Benessere alla guida: come la mente influenza il comportamento al volante

Avere una guida sicura con l’avanzare dell’età è possibile? Ecco come prendersi cura della propria forma fisica del benessere alla guida

7 aprile 2022 - 9:01

Il binomio anziani e guida è da sempre fonte di grandi dibattiti. Fino a che età è giusto mettersi al volante? Quando, invece, bisogna appendere la patente al chiodo? La patente è simbolo di autonomia, autosufficienza e indipendenza. Caratteristiche fondamentali per una persona, che non possono prescindere però da una guida sicura. A complicare il quadro si aggiungono le differenze individuali che influenzano la propria capacità di continuare a guidare in sicurezza e la possibilità di individuare criteri di valutazione standard. Sia la prevalenza del declino funzionale correlato all’età, sia le prove che collegano tali declini al rischio di coinvolgimento in incidenti, rafforzano l’idea che la mobilità sicura rischia di diventare un miraggio con l’avanzare dell’età. È davvero impossibile quindi mantenere alto il proprio benessere alla guida?

BENESSERE ALLA GUIDA: COME MANTENERLO

Una ricerca ha esaminato la relazione tra un insieme di misure del livello di attività fisica e altre riferibili allo stato cognitivo, sia in condizioni di guida controllata che nel traffico cittadino. La motivazione dietro lo studio di questi parametri è duplice.

– In primo luogo, si può presumere che una maggiore flessibilità della testa/collo faciliti un maggiore movimento per scansionare l’ambiente alla ricerca di potenziali pericoli e conflitti, e una maggiore forza delle gambe dovrebbe migliorare il controllo del pedale mitigando gli errori legati all’affaticamento.

– In secondo luogo, i benefici cardiovascolari di una maggiore attività fisica possono influenzare positivamente la cognizione, fondamentale per eseguire più rapidamente questi comportamenti di scansione e controllo, appropriati alle esigenze di guida momento per momento. Quantificare il livello di attività fisica necessaria, però, si è rivelato difficile.

LA VALUTAZIONE PSICOLOGICA DI IDONEITA’ ALLA GUIDA: QUALE UTILITA’?

Le valutazioni psicologiche dell’idoneità alla guida sono svolte in Europa fin dal 1912. L’aumento degli incidenti stradali ha portato in diversi Paesi europei (non in Italia) all’istituzione di strutture specializzate nelle valutazioni psicologia dell’idoneità alla guida. Fin dagli anni ’50 sono stati sviluppati e commercializzati strumenti specifici per la valutazione delle funzioni cognitive e psicomotorie rilevanti per la guida. Ad esempio reagire in condizione di stress, prove specifiche di attenzione, di percezione visiva, etc. La predizione del comportamento umano è, però, una delle principali sfide poste alla scienza psicologica. Affermare che il comportamento possa essere predetto significa, in primo luogo, ritenere che esso possa essere misurato. Ma in che modo si può misurare la sicurezza? I risultati delle valutazioni psicologiche di idoneità alla guida possono essere utilizzati per escludere conducenti insicuri o per identificare gruppi di conducenti che necessitano di interventi specifici. La valutazione psicologica non può essere, però, la via per determinare l’idoneità alla guida di una persona, in quanto le variabili che concorrono in un incidente sono molteplici. Diventa fondamentale, invece, per individuare risorse per la compensazione: i deficit stessi, infatti, non devono essere compensati da parte di altre abilità ma da un cambiamento nelle abitudini di guida, controllate dalle restrizioni alla guida e avvalorate da una formazione periodica e continua.

BENESSERE ALLA GUIDA: LA MENTE INFLUENZA IL COMPORTAMENTO?

I risultati suggeriscono che le azioni fisiche intraprese dai conducenti più anziani per guidare in sicurezza un veicolo riflettono principalmente le abitudini acquisite negli anni. Questa, infatti, prevale sul livello di attività fisica effettuata. Invece, gli effetti indiretti di una moderata attività fisica nel miglioramento della forma cardiovascolare potrebbero essere l’obiettivo più immediato. Ricerche recenti, infatti, confermano una relazione tra salute cardiovascolare e funzione cognitiva negli anziani. Soprattutto per le prestazioni di guida e la sicurezza, si vanno così a migliorare la funzione esecutiva, l’attenzione e la velocità di elaborazione. Si può ipotizzare, dunque, che una maggiore attenzione alla propria salute cardiovascolare si rispecchi in miglioramenti significativi nelle prestazioni di guida. In conclusione, una maggiore forma fisica può dare ai conducenti una maggiore abilità di guida. Tuttavia non ci si può necessariamente aspettare che prevalga sulle abitudini acquisite in molti decenni di esperienza. Ecco che, ancora una volta, una buona formazione iniziale e periodici aggiornamenti possono fare la differenza!

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