Prezzi carburanti e accise: cosa può succedere in Italia
Col price cap dei big del petrolio (il 45% delle pompe) e la fine del taglio accise diesel in vista, ecco cosa può accadere in Italia
Col price cap dei big del petrolio (il 45% delle pompe) e la fine del taglio accise diesel in vista, ecco cosa può accadere in Italia
Dopo il price cap ENI, IP e Q8 (il 45% dei 22.000 punti vendita), col taglio accise diesel che finisce il 5 ottobre a mezzanotte, il tema dei prezzi dei carburanti e della fiscalità sulle vendite alla pompa è più che mai al centro del dibattito. Tra dinamiche geopolitiche, fluttuazioni del prezzo del greggio e tensioni sui bilanci delle famiglie e delle imprese, la gestione del costo di benzina e diesel presenta diversi scenari di intervento statale e di mercato. Vediamo le tre ipotesi, partendo dalle parole del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: “Gli sconti sulle accise sicuramente continueranno fino al 6. Poi si valuterà. Al momento per gli aiuti selettivi posso dirvi che dobbiamo aspettare, prima del 6 mancano ancora 10 giorni. E nei 10 giorni nel quadro internazionale può succedere di tutto. Naturalmente io mi auguro che riaprano Hormuz e che si chiuda la partita, di modo che ci togliamo la questione, anche se non totalmente, perché prima che si ritorni a una condizione di normalità ci vorrà del tempo”.
CARBURANTI: TRE SCENARI
- Taglio accise. Il Governo potrebbe prolungare la decurtazione delle tasse sul diesel, che comporta un costo fiscale ingente per le casse dello Stato: un miliardo di euro al mese di minor gettito. È una soluzione ad altissima efficacia immediata per abbassare l’inflazione percepita, ma risulta poco sostenibile nel medio-lungo periodo senza adeguate coperture finanziarie, spingendo spesso l’esecutivo a un progressivo depotenziamento della misura.
- Accise mobili. Rappresentano un meccanismo di compensazione automatica pensata per sterilizzare i rincari del petrolio senza gravare negativamente sul bilancio pubblico. Quando il prezzo del greggio sale a livello internazionale, lo Stato incassa più IVA rispetto a quanto preventivato, poiché l’aliquota percentuale viene calcolata su una base imponibile più alta. Il meccanismo delle accise mobili consente di utilizzare questo extragettito IVA per scontare temporaneamente l’accisa fissa: tra i 2 e i 5 centesimi al litro.
- Aiuti mirati. Anziché distribuire risorse a pioggia attraverso tagli indistinti delle imposte indirette, questa ipotesi punta a concentrare le risorse pubbliche sulle fasce di popolazione e sui settori produttivi maggiormente esposti ai rincari.
PRICE CAP: I PRO
Dal 28 settembre ENI ha fissato un tetto massimo ai prezzi dei carburanti, stabilendo la benzina a 1,990 €/l e il gasolio a 2,190 su un primo bacino di circa 3.900 impianti.
Anche IP (gruppo Socar) punta sul massimale: stando alle prime indiscrezioni, su soglie di calmierazione analoghe a ENI. L’attuazione della misura è iniziata gradualmente tra il 28 e il 29 settembre su circa 600 stazioni di servizio, con un piano di ampliamento progredito fino a coinvolgere 2.000 punti vendita nei giorni successivi.
Di diversa impostazione la scelta di Q8, che ha ufficializzato l’entrata in vigore dal 1° ottobre 2026 di un price cap modulare della durata di 30 giorni.
I vantaggi? La protezione immediata e contenimento dell’inflazione. Il vantaggio principale del tetto ai prezzi è il sollievo finanziario diretto che garantisce ad automobilisti e famiglie durante le fasi di emergenza energetica: raffreddando il costo al dettaglio dei beni di prima necessità, la misura protegge il potere d’acquisto dei cittadini e aiuta a contenere le spinte inflazionistiche a breve termine.
In teoria il price cap redistribuisce il carico della crisi, proteggendo la coesione sociale e prevenendo l’aumento della povertà energetica. Famiglie e imprese possono pianificare meglio le proprie spese e i propri investimenti a medio e lungo termine.

TETTO MASSIMO DEI PREZZI DI BENZINA E DIESEL: I CONTRO
I grandi operatori integrati riescono ad applicare sconti aggressivi sulla propria rete di distribuzione al dettaglio, mantenendo però prezzi d’ingrosso (extrarete) elevati. Si crea così il paradosso per cui una stessa compagnia vende carburante all’ingrosso a prezzi superiori rispetto al prezzo praticato alla pompa.
Le reti indipendenti, non gestendo la fase di raffinazione o importazione, acquistano all’ingrosso e si trovano nell’impossibilità strutturale di competere. La loro potenziale uscita dal mercato riduce la concorrenza complessiva nel lungo periodo.
Il prezzo calmierato si applica solitamente al consumatore finale, lasciando esposti ai rincari i comparti chiave dell’economia come l’autotrasporto, la logistica, l’industria e l’agricoltura.
I PREZZI DEI CARBURANTI DI STAMANE
Intanto, stamane il ministero delle Imprese comunica questi prezzi medi su rete ordinaria in self, in base a 22 mila punti vendita. Benzina a 2,111 euro per litro, giù di 0,015 euro, e diesel a 2,316 e -0,019: il “tetto” e il crollo delle quotazioni si fanno sentire, ma i listini restano elevatissimi.