Guerra Case auto – blogger sulle diffamazioni social: il caso Xpeng
Xpeng vince due cause per diffamazione in Cina contro blogger automobilistici, consolidando la linea dura dei costruttori contro le fake news
Xpeng vince due cause per diffamazione in Cina contro blogger automobilistici, consolidando la linea dura dei costruttori contro le fake news
La guerra delle auto in Cina si combatte anche nei social: i colossi hanno deciso di sradicare una volta per tutte il fenomeno della diffamazione online. L’ultimo capitolo di questa offensiva giudiziaria porta la firma di Xpeng. Che ha vinto due cause contro noti blogger e influencer locali, spiega CarNewsChina. Si conferma una tendenza ormai irreversibile: la tolleranza zero contro i contenuti falsi e denigratori sui social media. Il tribunale dell’Internet di Guangzhou ha emesso i giudizi di primo grado relativi alle condotte di Liu Hongbin e Zhang Liang.
DIFFAMAZIONI WEB: TOLLERANZA ZERO
Il primo, noto sul web attraverso i suoi canali Toutiao, Sohu e NetEase con lo pseudonimo di “Wo Shi Benbo Erba”, è stato condannato a formulare scuse pubbliche formali attraverso le medesime piattaforme per aver diffuso dichiarazioni false e insulti mirati a danneggiare le operazioni commercial: dovrà risarcire finanziariamente i danni economici patiti da Xpeng.
A UN MILLIMETRO DA UNA PRESENTAZIONE CHIAVE
Il tempismo scelto dal costruttore per rendere note queste sentenze non è affatto casuale. Xpeng ha voluto inviare un segnale perentorio al mercato e alla vasta comunità di “car influencer” a pochissimi giorni dal debutto ufficiale della Mona L03, l’attesissimo crossover fastback compatto, previsto per il prossimo 2 luglio. Che va a fare compagnie a tanti altri modelli di successo della Casa.
“Internet non è una zona franca, priva di leggi“, hanno ammonito i legali di Xpeng, ribadendo l’intenzione di perseguire ogni ulteriore tentativo di scardinare la reputazione del marchio.
In un mercato iper-competitivo come quello cinese, dove il successo o il fallimento di un nuovo modello si decide spesso nelle prime quarantott’ore dal lancio sui social, ripulire l’ecosistema digitale da fake news e recensioni pilotate diventa una priorità assoluta per salvaguardare gli investimenti industriali.

UN ALTRO ASSET ASSIEME ALLA TECNOLOGIA
La spietata concorrenza commerciale tra veicoli elettrici (BEV) e ibridi ad autonomia estesa (EREV) si è infatti tradotta, negli ultimi anni, in una proliferazione di campagne di fango orchestrate sui social network per spostare i volumi di vendita o affossare i rivali.
Le Case automobilistiche cinesi hanno compreso che la reputazione digitale è un asset economico tanto quanto la tecnologia di bordo.
Con una popolazione di internauti che si affida quasi esclusivamente ai video brevi di Douyin (il TikTok cinese) o ai post su Weibo per orientare i propri acquisti, una recensione distorta o un video che simula un finto guasto possono tradursi in perdite da milioni di dollari in borsa e nei concessionari.
XPENG DOPO BYD: ALTRA VITTORIA CHIAVE
All’inizio del 2026, il gigante BYD aveva ottenuto una storica sentenza di condanna che ha costretto un blogger a pagare un risarcimento record di 2 milioni di yuan (258.350 euro) per aver pubblicato dati palesemente manipolati e fuorvianti sui consumi di carburante del SUV Denza B5.
Pochi mesi dopo, a febbraio, anche Maextro – il brand nato dalla collaborazione tra Huawei e JAC – ha stroncato in tribunale un influencer dell’auto, ottenendo un risarcimento di 300.000 yuan (38.760 euro).
Il primato assoluto spetta tuttavia a Xiaomi Auto, che sempre a febbraio ha vinto una causa miliardaria per diffamazione da 5 milioni di yuan (646.000 euro) contro un creatore di contenuti che aveva diffuso falsità macroscopiche sul neonato progetto automobilistico del gigante della tecnologia.
LA LINEA CINESE: SÌ ALLA QUALITÀ
I verdetti che colpiscono i blogger cinesi segnano la fine dell’epoca delle recensioni pilotate e del sensazionalismo non verificato a caccia di interazioni.
La stretta dei tribunali, unita alle rigide normative centrali sul controllo dei contenuti digitali, sta costringendo l’intero ecosistema dei key opinion leader asiatici a una transizione forzata verso un giornalismo automotive di qualità: trasparente e documentato.