Auto, stop ai dogmi sulla CO2: Federauto chiede regole basate sulla scienza
Federauto chiede all’Unione Europea di rivedere i target sulle emissioni di CO2 per l’auto elettrica, adottando un approccio neutrale e basato sull’intero ciclo di vita
Federauto chiede all’Unione Europea di rivedere i target sulle emissioni di CO2 per l’auto elettrica, adottando un approccio neutrale e basato sull’intero ciclo di vita
Auto elettrica nell’Unione Europea: il presidente di Federauto, Massimo Artusi, sottolinea la necessità di abbandonare impostazioni dogmatiche e ideologiche per affidarsi rigorosamente alle evidenze tecnico-scientifiche. Un chiaro riferimento in tal senso arriva dal recente studio indipendente del TUM (Technische Universität München), intitolato “Toward a Life Cycle-Based Standard for Automotive Greenhouse Gas Regulation”. Che evidenzia i limiti del criterio di calcolo basato esclusivamente alle emissioni al terminale di scarico, promuovendo invece un approccio basato sull’intero ciclo di vita del veicolo (LCA – Life Cycle Assessment).
FEDERAUTO: CONTI DA FARE IN MODO CORRETTO
L’adozione di standard di calcolo armonizzati a livello internazionale, come le metodologie ISO basate sui cicli Well-to-Wheel e Life Cycle Assessment, consentirebbe di porre sullo stesso piano tutte le tecnologie realmente capaci di abbattere le emissioni di gas serra, sostiene la Federazione dei concessionari.
In questa prospettiva, l’inclusione dei veicoli alimentati esclusivamente con carburanti ammissibili (Vehicle running Exclusively with Eligible Fuels – VEEF), già al centro del dibattito presso la Commissione ENVI dell’Europarlamento, offrirebbe un’opportunità irrinunciabile per correggere la rotta.
Valutare un veicolo soltanto sulla base della CO₂ emessa allo scarico non consente infatti di fotografare l’impatto climatico complessivo della sua vita utile. Un’analisi LCA considera anche le emissioni legate alla produzione del veicolo e dei suoi componenti, alla generazione dell’energia necessaria per alimentarlo, alla distribuzione dei carburanti e, infine, al riciclo.
NON ESISTE SOLO L’ELETTRICO
Secondo Federauto, continuare a considerare la tecnologia dei veicoli elettrici come l’unica via possibile per la defossilizzazione dei trasporti significa ignorare la realtà dei mercati e le complessità industriali ed energetiche.
I dati attuali dimostrano che in numerosi Paesi membri dell’Unione Europea – inclusi mercati strategici come Italia, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca – la quota di mercato delle auto puramente elettriche rimane confinata a una sola cifra. Il divario rispetto ai target normativi attuali rischia di esporre la filiera e i costruttori a sanzioni insostenibili, aggravate dalla carenza di un’infrastruttura di ricarica capillare e di energia pulita a costi accessibili.

I CONCESSIONARI ITALIANI: SÌ ALLA NEUTRALITÀ
Per scongiurare il collasso economico del settore e tutelare l’occupazione e l’indipendenza energetica europea, la transizione ecologica – dice la nota dei venditori – deve necessariamente evolvere verso un modello realmente pragmatico e neutrale dal punto di vista tecnologico.
Accanto all’elettrico, che mantiene la sua validità per specifiche applicazioni, è indispensabile valorizzare tutte le soluzioni in grado di contribuire concretamente agli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dalla normativa RED III.
Tra queste rientrano lo sviluppo di motorizzazioni ibride sempre più efficienti e la progressiva diffusione di carburanti rinnovabili, quali biocarburanti, biometano, bio-LNG, bioetanolo, HVO e combustibili sintetici (RFNBO).
LA PALLA PASSA A BRUXELLES
La transizione verso una mobilità sostenibile non può prescindere da una visione aperta, flessibile e fondata sulla scienza economica e industriale. Rivedere i regolamenti comunitari sulla CO₂ in un’ottica di neutralità tecnologica significa garantire la competitività del settore automotive europeo, salvaguardare il tessuto produttivo e preservare la sostenibilità sociale ed economica dei cittadini.