Incentivi auto elettriche 2026: sussidi solo per veicoli Made in Europe?
La Commissione UE pensa di vincolare gli incentivi pubblici per auto elettriche alla presenza di almeno il 70% di componenti Made in Europe
La Commissione UE pensa di vincolare gli incentivi pubblici per auto elettriche alla presenza di almeno il 70% di componenti Made in Europe
Se da una parte l’Unione Europea tratta con la Cina per allentare i dazi punitivi sule BEV, anche perché hanno sortito l’effetto opposto, dall’altra si appresta a varare una normativa per limitare ulteriormente l’avanzata delle auto elettriche cinesi. Secondo il Financial Times, la Commissione UE starebbe infatti elaborando una modifica specifica dell’Industrial Accelerator Act, stabilendo che nei Paesi membri le elettriche potranno accedere agli incentivi statali solo se avranno almeno il 70% di componenti Made in Europe, esclusa la batteria, calcolati in base al valore.
IL SENSO DI VINCOLARE GLI INCENTIVI PER AUTO ELETTRICHE SOLO AI VEICOLI MADE IN EUROPE
L’obiettivo della norma è ovviamente favorire le vetture elettriche prodotte prevalentemente in Europa a scapito di quelle cinesi, oggi agguerritissime grazie a prezzi mediamente più bassi e alla tecnologia ormai paragonabile agli standard europei. La norma definirà inoltre quali componenti principali della batteria di un veicolo dovranno avere origine nell’Unione Europea: un requisito distinto da quello del 70% ma forse più impegnativo, considerato che in quest’ambito l’industria UE dipende ancora molto dalla Cina.
I DETTAGLI DELLA BOZZA
Secondo la bozza legislativa visionata in anteprima dal Financial Times, il vincolo della ‘provenienza’ che sarà applicato agli incentivi per le auto elettriche riguarderà l’acquisto da parte di privati ed enti pubblici, includendo per questi ultimi anche il noleggio a lungo termine. La bozza fa inoltre un generico riferimento ad auto a celle a combustibile e ibride, ma senza entrare nei dettagli.

RISCHIO EFFETTO OPPOSTO
A prima vista, questo protezionismo potrebbe davvero favorire le auto elettriche prodotte prevalentemente in Europa, riducendo la possibilità di acquistare a prezzi ridottissimi le BEV cinesi. La norma, inoltre, stimolerebbe la filiera industriale europea a raggiungere una maggiore indipendenza tecnologica. Va tuttavia ricordato che il mercato dell’UE risulta profondamente inserito nelle catene globali del valore: c’è quindi il rischio che un intervento protezionistico in chiave anti-Cina finisca per penalizzare gli stessi costruttori europei, oggi fortemente dipendenti da fornitori internazionali, generando maggiori costi e oneri burocratici. In questo scenario, i prezzi delle auto elettriche potrebbero addirittura aumentare, ottenendo l’effetto contrario.