Ucraina: con la guerra altra crisi di componenti per i Costruttori

La crisi dei componenti si allarga con la guerra in Ucraina e molti Costruttori sono costretti a sospendere o spostare la produzione: si prevedono ulteriori ritardi di consegne

3 marzo 2022 - 15:00

La guerra in Ucraina ha inevitabilmente comportato lo stop di molti stabilimenti per le difficoltà di approvvigionamento. Senza contare le decisioni “politiche” dei Costruttori di fermare le collaborazioni commerciali e le vendite congelate per l’espulsione della Russia dalla rete dei pagamenti elettronici SWIFT. In queste ore si stanno valutando anche le ripercussioni sull’industria automotive per gli approvvigionamenti di cui l’Ucraina era diventata polo strategico per molte aziende. Come riporta AutoNews, infatti, i cablaggi elettrici sono una parte fondamentale nella produzione dei veicoli, e non solo, per cui l’Ucraina non potrà certamente soddisfare la domanda come prima.

IN OGNI AUTO CI SONO ALMENO 5 KM DI CAVI ELETTRICI

In un’auto media ci sono fino a 5 km di cablaggi elettrici e con la moltiplicazione di sensori e centraline, ne servono chiaramente molti di più man mano che si sale di segmento e allestimenti. Anche per questo i produttori di cablaggi elettrici hanno investito sempre di più in molti Paesi per essere più competitivi sul mercato, e tra questi c’è proprio l’Ucraina. Renault, Stellantis, BMW e Volkswagen sono i Costruttori alle prese con fermi di produzione legati anche alla fornitura di cablaggi e componenti.  Secondo un’analisi Comtrade 2020 effettuata dalla società di consulenza AlixPartners, i cavi elettrici sono il componente automotive più importante dell’Ucraina, con il 7% delle esportazioni nell’Unione Europea.

PRODUZIONE DI CAVI ELETTRICI IN UCRAINA

I maggiori produttori di cablaggi elettrici anche destinati all’automotive in Ucraina sono Leoni, Fujijura, Nexans, Forschner, Kromberg & Schubert, Prettl, SEBN e Yazaki. Queste aziende stanno valutando gli sviluppi bellici e la delocalizzazione della produzione in aree a più basso rischio. Il produttore di componentistica automotive Aptiv, si sarebbe già preparato in anticipo da alcuni mesi a delocalizzare prevedendo le ostilità che poi sono scaturite nei bombardamenti. Sempre il magazine americano, riporta che dai dati dell’ufficio di promozione degli investimenti del governo ucraino, 22 aziende automobilistiche hanno investito più di 600 milioni di dollari in 38 stabilimenti ucraini, non tutti per la produzione di cavi.

RITARDI NELLE CONSEGNE AUTO PER LA GUERRA IN UCRAINA

L’industria automotive è quindi ferma in Russia, per le difficoltà di approvvigionamenti e vendite, in Ucraina per i rischi di sicurezza e anche in Europa per le difficoltà di approvvigionamento. Mentre i modelli di auto che ad oggi rischiano maggiormente slittamenti nelle consegne a causa della guerra in Ucraina sono:

BMW e Mini, prodotte in Germania, Inghilterra e Austria;

Porsche Macan e Panamera prodotte in Germania;

Toyota RAV4 e Camry prodotte in Russia;

Volkswagen ID.3, ID.4, ID.5 prodotte in Germania;

A queste poi si aggiungono praticamente tutte le aziende che in previsione di sanzioni dell’UE, per le difficoltà nei pagamenti e di approvvigionamento hanno già sospeso le vendite o sono in procinto di farlo.

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