazione più uniforme.
OMOLOGAZIONE AUTOVELOX: TANTI INTERVENTI, NESSUNA SOLUZIONE
Bene, da allora ne è passata di acqua sotto i ponti ma la vicenda dell’omologazione degli autovelox è ben lungi dall’essersi risolta, nonostante la profondo revisione del Codice della Strada a fine 2024, il decreto MIT + Viminale che ha fissato regole più stringenti su uso e collocazione degli autovelox e il recente censimento dei dispositivi che ha permesso per lo meno, dopo anni di stime, di conoscere ufficialmente il numero di apparecchi attivi in Italia.
In realtà la scorsa primavera sembrava che fossimo vicinissimi alla soluzione, quando il MIT ha preparato uno schema di decreto recante criteri chiari e univoci sui requisiti tecnici di omologazione che gli autovelox devono soddisfare, stabilendo in linea di massima che i dispositivi approvati dal 2017 in poi risultano coerenti con i requisiti di omologazione individuati dal decreto stesso.
Lo schema di decreto è stato notificato alla Commissione europea per l’iter procedurale, tuttavia dopo pochi giorni il MIT ha diffuso una nota con cui ha comunicato la sospensione del procedimento, motivandola con la necessità di “ulteriori approfondimenti” (senza tuttavia specificare quali). A distanza di mesi la situazione rimane in stallo, l’unica cosa certa è che lo schema di decreto non è mai arrivato alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e non è quindi entrato in vigore.

MIT RIBADISCE: “APPROVAZIONE NON È SUBORDINATA ALL’OMOLOGAZIONE”
E arriviamo all’ultimo episodio (per ora) di una telenovela che sinceramente inizia a farsi stucchevole. Il 21 novembre 2025 il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la nota prot. 0025058 (leggi qui il testo integrale) ha risposto alla diffida presentata dalla società produttrice di autovelox Ci.ti.esse Srl in merito alla presunta responsabilità del MIT per mancata emanazione del decreto di omologazione ex art. 192 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada. Ebbene, nella nota il ministero dichiara, tra l’altro, che “l’approvazione non è subordinata all’omologazione, non esiste obbligo di attivare entrambe le procedure e la scelta dipende dal quadro tecnico-normativo applicabile. A ciò si aggiunga che atti ministeriali e prassi costante attestano la piena omogeneità tecnico-amministrativa delle due procedure; e che la stessa Avvocatura dello Stato le ha definite ‘pienamente omogenee’, distinguendole unicamente sul piano formale“.
Il Ministero afferma inoltre che, rispetto agli orientamenti diversi assunti dalla Corte di Cassazione, “la ricostruzione non appare coerente con l’attuale assetto normativo“. È una presa di posizione chiara ed esplicita, resta tuttavia il fatto che questa nota non è un decreto, né modifica il Codice della Strada: è un atto amministrativo che esplicita la linea interpretativa e difensiva del MIT rispetto a una diffida ricevuta, utile per capire come il ministero intende posizionarsi nei contenziosi sugli autovelox approvati ma non omologati.
Alla luce di ciò, come sottolinea giustamente lo specialista in sicurezza stradale e mobilità sostenibile Marco De Mitri, il quadro per Comuni e Polizie Locali resta complesso. Se la domanda è: “gli autovelox, essendo approvati ma non omologati, possono essere usati per il sanzionamento degli eccessi di velocità?“, la risposta è sì secondo ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ministero dell’Interno e Avvocatura dello Stato, mentre è no secondo molti pronunciamenti della Corte di Cassazione.
Per un riepilogo ancora più esaustiva dell’intera vicenda, rimandiamo alla precisa analisi dello stesso De Mitri.