Auto in concessionaria
Rischio evasione: è doveroso distinguere tra concessionari e rivenditori d’auto
La nuova mappa del rischio evasione cita le concessionarie auto, ma per Federauto si tratta di un grosso equivoco. Scopri perché e la differenza tra concessionari e rivenditori
La nuova mappa del rischio evasione cita le concessionarie auto, ma per Federauto si tratta di un grosso equivoco. Scopri perché e la differenza tra concessionari e rivenditori
La diffusione su alcuni organi di stampa, tra cui Il Sole 24 Ore, della nuova ‘mappa del rischio evasione‘, che ha inserito le “concessionarie auto” tra le categorie meno affidabili con riferimento alle dichiarazioni 2025, ha suscitato la reazione di Federauto, la federazione che rappresenta proprio gli interessi generali dei concessionari d’auto italiani, secondo cui questa notizia rischia di generare un equivoco grave “a danno di una categoria seria e strutturata“. Il tutto deriverebbe dalla confusione che spesso si crea tra soggetti come “concessionari” e “rivenditori” di automobili, considerati come equiparabili ma in realtà piuttosto diversi.
LE PAGELLE FISCALI ISA
Ma cominciamo dall’inizio. Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha diffuso le Pagelle fiscali ISA relative al 2025. Gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale) sono uno strumento introdotto dall’AdE a partire dal periodo d’imposta 2018 per sostituire i vecchi Studi di Settore, e rappresentano dei veri e propri voti che il fisco assegna a imprese, commercianti, artigiani e professionisti (titolari di partita IVA) per valutare quanto la loro attività sia “corretta” e coerente dal punto di vista economico e fiscale.
In pratica, attraverso un software gratuito messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, vengono incrociati i dati contabili dichiarati dal contribuente con statistiche del settore e banche dati esterne. Gli indicatori di affidabilità analizzano la coerenza dei dati (p.es. se i ricavi sono proporzionati alle spese o al personale), mentre gli indicatori di anomalia segnalano incongruenze gravi (p.es. un margine operativo costantemente negativo o anomalie contabili). In base a questi indicatori si assegna un voto da 1 a 10.
Cosa succede in base al voto ottenuto? A differenza dei vecchi studi di settore, che servivano principalmente a stimare i ricavi per procedere ad accertamenti, il sistema degli ISA punta sulla premialità:
- chi riceve un voto da 8 a 10 (promosso), accede al regime premiale. I vantaggi includono l’esclusione da alcuni tipi di accertamenti analitico-induttivi, la riduzione di un anno dei termini di decadenza per i controlli e l’esonero dal visto di conformità per compensare i crediti d’imposta (fino a determinate soglie, ad esempio per l’IVA);
- chi riceve un voto da 6 a 7 (rimandato), è in una situazione di sufficienza o transizione. Non si rischiano penalità immediate, ma non si ha diritto ai benefici del regime premiale. Spesso il contribuente può decidere di adeguarsi (dichiarando più ricavi) per alzare il voto a 8.
- chi riceve infine un voto da 1 a 5 (bocciato), finisce nelle liste selettive dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per potenziali controlli e accertamenti mirati.
Il punteggio ISA è diventato fondamentale anche per accedere a strumenti di compliance come il Concordato Preventivo Biennale, dove un buon voto storico facilita l’accordo con il Fisco sulle tasse da pagare per i due anni successivi.
CONCESSIONARI AUTO “A RISCHIO EVASIONE”? FEDERAUTO PRECISA
Ebbene, il consuntivo sulle dichiarazioni 2025 (relative ai redditi 2024) dei contribuenti soggetti agli ISA ha mostrato una crescita di 2 punti percentuali della quota di dichiarazioni “affidabili”, ora al 46,7%, ma la maggioranza delle partite Iva è rimasta ancora nella zona rossa del rischio evasione. In particolare, scrive Il Sole 24 Ore, tra venditori ambulanti, agenti di commercio e concessionarie auto, la percentuale di dichiarazioni “affidabili” secondo i parametri dell’amministrazione finanziaria ha subito in un anno cadute fra il 9,5% e il 15,9% (cioè sono cresciute quelle “inaffidabili”).
Ma, come anticipavamo, per Federauto la citazione delle concessionarie è frutto di un equivoco.
“Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA)“, scrive la federazione in un comunicato, “si applicano esclusivamente ai contribuenti con ricavi o compensi non superiori a 5.164.569 euro. Tra i quali non rientrano – ne possono rientrare – i concessionari di autoveicoli. Questi, infatti, operano largamente al di sopra di tale soglia: trattandosi di un settore ad alto valore unitario di merce, anche un’attività di dimensioni medie supera abbondantemente tale limite già con poche decine di vetture vendute nell’anno. Pertanto, i soggetti che superano la soglia sono automaticamente esclusi dall’applicazione degli ISA e non rientrano in alcuna pagella fiscale“. E quindi cos’è successo?
Lo spiega la stessa Federauto: “Quando la notizia cita i ‘concessionari auto’ tra le categorie a rischio evasione, si riferisce in realtà a rivenditori e intermediari di piccole dimensioni – soggetti ben distinti, per struttura, volumi e organizzazione, dalla rete ufficiale dei concessionari. Equiparare queste realtà alla concessionaria strutturata, che opera con contratti di concessione con le case madri, contabilità analitica, revisori, personale dipendente e standard di compliance imposti dal costruttore, è una informazione errata che merita di essere corretta. I concessionari ufficiali sono nei fatti un presidio di legalità e trasparenza nel mercato automotive: pagano IVA su ogni transazione, tracciano ogni passaggio di proprietà e versano contributi per centinaia di migliaia di dipendenti. Anziché essere accostati – anche solo per titolo – a fenomeni di evasione, andrebbero invece riconosciuti come interlocutori affidabili del fisco e sostenuti nelle sfide che il settore sta affrontando“.
Federauto precisa infine che errori di questo genere nascono probabilmente da una non corretta differenziazione all’interno dei codici ATECO tra categorie di operatori che sono oggettivamente e profondamente diverse, e per questo chiede da tempo di distinguerle.

DIFFERENZA TRA CONCESSIONARI E RIVENDITORI
Per maggiore chiarezza vediamo nel dettaglio quali sono le principali differenze tra un concessionario e un rivenditore d’auto e perché non sono categorie equiparabili.
Concessionario ufficiale (autorizzato)
Il concessionario è un’azienda indipendente che ha firmato un contratto di esclusiva con uno o più marchi automobilistici. In pratica agisce come il braccio destro ufficiale della casa madre sul territorio.
- Cosa vende: principalmente auto nuove del marchio che rappresenta. Gestisce anche l’usato, ma spesso si tratta di usato recente dello stesso marchio, garantito da programmi ufficiali.
- Standard rigidi: la casa madre impone al concessionario regole severissime: come deve essere arredato lo showroom, l’abbigliamento del personale, i corsi di aggiornamento dei meccanici e persino i prezzi minimi di vendita.
- Assistenza e officina: ha sempre un’officina ufficiale interna. I pezzi di ricambio utilizzati sono esclusivamente originali e i meccanici sono formati specificamente su quei modelli.
- Garanzia: applica la garanzia ufficiale della casa madre (solitamente estendibile).
Rivenditore d’Auto (o Multimarca / Indipendente)
Il rivenditore è un commerciante libero. Non ha nessun contratto di esclusiva o legame diretto con i costruttori di automobili. Compra e vende veicoli sul mercato libero.
- Cosa vende: principalmente auto usate, a km 0 o aziendali di tantissimi marchi diversi. A volte può procurare auto nuove, ma lo fa acquistandole a sua volta da concessionari ufficiali.
- Massima libertà: non deve rispettare gli standard estetici o commerciali di nessuna casa madre. Questo gli permette di abbattere i costi di gestione e, spesso, di essere più flessibile sui prezzi.
- Assortimento vario: in un solo piazzale puoi confrontare una Fiat Panda, una Ford Fiesta e una Renault Clio. Il concessionario, invece, ti mostrerà solo i modelli del suo gruppo.
- Assistenza e garanzia: non sempre ha un’officina interna; spesso si appoggia a officine esterne e indipendenti. Per legge (Codice del Consumo), il rivenditore deve comunque offrirti 12 o 24 mesi di garanzia legale di conformità sull’usato, ma la gestione di eventuali guasti è a carico suo (o tramite polizze assicurative esterne), non della casa madre.