Incidente bici mortale a Milano: convivenza impossibile con i Tir?

Incidente bici mortale a Milano: convivenza impossibile con i Tir?

Milano piange un’altra vittima ciclista: la tragica dinamica solleva il dibattito urgente sulla sicurezza stradale e la convivenza con i mezzi pesanti

 

Milano piange un’altra vittima ciclista: la tragica dinamica solleva il dibattito urgente sulla sicurezza stradale e la convivenza con i mezzi pesanti

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8 Luglio 2026 - 11:18

Ennesimo tragico incidente a Milano che ha coinvolto una ciclista: ieri, una donna di 67 anni, Laura Ghirardi, mentre viaggiava sulla sua bici, è stata travolta e uccisa da un camion ribaltabile. Il dramma è avvenuto poco prima delle 13 all’incrocio tra via Gattamelata e via Colleoni, in zona Portello (quadrante Nord-Ovest della metropoli). L’autista, risultato negativo all’alcol test, è stato denunciato per omicidio stradale (da prassi, poi si vedrà se colpevole o no), ma la dinamica del sinistro è ignota, così come le responsabilità dello stesso. Si riaccende quindi il dibattito sulla sicurezza urbana degli utenti vulnerabili su due ruote all’ombra della Madonnina.

Nel frattempo, si può solo elaborare qualche ipotesi. Secondo i primi riscontri investigativi, il mezzo pesante – guidato da un 33enne – proveniva da via Colleoni e stava effettuando una svolta a destra. Intendeva immettersi in via Gattamelata con semaforo verde. È in quel momento che è avvenuto l’impatto fatale con la bicicletta della vittima.

Da chiarire se la donna stesse attraversando la carreggiata sulle strisce pedonali o pedalando lungo via Colleoni, affiancata al camion.

Ma la questione è un’altra, e ne parliamo qui in basso.

INCIDENTI MORTALI DEI CICLISTI: QUALI CRITICITÀ

Domanda: Milano è una città dove risulta possibile la convivenza fra Tir, betoniere, camion, furgoni, auto, moto, scooter, assieme a bici e monopattini elettrici?

Il dubbio è lecito, considerando la configurazione urbana della città, caratterizzata da un’elevata densità di traffico e da un mix eterogeneo di veicoli.

La dinamica ricorrente è spesso legata all’angolo cieco dei Tir: quegli spazi laterali non visibili dal conducente del mezzo pesante. Nonostante le raccomandazioni sulla prudenza, l’infrastruttura stradale milanese mostra evidenti limiti nel separare fisicamente i flussi di traffico.

UNA METROPOLI SUPER PRODUTTIVA E SEMPRE IN MOVIMENTO

Milano è caratterizzata da un flusso costante di veicoli commerciali e mezzi pesanti per l’approvvigionamento cittadino.

Questo si scontra con l’aumento dei flussi di mobilità dolce, creando conflitti di spazio che la sola regolamentazione non riesce a risolvere pienamente in assenza di adeguamenti infrastrutturali radicali.

In parallelo, un esercito di privati e professionisti ha l’esigenza di muoversi a tutte le ore con mezzi privati oppure con Uber o taxi.

La coesistenza forzata avviene in una maglia viaria risalente a un passato che non prevedeva tali volumi di traffico. Risultato: trasforma ogni incrocio in un potenziale punto di collisione.

Il nodo cruciale rimane la cultura della prevenzione. Non è sufficiente l’adozione di nuove tecnologie (vedi i sensori angolo cieco) se il tessuto urbano non viene riprogettato per proteggere chi è più fragile.

Fra l’altro, il camion protagonista dell’impatto era regolarmente equipaggiato coi dispositivi obbligatori per la rilevazione dell’angolo cieco (sensori acustici e visivi per segnalare la presenza di pedoni e ciclisti nelle zone d’ombra).

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ERRORE UMANO INEVITABILE

L’errore umano (del ciclista, del monopattinista o di altri utenti) è un fattore che, in una città frenetica, diventa statisticamente inevitabile. Lo sbaglio va messo in conto, specie durante giornate in cui l’afa tende a stressare qualsiasi cittadino in movimento.

Il dibattito si sposta dunque su quanto la metropoli sia disposta a sacrificare in termini di fluidità del traffico veicolare per garantire il diritto fondamentale alla vita di chi sceglie la mobilità dolce.

La sfida è complessa: conciliare la natura produttiva e logistica di Milano con la necessità di trasformare le strade in spazi inclusivi e sicuri.

UN BOLLETTINO DI GUERRA

Il guaio non riguarda solo Milano. Stando ai più recenti dati Istat disponibili, nel 2024 gli incidenti che hanno coinvolto i ciclisti ammontavano addirittura a 17.004. I morti? Ben 185, di cui la metà nei centri urbani. Senza contare tutti i sinistri non rilevati per assenza di lesioni gravi.

Rispetto al 2010, la mortalità è scesa del 21,5%, ma la tendenza recente (2020-2024) non è più così in discesa.

Servono strade più sicure, infrastrutture moderne che separino fisicamente i flussi di mobilità dolce dal traffico pesante.

Tuttavia, l’intervento tecnico non basta: occorrono il rispetto delle regole e un profondo cambio di mentalità collettivo, che metta il rispetto della vita umana davanti alla fretta quotidiana, trasformando le metropoli in uno spazio urbano rispettoso per tutti, dai guidatori di Tir, passando per quelli di auto e scooter, fino all’utenza vulnerabile.

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