Credit: Acea
Batterie auto elettriche Made in UE: Europa rischia il flop
Uno studio Acea (costruttori auto europeo) evidenzia un problema: l’obiettivo di imporre batterie prodotte in Europa per accedere agli incentivi rischia di non essere centrato, per la mancanza di materie prime locali
Uno studio Acea (costruttori auto europeo) evidenzia un problema: l’obiettivo di imporre batterie prodotte in Europa per accedere agli incentivi rischia di non essere centrato, per la mancanza di materie prime locali
La capacità produttiva europea di batterie non sarà sufficiente a soddisfare la domanda di localizzazione prevista dall’IAA, Industrial Accelerator Act dell’Unione Europea: lo dice uno studio Acea, i costruttori auto del Vecchio Continente. Parliamo di accumulatori per elettriche, vetture ad autonomia estesa e ibride ricaricabili (nel grafico in basso rispettivamente BEV, REEV e Plug-in Hybrids). Secondo la proposta di regolamento di Bruxelles, presentata il 4 marzo 2026, i requisiti verrebbero introdotti in due fasi. Anzitutto, sei mesi dopo l’entrata in vigore del testo (indicativamente nel 2027-2028), i sistemi dovrebbero contenere tre componenti di origine UE, comprese le celle. Tre anni dopo l’adozione (indicativamente nel 2030-2031), il requisito salirebbe a cinque componenti di origine UE, inclusi il sistema di gestione (BMS) e i materiali attivi catodici (CAM). Il rischio è di fare flop: il Made in UE resterebbe sulla carta. Perché? Lo scopriamo in basso.
BATTERIE MADE IN UE: RISCHIO FLOP PER QUATTRO MOTIVI
- La maggior parte delle gigafactory europee pianificate è orientata verso la chimica NMC (litio, nichel, manganese e cobalto), mentre la domanda si sta spostando sempre più verso le LFP (litio, ferro e fosfato), caratterizzate da costi inferiori e da una filiera dominata dalla Cina.
- Le celle prodotte in Europa rimangono significativamente più costose rispetto a quelle che l’UE importa (sempre dal Dragone).
- La capacità produttiva annunciata continua a essere esposta a rischi legati a finanziamenti, autorizzazioni e realizzazione dei progetti: insomma, il freno della burocrazia. La capacità annunciata non deve quindi essere considerata equivalente alla capacità effettivamente operativa.
- Più a monte della filiera, l’Europa continua a dover affrontare carenze di materiali attivi catodici e anodici. In mano a Pechino (non per nulla, i leader nella produzione di batterie sono cinesi).
BATTERIE EUROPEE: TRE SCENARI
Vengono considerati tre scenari, ciascuno caratterizzato da un diverso livello di domanda di batterie prodotte in Europa.
- Mercato completo (domanda elevata): comprende i veicoli elettrici leggeri, inclusi gli acquirenti privati che beneficiano degli incentivi all’acquisto.
- Mercato guidato dal settore pubblico (domanda moderata): comprende i veicoli elettrici leggeri, esclusi gli acquirenti privati, quindi auto aziendali, noleggi, flotte, concessionari e appalti pubblici.
- Nucleo pubblico (domanda bassa): si concentra esclusivamente sulle auto aziendali e sugli appalti pubblici.

QUALE FUTURO PER GLI ACCUMULATORI UE
In tutti gli scenari, si prevede che l’offerta non riuscirà a tenere il passo con la domanda, nonostante la crescita prevista della produzione europea di celle per batterie fino a 306 GWh entro il 2032.
La disponibilità limitata continuerà a rappresentare il principale vincolo all’aumento del numero di auto che potrebbero beneficiare degli incentivi legati alla produzione Made in the EU: 3 milioni di macchine potrebbero non poter accedere agli incentivi previsti a causa della carenza di offerta, qualora l’IAA entrasse in vigore nel 2028.
Per i veicoli commerciali medi e pesanti, la situazione è ancora più problematica. Il divario tra domanda e offerta continua ad ampliarsi fino al 2032, raggiungendo 23 GWh, con una domanda pari a circa quattro volte l’offerta europea disponibile.
SERVE REALISMO SULLE BATTERIE
I risultati sottolineano la necessità di adottare un approccio alla localizzazione che sia realistico ed economicamente sostenibile. L’efficacia dell’IAA dipenderà dalla capacità dell’Europa di sviluppare la capacità produttiva a monte, condizioni operative competitive e un quadro di investimenti adeguato per renderne possibile l’attuazione concreta, chiosa l’Acea.