Prezzi benzina e diesel: torna la guerra, tornano gli aumenti?
Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran spingono il costo del greggio: per gli automobilisti italiani nuovi rincari immediati alla pompa
Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran spingono il costo del greggio: per gli automobilisti italiani nuovi rincari immediati alla pompa
Nessuna sorpresa: l’accordo USA-Iran era traballante, e infatti si torna a parlare di guerra e di aumenti del costo del petrolio (80 dollari al barile), con conseguente rincaro dei prezzi benzina e diesel. Staffetta Quotidiana, nelle sue rilevazioni, ha evidenziato come l’impatto non si limiti alle quotazioni del greggio, ma si stia trasmettendo con estrema velocità ai prodotti raffinati.
Attualmente, la foto della rete stradale nazionale mostra già i primi segni di sofferenza: in modalità self-service siamo a 1,858 euro al litro per la verde, mentre il gasolio sale a 1,946 euro.
PREZZI BENZINA E DIESEL, COSA SUCCEDE
Washington ha revocato la “General License X”, un’autorizzazione che per breve tempo aveva permesso deroghe limitate alle multe contro il settore petrolifero iraniano.
La nuova disposizione, la “General License X1”, fissa un termine ultimo per le operazioni in corso al 17 luglio, data dopo la quale il regime sanzionatorio tornerà a essere pienamente operativo, restringendo drasticamente le possibilità di transazione con Teheran.
È la risposta statunitense al deterioramento del quadro di sicurezza nel Golfo e ai recenti attacchi contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
Stando al Wall Street Journal, che cita un alto funzionario statunitense, il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (Pasdaran) avrebbe lanciato missili contro due navi commerciali in prossimità dell’imbocco dello Stretto.
Questo il principale ostacolo a un’intesa con Washington, anche se c’è il memorandum d’intesa che prevede un periodo di 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo definitivo.
Il che alimenta nuovi timori per la sicurezza della principale rotta mondiale per le esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto.
Sebbene il Brent sia tornato su livelli simili a quelli di fine febbraio, i prezzi finali alla pompa e le quotazioni dei prodotti raffinati restano superiori di 20 centesimi rispetto a quel periodo.
A pesare sono molteplici fattori: i danni subiti dalle raffinerie in un’ampia area compresa tra il Golfo e la Russia, un approvvigionamento globale che soffre di scorte ai minimi storici dopo mesi di conflitto, e infine una dinamica commerciale internazionale, guidata dalla Cina, che ha modificato improvvisamente i flussi di acquisto.
CAOS ACCISE: ORA CI SONO, ORA NO, POI DI NUOVO SÌ
In questo quadro, in Italia, il ripristino delle accise ai livelli normali, avvenuto in modo graduale ma costante, rende più gravosa la situazione per gli automobilisti, rendendo il costo per il consumatore particolarmente oneroso. Con ricadute sull’inflazione.
Il rischio concreto è che la domanda degli osservatori si sposti velocemente dal “perché i prezzi non scendono?” a un più allarmante “quando ricominceranno a salire in modo incontrollato?“.

IL PEGGIO IN ARRIVO
L’effetto congiunto di tutti gli elementi su esposti si vedrà meglio da domattina: a quel punto, chi ha un’auto dovrà fare i conti – probabilmente – con prezzi di benzina e diesel ancora più elevati.
Il panorama energetico globale appare fragile, stretto tra tensioni geopolitiche nel Golfo e una capacità di raffinazione sotto pressione.
L’instabilità nelle rotte commerciali e il ripristino delle sanzioni verso Teheran minacciano di innescare una spirale difficile da arginare.
Il timore concreto è che la volatilità attuale non sia un fenomeno passeggero, ma l’inizio di una fase prolungata di rincari incontrollati, capace di pesare pesantemente sul potere d’acquisto nazionale.
CONTESTO SENZA UN MINIMO DI EQUILIBRIO
Nelle scorse ore, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, minacciando di estendere gli attacchi, secondo la televisione di Stato.
Il Central Command Usa ha annunciato che sono stati lanciati nuovi attacchi contro l’Iran. “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di navi da parte dell’Iran avvenuto ieri. Se dovesse succedere di nuovo, la situazione peggiorerà notevolmente!” ha detto Donald Trump. Più chiaro di così.