Prezzi benzina e diesel stellari: possibile tassa su extraprofitti dei petrolieri

Prezzi benzina e diesel stellari: possibile tassa su extraprofitti dei petrolieri

Il diesel sfiora il record del 2022 mentre il governo valuta la proroga dello sconto sulle accise per frenare i rincari: pensa a una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere

 

Il diesel sfiora il record del 2022 mentre il governo valuta la proroga dello sconto sulle accise per frenare i rincari: pensa a una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere

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24 Agosto 2026 - 11:50

Allarme rosso carburanti in Italia mentre si torna a parlare di tasse sugli extraprofitti dei petrolieri per la guerra USA-Iran. Nella rete ordinaria, il prezzo del diesel in modalità self ha registrato un nuovo incremento giornaliero pari a un millesimo, attestandosi a quota 2,131 euro al litro. Per quanto riguarda la benzina, 2,010 euro al litro. Da registrare la micro proroga dello sconto sulle accise, la cui validità è stata fissata fino alla scadenza del 26 agosto: 0,171 euro al litro comprensivo di IVA. Senza, il gasolio subirebbe un’impennata immediata fino a toccare i 2,302 euro al litro, superando nettamente il picco massimo registrato durante la crisi energetica del 2022 per la guerra Russia-Ucraina.

TASSARE GLI EXTRAPROFITTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE: COSA BOLLE IN PENTOLA

Attualmente, la componente di accisa comprensiva di IVA si attesta a 0,650 euro al litro per il gasolio e a 0,821 euro per la benzina. Trovare nuove coperture finanziarie per sostenere un ulteriore intervento non è semplice, e un’eventuale proroga avrebbe un peso considerevole sugli equilibri dei conti pubblici statali.

Il dibattito si sposta anche sul piano internazionale. L’Italia, agendo in concerto con altri cinque Stati membri dell’Unione Europea (Austria, Germania, Polonia, Portogallo e Spagna), ha formalmente richiesto a Bruxelles l’introduzione di una tassa mirata sugli extraprofitti generati dalle compagnie petrolifere. Tale proposta, che trova ampi riscontri anche all’interno delle forze di opposizione parlamentare, rappresenta una misura discussa a più riprese per distribuire i guadagni eccezionali accumulati dal settore energetico in concomitanza con le crisi geopolitiche.

Se lo scorso 27 febbraio, alla vigilia dell’escalation militare e diplomatica, il WTI statunitense e il Brent europeo erano rispettivamente intorno ai 66 e ai 71 dollari al barile di petrolio, oggi si decolla a 85 e 93 dollari.

LA BATTAGLIA DEGLI EXTRAPROFITTI: PRO E CONTRO

Il dibattito sull’introduzione di un prelievo straordinario sui margini record registrati dai colossi energetici rappresenta uno dei nodi della politica economica contemporanea, dividendo nettamente economisti, istituzioni e operatori di mercato su visioni contrapposte circa il ruolo dello Stato e la stabilità industriale.

Da un lato, i sostenitori della misura evidenziano come i profitti eccezionali realizzati dalle grandi aziende energetiche, spesso spinti da fattori esogeni come le crisi geopolitiche e le tensioni sulle materie prime, debbano essere parzialmente “restituiti” alla collettività. Attraverso risorse fresche generate da questo prelievo, lo Stato potrebbe infatti finanziare ammortizzatori sociali mirati e sgravi fiscali sui carburanti, alleggerendo la pressione economica su famiglie e piccole imprese in momenti di forte vulnerabilità congiunturale e creando al contempo un gettito aggiuntivo per far fronte alle emergenze.

Dall’altro lato, le compagnie petrolifere e i detrattori della misura mettono in guardia contro le conseguenze indesiderate di interventi fiscali giudicati punitivi e imprevedibili, avvertendo che imposizioni troppo rigide o retroattive potrebbero disincentivare i capitali disponibili per la raffinazione e la transizione energetica.

Nel lungo periodo, questo calo degli investimenti strategici rischierebbe di produrre gravi effetti distorsivi sulla competitività delle aziende nazionali rispetto ai competitor globali, finendo per compromettere la stabilità e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici dell’intero continente europeo.

Prezzi benzina e diesel stellari, possibile tassa su extraprofitti dei petrolieri

EQUILIBRIO DELICATO PER I CARBURANTI

Un prelievo straordinario potrebbe essere considerato efficace solo se accompagnato da criteri chiari, temporanei e proporzionati, capaci di distinguere i profitti derivanti da condizioni eccezionali da quelli legati a normali dinamiche di mercato.

Sarebbe inoltre fondamentale destinare il gettito a interventi strutturali, evitando che la misura si trasformi in una soluzione puramente emergenziale. Investimenti nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e nelle infrastrutture potrebbero infatti ridurre nel tempo la dipendenza dalle fonti fossili e rendere il sistema energetico più resiliente.

FLESSIBILITÀ UE PER L’ENERGIA PULITA, NON PER LE ACCISE DEI CARBURANTI

La Commissione Europea ha pubblicato i criteri definitivi per l’utilizzo della flessibilità di bilancio legata alla sicurezza energetica, confermando che gli spazi fiscali concessi agli Stati membri non possono essere impiegati per il taglio delle accise o di altre imposte sui combustibili fossili, né per generici sussidi al reddito o compensazioni contro il caro-energia.

La deroga, prevista nel triennio 2026-2028 con un limite dello 0,3% del PIL all’anno, è destinata esclusivamente a investimenti strutturali e trasformativi in grado di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Tra le misure ammesse rientrano la produzione di energia rinnovabile, l’efficienza energetica, lo sviluppo delle reti, le infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica, i contratti per differenza e persino gli investimenti nel nucleare.

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