Auto ibride plug-in dipinte come il demonio: l’ANFIA le difende

Auto ibride plug-in dipinte come il demonio: l’ANFIA le difende

L’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica difende le vetture ibride plug-in definendole strumenti fondamentali per la decarbonizzazione in questa fase di transizione energetica

 

L’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica difende le vetture ibride plug-in definendole strumenti fondamentali per la decarbonizzazione in questa fase di transizione energetica

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24 Aprile 2026 - 15:20

Numerosi osservatori vedono come unica tipologia di auto ammissibile quella elettrica, la BEV, dipingendo come il demonio sulla Terra le vetture termiche ibride plug-in: le PHEV, dotate di motore a benzina (di rado diesel) più una batteria. Un mezzo che elimina l’ansia da ricarica, avendo una percorrenza totale notevole. L’ANFIA, attraverso il suo presidente Roberto Vavassori, ha voluto fare chiarezza, respingendo con fermezza i tentativi di screditare tali veicoli. Secondo l’Associazione della filiera auto italiana, queste critiche strumentali generano solo confusione tra i consumatori e danneggiano l’intero comparto industriale: la difesa dell’ibrido ricaricabile, alla spina, si fonda su argomentazioni logiche e dati oggettivi che confermano l’efficacia di questa motorizzazione nel ridurre le emissioni inquinanti.

LA POSIZIONE SULLA TRANSIZIONE

L’ANFIA sottolinea come le critiche rivolte alle auto ibride plug-in siano spesso mosse da interessi di parte che non tengono conto della realtà tecnica. Queste vetture, capaci di ricaricarsi dall’esterno, rappresentano un ponte necessario verso una mobilità totalmente elettrificata: screditarle non aiuta il processo di decarbonizzazione, ma ostacola l’adozione di tecnologie che possono migliorare immediatamente la qualità dell’aria nelle nostre città. Vavassori non nomina nessun ente, ma a chi potrebbe riferirsi? Probabilmente a Transport & Environment e questo articolo spiega il perché.

LO DICONO I NUMERI

Basti analizzare i seguenti dati sul fronte delle vetture ricaricabili, a marzo 2026:

  • la Germania raggiunge una quota di ricaricabili del 34,2% (BEV 24,0%, PHEV 10,2%);
  • il Regno Unito del 35,6% (BEV 22,6%, PHEV 13,0%);
  • la Francia del 33,2% (BEV 28,5%, PHEV 4,7%);
  • la Spagna del 20,5% (BEV 9,1%, PHEV 11,4%);
  • a livello europeo aggregato, le auto ricaricabili rappresentano il 31,8%, con le BEV al 21,8% (+4,7 punti rispetto all’anno precedente) e le PHEV al 10,0% (+1,6).

E l’Italia? In ultima posizione fra i maggiori mercati dell’Unione per quota di auto alla spina, con una penetrazione complessiva del 17,2%, di cui l’8,7% riferito alle vetture elettriche  e l’8,5% alle ibride plug-in.

Auto ibride plug-in dipinte come il demonio, l’ANFIA le difende

IL RUOLO STRATEGICO DELL’IBRIDO PLUG-IN

Le statistiche di mercato confermano il crescente apprezzamento da parte degli utenti per le motorizzazioni ibride ricaricabili. Nel primo trimestre del 2026, la quota di mercato delle PHEV ha raggiunto risultati significativi, dimostrando che i consumatori vedono in queste auto una soluzione flessibile e pratica. A differenza delle vetture puramente elettriche, che richiedono un’infrastruttura di ricarica capillare ancora in fase di sviluppo, le ibride plug-in offrono la possibilità di percorrere tratte urbane in modalità elettrica e affrontare lunghi viaggi senza l’ansia da autonomia. Questa versatilità è il vero punto di forza che le rende alleate preziose della mobilità sostenibile: lo sa bene la cinese BYD, che punta fortissimo sulle PHEV in Europa, in attesa di un eventuale boom dell’elettrico, indotto dal ban termico 2035.

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