Fare missili anziché veicoli: non è la salvezza dell’automotive UE

La riconversione dei colossi automobilistici europei verso la produzione militare per compensare la crisi e la concorrenza asiatica non rappresenta una vera salvezza economica

 
Fare missili anziché veicoli: non è la salvezza dell’automotive UE

La riconversione dei colossi automobilistici europei verso la produzione militare per compensare la crisi e la concorrenza asiatica non rappresenta una vera salvezza economica

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23 Ottobre 2026 - 13:51

Mentre la Cina invade l’UE con le proprie auto elettriche e ibride, le Case europee faticano a recuperare i ritmi del 2019: di qui l’esigenza di tagliare personale, per ripristinare i margini di profitto. Parallelamente, l’aumento delle tensioni geopolitiche internazionali e la crescente (presunta) necessità per i Paesi del Continente di rafforzare le capacità di deterrenza e riarmo in funzione anti Russia hanno spinto molti Governi a incrementare i budget destinati alla Difesa. In questo scenario, l’idea di sfruttare le capacità manifatturiere, le linee di montaggio sottoutilizzate e il know-how tecnologico delle fabbriche di auto per produrre equipaggiamenti militari è apparsa a molti come una via d’uscita logica per tamponare il calo delle vendite civili. È la via della salvezza? No, stando agli esperti, come riferisce Autonews.

AUTOMOTIVE UE: LA RICONVERSIONE MILITARE NON È LA SOLUZIONE 

Guardare al comparto bellico come alla panacea per i mali strutturali dell’automotive europeo rischia di rivelarsi un errore di calcolo strategico. La produzione nel settore della Difesa, per quanto strategica e in crescita, risponde a logiche di mercato, volumi e standard qualitativi radicalmente differenti rispetto alla produzione di massa su scala globale tipica delle vetture.

I contratti militari sono vincolati a gare d’appalto specifiche, fluttuanti nel tempo e dipendenti dalle decisioni di spesa pubblica, rendendoli inadatti ad assorbire l’enorme surplus di capacità produttiva e la vastissima forza lavoro impiegata nell’ecosistema automotive civile.

Inoltre, scommettere sui missili o sui veicoli militari non risolve i problemi di competitività tecnologica, di digitalizzazione, di transizione energetica e di riduzione dei costi che l’industria automobilistica europea deve urgentemente superare sul fronte dei veicoli commerciali e passeggeri.

GUAI TEDESCHI: PARLA L’ESPERTO

La nazione che più ha subìto lo tsunami del Green Deal auto elettrica è la Germania (proprio quella che ha imposto il full electric e che adesso fa retromarcia). È un autunno bollente per il Governo di Berlino, alle prese con un numero crescente di disoccupati anche nell’indotto. “La Difesa non sarà l’unica àncora di salvezza per l’industria automobilistica“, ha dichiarato Max Becker, policy fellow e specialista in sicurezza e difesa presso il German Council on Foreign Relations, riporta il NYT.

I produttori automobilistici tedeschi producono grandi volumi e impiegano centinaia di migliaia di lavoratori qualificati. “Quanti di loro saranno in grado di passare agevolmente alla produzione di complessi sistemi d’arma e altre tecnologie rimane incerto“, ha affermato.

Fabbrica di auto

CASE AUTO CHE STANNO PENSANDO DI FARE ARMI: QUALI ESEMPI

L’accordo di Volkswagen con una società di investimento israeliana e con lo Stato della Bassa Sassonia dovrebbe trasformare lo stabilimento in declino di Osnabrück in un polo di produzione per la difesa, salvando potenzialmente più di 1.200 posti di lavoro. I dipendenti che si stavano preparando alla chiusura dell’impianto il prossimo anno si trovano ora di fronte a una prospettiva molto diversa: costruire sistemi di difesa aerea e componenti per le forze armate europee.

Da parte sua, Mercedes-Benz sta collaborando con Tytan Technologies per sviluppare veicoli anti-drone basati sui suoi furgoni Sprinter e versioni militari dei suoi fuoristrada Classe G capaci di intercettare minacce alle infrastrutture critiche.

Non solo Germania. La francese Renault ha accettato di produrre droni militari in collaborazione con le aziende di tecnologia per la difesa Thales e Turgis Gaillard. Su richiesta del ministero delle Forze armate, il costruttore mette a disposizione le sue linee di produzione di massa e le sue competenze industriali per realizzare anche veicoli tattici e posti di comando.

In Europa, i dirigenti dell’americana Ford hanno incontrato quest’anno i funzionari del Pentagono per valutare se l’industria possa aiutare le Forze armate nella produzione di componenti: l’azienda ha dichiarato di essere in gara per sviluppare veicoli per l’esercito britannico e di voler espandere le vendite dei suoi pick-up Ranger per le forze NATO.

Ma la riconversione militare rappresenta un palliativo temporaneo e un’opportunità di nicchia per singoli impianti, ma non la cura per la crisi strutturale dell’automotive europeo.

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