Divieto diesel Euro 5 2026: il Governo salva anche la Lombardia

Divieto diesel Euro 5 2026: il Governo salva anche la Lombardia

Il Governo estende il salvagente per i veicoli diesel Euro 5 nel Bacino Padano, evitando una stretta alla circolazione che avrebbe impattato pesantemente la mobilità in Lombardia

 

Il Governo estende il salvagente per i veicoli diesel Euro 5 nel Bacino Padano, evitando una stretta alla circolazione che avrebbe impattato pesantemente la mobilità in Lombardia

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25 Settembre 2026 - 09:44

Ieri sera il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che salva anche la Lombardia: niente blocco delle diesel Euro 5 dal 1° ottobre 2026. Invece Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna avevano già fatto da sé, consentendo la circolazione di quei mezzi. Soddisfazione è stata espressa dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha ribadito la ferma contrarietà della maggioranza verso approcci normativi europei definiti eccessivamente rigidi: le penalizzazioni indiscriminate a carico degli automobilisti e delle attività produttive non rappresentano una transizione ecologica sostenibile, è la tesi del vicepremier, bensì una misura penalizzante sotto il profilo economico e sociale.

DECRETO DIESEL EURO 5: QUESTIONE CONTROVERSA

La controversia ha origini lontane: l’iter che ha portato a questi continui differimenti si è sviluppato a seguito delle procedure d’infrazione avviate dalla Commissione Europea contro l’Italia per il mancato rispetto dei limiti di qualità dell’aria nella Pianura Padana.

Nel settembre del 2023, l’Esecutivo era già intervenuto per stoppare una delibera della Regione Piemonte che prevedeva lo stop ai diesel Euro 5 a partire dal 15 settembre 2023 a Torino e in altri 75 Comuni.

In quella circostanza, il Governo rinviò il blocco al 1° ottobre 2025, estendendone però il vincolo programmatico ai comuni sopra i 30.000 abitanti di tutte le quattro regioni padane (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e richiedendo un contestuale aggiornamento dei rispettivi piani regionali per la qualità dell’aria.

SERVONO CONTROMISURE ANTI SMOG

Successivamente, nel luglio del 2025, un emendamento promosso dal ministro Salvini all’interno del decreto Infrastrutture ha ulteriormente ridefinito i contorni della misura: l’entrata in vigore delle limitazioni per i diesel Euro 5 è stata spostata al 1° ottobre 2026, riducendo la platea dei centri urbani coinvolti ai soli Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti.

Soprattutto, la norma ha introdotto la possibilità per gli enti regionali di superare o posticipare il divieto di circolazione mediante l’adozione di adeguate contromisure di abbattimento dell’inquinamento atmosferico.

Questa clausola di flessibilità ha consentito alle singole Amministrazioni di calibrare interventi alternativi. Nel giugno di quest’anno, il Piemonte ha disposto il rinvio dello stop al 1° ottobre 2027 grazie a un pacchetto di misure compensative sostenuto da ingenti fondi: 14 milioni di euro destinati all’incentivazione dei biocarburanti HVO per i veicoli privati e per il trasporto pubblico, più 14,4 milioni stanziati per l’efficientamento e la manutenzione dei vecchi impianti di riscaldamento a biomassa.

Divieto diesel Euro 5 2026, il Governo salva la Lombardia

QUALI PROVVEDIMENTI COMPENSATIVI

Nel mese di settembre, anche Veneto ed Emilia-Romagna hanno deliberato il rinvio al 2027 attuando piani paralleli. Il Veneto ha introdotto limiti alle temperature di riscaldamento negli uffici e negli esercizi commerciali, incentivato lo smart working nel settore pubblico, promosso agevolazioni per la mobilità collettiva e stanziato nuovi eco-incentivi.

L’Emilia-Romagna ha rafforzato la lotta allo smog posticipando l’accensione dei riscaldamenti in pianura al 1° novembre, inasprendo i blocchi temporanei della circolazione nei giorni di bollino rosso ed erogando 10 milioni di euro per la riconversione degli impianti termici in pompe di calore e solare fotovoltaico.

SCONTRO CONTINUO FRA ROMA E BRUXELLES SULLO SMOG

Con un’Unione Europea che punta al Green Deal auto elettrica, e con l’Italia che ha un parco circolante vetusto, il rapporto fra Roma e Bruxelles in tema di inquinamento atmosferico era e resta teso.

Se da un lato il Governo rivendica la necessità di un approccio flessibile e attento alla tenuta economica dei territori, dall’altro la Commissione Europea continua a vigilare sul rispetto delle direttive per la qualità dell’aria, ricordando come le procedure di infrazione possano tradursi in sanzioni finanziarie per lo Stato.

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