Quando il green UE fa i conti con la burocrazia: il caso incentivi TIR GNL
Il blocco burocratico tra ministero dell'Economia italiano e UE paralizza il fondo da 590 milioni di euro per l'acquisto di TIR green, congelando gli investimenti dell'autotrasporto GNL
Il blocco burocratico tra ministero dell'Economia italiano e UE paralizza il fondo da 590 milioni di euro per l'acquisto di TIR green, congelando gli investimenti dell'autotrasporto GNL
L’ambizioso piano di transizione ecologica annunciato dal ministero delle Infrastrutture, pensato per spingere l’autotrasporto verso la mobilità sostenibile grazie al GNL (gas naturale liquefatto), si trova bloccato in un vicolo cieco burocratico. Il fondo da 590 milioni di euro per il quinquennio 2027-2031, salutato come una misura storica per il rinnovo delle flotte e l’abbattimento delle emissioni, giace impantanato nelle maglie dei controlli contabili del ministero dell’Economia e nelle complesse verifiche UE sugli aiuti di Stato, dice Staffetta Quotidiana. La vicenda rappresenta un caso emblematico di come le politiche ambientali dell’Unione Europea rischino di infrangersi contro la rigidità delle procedure e la lentezza dell’apparato amministrativo.
INCENTIVI PER I TIR A GNL: A CHE PUNTO SIAMO
Bruxelles impone obiettivi stringenti di decarbonizzazione dei trasporti commerciali, sollecitando la dismissione graduale dei veicoli diesel tradizionali in favore di motorizzazioni a bassissimo impatto, come il gas naturale liquefatto, l’idrogeno e l’elettrico. Ma il vaglio sulle norme sulla concorrenza impone controlli su ogni intervento pubblico a sostegno delle imprese, effettuati con estrema lentezza.
LA BATTAGLIA ANTI DIESEL SI ANNUNCIA MOLTO LUNGA
Il decreto attuativo predisposto dal Ministero puntava a garantire contributi per l’acquisto di mezzi di nuova generazione (tra cui il GNL e il bio-GNL, fondamentali per la decarbonizzazione delle lunghe percorrenze), agevolando anche le piccole e medie imprese nell’affrontare investimenti da centinaia di migliaia di euro per singolo mezzo. E per dire addio al diesel, che è al centro del mirino da anni a Bruxelles (di qui l’aumento dell’accisa nel 2025).
Tuttavia, l’iter per i bonus statali ai bisonti della strada a gas si è arrestato. Il ministero dell’Economia esige garanzie sulle coperture e sulle modalità di erogazione e compensazione per evitare contenziosi contabili. E i rilievi della Commissione Europea vertono sulla compatibilità dei contributi con le norme comunitarie sugli aiuti di Stato, onde evitare distorsioni del mercato.

SI RESTA NELL’INCERTEZZA
A farne le spese è l’intera filiera dell’autotrasporto. Le imprese italiane, chiamate ad aggiornare le proprie flotte per rimanere competitive a livello europeo e rispettare i target di sostenibilità, si trovano in un limbo d’incertezza (tema ricorrente anche quando si parla di flotte di auto). Senza decreti attuativi definitivi, gli investimenti programmati rimangono congelati: comprare oggi un TIR a GNL o elettrico senza la sicurezza dell’incentivo statale è un rischio finanziario che poche aziende possono permettersi. Chiaro che così la “fame” di petrolio resti intatta.
Il paradosso del green UE si conferma in tutta la sua evidenza: la spinta verso un trasporto pulito viene rallentata dallo stesso castello di norme, permessi e verifiche incrociate eretto dalle istituzioni. Se non si troverà al più presto un punto d’incontro tra le esigenze di bilancio del MEF e la flessibilità richiesta dalla Commissione Europea, la transizione ecologica dell’autotrasporto subirà un ulteriore ritardo.