Auto e logistica in Europa “affamate” di petrolio: la Norvegia ci scommette e trivella

Auto e logistica in Europa “affamate” di petrolio: la Norvegia ci scommette e trivella

L'Europa punta ancora sui combustibili fossili per trasporti e logistica, mentre la Norvegia, nonostante la transizione verde, continua a trivellare petrolio

 

L'Europa punta ancora sui combustibili fossili per trasporti e logistica, mentre la Norvegia, nonostante la transizione verde, continua a trivellare petrolio

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28 Agosto 2026 - 12:02

L’Unione Europea del Green Deal auto elettrica avrà ancora bisogno di tanto petrolio per anni: la verde Norvegia ci scommette. E continuerà a sviluppare le sue risorse di oro nero e gas nel Mare di Barents indipendentemente dal sostegno dell’UE a una moratoria sulle forniture di idrocarburi artici. Lo ha dichiarato alla Reuters il ministro dell’energia Terje Aasland. A seguito dell’esplosione della guerra Russia-Ucraina nel 2022, Oslo è diventato il principale fornitore di gas naturale dell’Europa, soddisfacendo circa il 30% della domanda. Mentre la produzione di greggio ha raggiunto il livello più alto dal 2009. In più, ora i prezzi dei carburanti rincarano per la guerra USA-Iran. Rammentiamo che la Norvegia non fa parte dell’Unione Europea. Il Paese è membro dello Spazio Economico Europeo (SEE) e dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA), accordi che le consentono di partecipare al mercato unico europeo pur mantenendo la propria sovranità nazionale.

PETROLIO E UNIONE EUROPEA: IL FUTURO SECONDO LA NORVEGIA

“Nell’attuale contesto geopolitico e di sicurezza, e data la situazione delle risorse, ritengo che la continuazione delle attività nel Mare di Barents serva agli interessi sia norvegesi che europei“, ha affermato Aasland in vista dell’ONS, la conferenza biennale sull’energia della Norvegia, che inizierà lunedì a Stavanger.

Attualmente l’Unione Europea sostiene il divieto di nuove trivellazioni nell’Artico per motivi ambientali, ma sta valutando di rivedere la sua politica in risposta alle preoccupazioni sulla sicurezza energetica.

RISCHIO DI ASSET INUTILIZZABILI, DICE GREENPEACE

Le dichiarazioni di Aasland dimostrano che la Norvegia stia ignorando le principali iniziative dell’UE in materia di energia rinnovabile e di espansione della rete per ridurre la dipendenza del blocco dai combustibili fossili, hanno affermato gli attivisti ambientali.

“I giacimenti scoperti oggi rischiano di entrare in produzione proprio mentre la domanda europea di gas sta diminuendo drasticamente, sollevando un evidente rischio di asset inutilizzabili“, dice il consulente politico di Greenpeace Paal Frisvold. Tuttavia, le aziende energetiche norvegesi hanno dichiarato di voler proseguire con nuove trivellazioni, sperando di effettuare importanti scoperte.

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UN BEL PARADOSSO CON I PREZZI ENERGETICI ALLE STELLE

Il vero paradosso della situazione è che, mentre l’Unione Europea accelera sulla transizione energetica, sul Green Deal e sulla diffusione dell’auto elettrica per ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili, continua ad avere bisogno proprio di quei combustibili per garantire la propria sicurezza energetica. Come dimostrano le acrobazie finanziarie per i tagli accisa.

Il problema è che la transizione non può avvenire dall’oggi al domani. Industria, trasporti, riscaldamento e produzione elettrica richiedono ancora enormi quantità di energia e, in molte situazioni, le alternative ai combustibili fossili non sono sufficientemente disponibili o convenienti. Le crisi geopolitiche, inoltre, possono rendere ancora più fragile l’approvvigionamento energetico e spingere i Paesi europei a privilegiare la sicurezza rispetto agli obiettivi ambientali di lungo periodo.

UNIONE EUROPEA: QUANTI PROBLEMI CON L’ENERGIA

Anders Opedal, amministratore delegato di Equinor, la più grande azienda petrolifera norvegese, ha affermato che il petrolio e il gas naturale liquefatto (GNL) provenienti dal Mare di Barents possono essere spediti ovunque nel mondo se rifiutati dall’UE. “L’unica che ne soffrirà è la sicurezza europea. Noi invece abbiamo una certa flessibilità“.

Nei colloqui con i funzionari dell’UE, la Norvegia ha sostenuto che le parti del Mare di Barents aperte all’attività petrolifera sono prive di ghiaccio come nel Mare del Nord, e quindi meno soggette a sversamenti di petrolio e altri impatti ambientali, oltre ad aiutare a sostenere l’occupazione e gli insediamenti nelle regioni settentrionali del paese al confine con la Russia.

Il petrolio artico verrebbe comunque venduto sui mercati globali, mentre il gas potrebbe essere esportato in tutto il mondo come gas naturale liquefatto dall’impianto GNL di Melkoeya di Equinor vicino ad Hammerfest, ha aggiunto.

LA “BATTERIA VERDE”? NEMMENO PER SOGNO

Oltre al petrolio e al gas, la Norvegia produce la maggior parte degli anni un surplus di energia rinnovabile da una vasta rete di bacini idrici e corsi d’acqua che alimentano impianti idroelettrici, che ha esportato in Europa tramite cavi elettrici transfrontalieri. In passato la Norvegia si è presentata come “la batteria verde” dell’Europa, ma il ministro afferma che questa idea è ormai obsoleta in quanto la nazione da sola non può bilanciare il mercato elettrico europeo.

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