Prezzo diesel: si dimezza sconto accise, pieno costerà 3 € in più
Batosta senza precedenti in arrivo per chi ha un'auto diesel in Italia: prezzo stellare fra poche ore, perché l'accisa sul gasolio decollerà
Batosta senza precedenti in arrivo per chi ha un'auto diesel in Italia: prezzo stellare fra poche ore, perché l'accisa sul gasolio decollerà
Legnata per chi ha una diesel: da domani, 26 settembre, scatta un aumento delle accise sul gasolio pari a 5 centesimi netti al litro, che diventano circa 6 cent considerando l’applicazione dell’IVA. L’effetto combinato di questo rincaro spingerà il prezzo finale alla pompa attorno addirittura a 2,4 euro al litro. Così il pieno costerà mediamente 3 euro in più. La misura rientra nella pianificazione del Governo, che ha impostato una riduzione graduale e a scaglioni dello sconto sulle tasse di quel carburante. Sino a mezzanotte, quindi, il taglio garantito dallo Stato è pari a 12,2 cent (circa 15 cent IVA compresa). Con la nuova fase fino al 5 ottobre, lo sgravio fiscale viene dimezzato.
PREZZI BENZINA E DIESEL OGGI: LISTINI CHE PREOCCUPANO
Le rilevazioni di questa mattina (fonte ministero delle Imprese) descrivono un quadro di sostanziale stabilità ma con livelli già estremamente elevati. Lungo la rete stradale ordinaria nazionale, i prezzi medi praticati in modalità self service vedono la benzina a 2,154 euro al litro e il gasolio a 2,338 euro al litro, entrambi invariati rispetto alle 24 ore precedenti.
Sulla rete autostradale la situazione appare ancora più gravosa per i consumatori. I carburanti in self segnano la benzina a 2,247 euro al litro (+2 millesimi) e il diesel a 2,421 euro al litro (+2 millesimi), superando già l’asticella dei 2,4 euro prima ancora dell’entrata in vigore del nuovo scaglione sulle accise.
DA HORMUZ ALLA POMPA, COSA SUCCEDE
Il fatto è che il mercato energetico sta attraversando una fase di marcata instabilità a causa dell’escalation militare in Medio Oriente, col petrolio unico vero vincitore della guerra USA-Iran. Tra le dinamiche più critiche figura la netta contrazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, passato dai circa 20 milioni di barili al giorno garantiti fino al 2025 agli attuali 4,9 milioni del secondo trimestre 2026.
Il quadro è stato aggravato dalle interruzioni lungo le direttrici logistiche alternative, come la chiusura dell’oleodotto Est-Ovest saudita, e dagli attacchi reiterati alle rotte marittime del Bab el-Mandeb. Questa combinazione ha sottratto al mercato il 20% della produzione e disponibilità regionale, costringendo molte petroliere a circumnavigare l’Africa. Pesanti le ripercussioni sui costi di trasporto e di assicurazione.

BARILE DI PETROLIO BOOM
Gli analisti stimano che il mantenimento di un prezzo del petrolio strutturalmente sopra i 100 dollari possa aggiungere tra lo 0,5% e l’1% all’indice dei prezzi al consumo nei prossimi trimestri, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e incrementando i costi operativi delle filiere manifatturiere.
La forte volatilità è alimentata dalle manovre speculative sui futures (parliamo delle gigantesche speculazioni finanziarie che non si vedono ma che ci sono) e dalle incertezze sull’effettiva capacità dei Paesi produttori extra-OPEC di colmare il deficit d’offerta.
FRA TAGLIO ACCISE, ENERGIA E CONTI IN ORDINE
Il Governo italiano esita a tagliare in modo strutturale le accise sui carburanti a causa dell’enorme impatto che questa misura produce sul bilancio dello Stato e sulla tenuta dei conti pubblici. I proventi delle tasse sui carburanti confluiscono infatti nella fiscalità generale, finendo direttamente a copertura di spese pubbliche primarie e inderogabili come sanità, pensioni, scuola e trasporto pubblico.
A ciò si aggiungono i rigidi vincoli di bilancio europei: rinunciare a tali entrate senza individuare coperture alternative equivalenti rischia di sballare il deficit e aumentare il debito pubblico, esponendo l’Italia a sanzioni europee e alla pressione dei mercati sui titoli di Stato.
Un quadro reso drammaticamente più complesso dalla progressiva riduzione delle forniture di gas russo. L’affrancamento dalla dipendenza energetica da Mosca ha infatti imposto all’Europa e all’Italia una profonda riconfigurazione degli approvvigionamenti: ai grandi volumi di gas trasportati via gasdotto si è affiancato, in misura crescente, il ricorso al gas naturale liquefatto (GNL), acquistato sul mercato globale e trasportato via nave.
Questo nuovo assetto ha aumentato l’esposizione dei mercati europei alle dinamiche internazionali dell’offerta e della domanda, rendendo i prezzi del gas più sensibili alle tensioni geopolitiche, alle condizioni dei mercati asiatici e alla disponibilità globale di GNL. Ne è derivato un sistema energetico più diversificato, ma anche più esposto alla volatilità dei mercati internazionali rispetto al precedente modello basato in larga misura sulle forniture via gasdotto.