Prezzo benzina molto basso? 3 volte su 4 c’è il rischio frode Rifornimento benzina

Prezzo benzina molto basso? 3 volte su 4 c’è il rischio frode

Un'indagine della Guardia di Finanza in tutta Italia ha rivelato irregolarità in 3 distributori su 4, alcune delle quali molto gravi

 

Un'indagine della Guardia di Finanza in tutta Italia ha rivelato irregolarità in 3 distributori su 4, alcune delle quali molto gravi

23 Aprile 2026 - 18:40

Quando il prezzo di benzina e diesel vola alle stelle gli automobilisti provano a cercare le pompe più economiche per risparmiare sul pieno, ma non sempre è tutto oro quel che luccica. Lo dimostra la recente indagine della Guardia di Finanza, che ha passato al setaccio più di 1.000 impianti in tutta Italia riscontrando irregolarità in 795 occasioni, con una percentuale che sfiora il 73%. Significa che quasi 3 distributori su 4 tra quelli ispezionati presentavano delle violazioni: alcune tutto sommato ‘innocue’ (fino a un certo punto), come il mancato aggiornamento sul portale Osservaprezzi carburanti del MIMIT, ma altre decisamente più gravi.

FRODI PRESSO I DISTRIBUTORI SMASCHERATI DALLA GDF

Di uno di questi episodi ne abbiamo parlato proprio recentemente su SICURAUTO.it: a inizio aprile il gestore di un distributore di Quarto, in provincia di Napoli, è stato scoperto durante i controlli “anti speculazione” della Guardia di Finanza, che ha denunciato l’uomo alla Procura per frode. I militari delle Fiamme Gialle hanno messo sotto sequestro oltre 4.500 litri di gasolio contraffatto e quattro pompe di rifornimento. L’operazione ha svelato il sistema illecito utilizzato dal titolare per gonfiare i profitti: il diesel era stato tagliato con additivi e sostanze chimiche estranee per aumentare il volume del prodotto finale fino al 30%, abbattendo drasticamente i costi di approvvigionamento a scapito della qualità. Il risultato è un combustibile che, pur sembrando regolare al momento dell’erogazione, nasconde una composizione chimica instabile e potenzialmente distruttiva per i sistemi di iniezione Common Rail di ultima generazione.

Pochi giorni dopo, qualche centinaio di km più a nord, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno sequestrato 24.000 litri di carburante non conforme, posto i sigilli a quattro colonnine di erogazione e sanzionato due distributori. Dalle analisi eseguite sui campioni di gasolio prelevati, è emerso infatti che il punto di infiammabilità (Flash point) del carburante risultava essere ben al di sotto del limite minimo di legge, stabilito in circa 55°C. Tale anomalia chimica, ricordiamolo, determina gravi rischi di scoppio e incendio durante la movimentazione del prodotto, oltre a esporre i cittadini a possibili malfunzionamenti ai motori, cali di rendimento e danni ambientali. I legali rappresentanti delle società di gestione dei distributori sono stati deferiti alla competente Autorità Giudiziaria per le ipotesi di reato di frode nell’esercizio del commercio e sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa.

Spostandoci adesso nel settentrione d’Italia, la zona del Cuneese ha rivelato una frode di natura completamente diversa. Qui il carburante era a posto, ma la pompa no: l’impianto erogava furbescamente meno di quanto segnalato dal display, con un ammanco quantificato attorno al 5%. Un prelievo invisibile, diluito rifornimento dopo rifornimento, che però sul lungo periodo andava a pesare parecchio sulle tasche degli automobilisti.

Un altro episodio truffaldino si è verificato ad Abbiategrasso, vicino Milano, dove la Compagnia di Magenta ha intercettato altri 10.000 litri di gasolio pronti a essere smerciati. Anche in questo caso il laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha accertato la non conformità del prodotto, frutto di tagli con altri idrocarburi e scarti oleosi di origine vegetale impiegati per comprimere i costi e schivare la tassazione sulle accise. Il gestore dell’impianto è stato denunciato con l’accusa di frode nell’esercizio del commercio.

CARBURANTE “ALLUNGATO”? ECCO COSA SUCCEDE

La frode più grave riguarda senz’altro l’alterazione qualitativa del carburante, ottenuta tagliando benzina o diesel con sostanze più economiche che ne modificano composizione e comportamento in camera di combustione. Ad esempio i moderni propulsori diesel sono progettati per operare con tolleranze infinitesimali e pressioni che superano i duemila bar. L’introduzione di un gasolio allungato con oli industriali o residui di raffinazione altera la viscosità del fluido e la sua capacità lubrificante. Le conseguenze immediate si manifestano con la formazione di depositi carboniosi sugli iniettori, che portano a una nebulizzazione inefficiente del carburante e, nei casi più gravi, al blocco totale degli stessi. Inoltre, la presenza di sostanze non distillate correttamente può causare un invecchiamento precoce del lubrificante motore attraverso la diluizione in coppa, compromettendo la protezione delle parti metalliche in movimento.

I filtri antiparticolato e i sistemi SCR per l’abbattimento degli ossidi di azoto sono i primi componenti a subire danni permanenti, poiché la combustione di miscele non standard genera una quantità di ceneri e residui chimici superiore a quella prevista dai cicli di omologazione Euro 6 ed Euro 6d. La riparazione di questi sistemi può costare diverse migliaia di euro, rendendo nullo qualsiasi risparmio ottenuto inizialmente al distributore.

Benzinaio

DIFFIDARE DEI PREZZI TROPPO BASSI RISPETTO ALLA MEDIA

La morale è che se cercare il distributore che pratica la tariffa più conveniente è comprensibile in questa fase storica di prezzi pazzi, occorre comunque diffidare degli scostamenti troppo marcati rispetto alla media della zona. E soprattutto, pur senza generalizzare, preferire gli impianti delle compagnie strutturate con controlli qualità tracciabili a quelli no logo, la cui convenienza tra l’altro è tutta da dimostrare, conservando lo scontrino di ogni rifornimento. Infatti, in caso di comportamenti anomali dell’auto successivi a un pieno, o peggio ancora di danni certificati, lo scontrino diventa la prova da cui partire per un’eventuale contestazione e richiesta di risarcimento.

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