Prezzi carburanti, Bruxelles boccia l’Italia: no tasse extraprofitti

Prezzi carburanti, Bruxelles boccia l’Italia: no tasse extraprofitti

L'Unione Europea dice no alla tassa sugli extraprofitti: il Governo decide nelle prossime ore se tagliare ancora le accise e trovare altre soluzioni

 

L'Unione Europea dice no alla tassa sugli extraprofitti: il Governo decide nelle prossime ore se tagliare ancora le accise e trovare altre soluzioni

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25 Agosto 2026 - 10:06

Mentre benzina e diesel si alzano rispettivamente a 2,015 euro e 2,136 euro (+5 millesimi), l’Unione Europea boccia l’idea dell’Italia e di altri cinque Paesi, dicendo no alle tasse sugli extraprofitti delle società petrolifere. La posizione dell’esecutivo comunitario è lineare: non rientra nei piani attuali la definizione di una norma fiscale centralizzata o l’imposizione di una tassa unica valida per tutto il blocco comunitario. La tassazione diretta appartiene alla sfera di sovranità politica ed esecutiva dei singoli Stati. Ogni governo nazionale ha la facoltà di delineare normative fiscali interne o contributi straordinari, a patto che questi risultino conformi ai trattati e alle regole europee sul mercato unico e sulla concorrenza.

BENZINA E DIESEL: L’ITALIA DEVE FARE DA SOLA

Bruxelles non intende calare dall’alto un automatismo fiscale obbligatorio per l’intera UE, lasciando a ciascuna capitale l’onere e la responsabilità politica di valutare eventuali interventi di prelievo nei confronti delle imprese energetiche operanti nel proprio territorio per fronteggiare il caro carburante. L’Italia deve fare da sé, senza una maxi tassa europea sulle compagnie petrolifere.

TASSE SU EXTRAPROFITTI DEI PETROLIERI: “UNA IDIOZIA” SECONDO L’UNEM

Stando a Gianni Murano, presidente Unione Energie per la Mobilità (Unem), l’idea stessa di tassare straordinariamente i margini del comparto petrolifero è una “idiozia”. Penalizzare la marginalità dei gruppi energetici rischierebbe di drenare risorse fondamentali destinate alla transizione e alla riconversione industriale delle raffinerie.

Secondo la visione dell’associazione, per garantire la sostenibilità nel lungo termine e sviluppare la produzione di biocarburanti, le imprese necessitano della liquidità indispensabile a finanziare i piani di investimento infrastrutturale.

I prelievi straordinari – dice l’Unem – rischiano di indebolire l’attrattività del sistema industriale nazionale in una fase delicata, in cui occorre coniugare sicurezza degli approvvigionamenti, ammodernamento degli impianti e graduale decarbonizzazione del settore dei trasporti.

Il presidente di Unem rileva come le dinamiche di prezzo alla pompa siano influenzate da fattori strutturali, tra cui i volumi erogati e la densità della rete sul territorio (con differenze sostanziali dei costi unitari tra le varie Regioni), anziché da semplici manovre speculative sui margini.

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QUINDI IL GOVERNO MELONI CHE FA?

L’UE ha già respinto l’idea della flessibilità sulla sicurezza energetica per tagliare le accise: al massimo si possono installare colonnine di ricarica per auto elettrica con quelle risorse. Per cui, il Governo Meloni decide nelle prossime ore, visto che la fine del taglio accise di 0,171 euro sul diesel è imminente.

O un’altra decurtazione delle tasse o sconti mirati. Tra le alternative al vaglio figurano agevolazioni mirate a specifici settori o un contributo sulla carta Dedicata a te per i redditi bassi. Rappresenta il canale d’erogazione prediletto per i contributi ai carburanti. Destinata ai nuclei familiari con un indicatore ISEE non superiore a 15.000 euro e composti da almeno tre persone, la misura è stata concepita per integrare l’acquisto di beni alimentari e carburanti con accrediti una tantum. L’utilizzo dell’accisa mobile richiederà invece circa 10 giorni per verificare il gettito IVA di agosto.

Gli interventi sulle accise attuati dallo scorso maggio sono costati quasi 2,5 miliardi di euro, passando da un taglio iniziale di 25 centesimi per tutti i carburanti a uno sconto ridotto a 14 centesimi sul solo gasolio, fino alla proroga finale di due giorni. L’esecutivo appare diviso: il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, evidenzia l’insostenibilità economica di un miliardo al mese per una misura giudicata regressiva, favorendo maggiormente i redditi alti.

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