Diesel, oggi scade lo sconto: come cambiano i prezzi?

Diesel, oggi scade lo sconto: come cambiano i prezzi?

Oggi scade il taglio delle accise sul gasolio, ma il calo dei prezzi guidato dalle compagnie petrolifere mitiga l'impatto, in attesa delle accise mobili

 

Oggi scade il taglio delle accise sul gasolio, ma il calo dei prezzi guidato dalle compagnie petrolifere mitiga l'impatto, in attesa delle accise mobili

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5 Ottobre 2026 - 09:49

A mezzanotte di oggi scatterà la fine del taglio temporaneo delle accise sul diesel, una misura che negli ultimi 10 giorni ha garantito un ribasso pari a 6,1 centesimi al litro. L’attenzione degli automobilisti e degli operatori del settore è ora tutta rivolta alle mosse del Governo e all’evoluzione del listino alla pompa, in un momento di particolare incertezza economica. La strategia tracciata dall’Esecutivo punta sulle accise mobili, un meccanismo già noto che consente di neutralizzare eventuali rincari riutilizzando il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi per calmierare il costo finale del carburante. Il premier Giorgia Meloni aveva annunciato questo orientamento a margine del Consiglio dei ministri di metà settembre, specificando che lo Stato intende restituire i proventi extra per tutelare i consumatori.

DIESEL STAMANE A 2,242 EURO

Stamane la benzina gira a 2,048 euro. E il diesel a 2,242, più 6,1 cent da mezzanotte. A bilanciare la scadenza dello sconto statale è intervenuta l’iniziativa autonoma dei principali marchi petroliferi. A partire dal blocco fissato da ENI, che ha stabilito un tetto massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel su tutta la propria rete per 30 giorni. Le altre major come Ip, Q8 e Tamoil hanno progressivamente allineato i propri listini.

Con migliaia di stazioni di servizio adeguate in tutta Italia (grosso modo il 50%), l’effetto concorrenziale si è tradotto in una netta contrazione dei prezzi. In meno di 7 giorni, il prezzo del gasolio ha registrato un calo di 12,2 centesimi al litro, assorbendo pienamente il margine della misura fiscale in scadenza, mentre anche la benzina ha segnato una diminuzione fino a 2,052 euro al litro.

ACCISE MOBILI: I PRO

Il meccanismo delle accise mobili nasce proprio dall’esigenza di rendere più flessibile la componente fiscale dei carburanti. L’idea è semplice: quando il prezzo del petrolio e dei prodotti raffinati aumenta in modo significativo, una parte dell’incremento del gettito IVA può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise.

Lo Stato cerca di evitare che un rincaro dei prezzi internazionali si trasformi integralmente in un aumento del prezzo pagato dal consumatore. Il vantaggio principale è quindi quello di creare una sorta di ammortizzatore fiscale: maggiore è la pressione sui prezzi, maggiore può essere lo spazio per intervenire sulla tassazione.

Il principale vantaggio delle accise mobili è la capacità di intervenire rapidamente nelle fasi di emergenza senza modificare in modo permanente il sistema fiscale. Possono inoltre proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e ridurre l’impatto dei rincari sui settori maggiormente esposti al costo del carburante, a partire dall’autotrasporto.

Diesel, oggi scade lo sconto, come cambiano i prezzi?

ACCISE MOBILI: I CONTRO

Il sistema presenta però anche alcuni limiti. Il primo riguarda la copertura finanziaria: ridurre le accise significa rinunciare a una parte delle entrate erariali, e il maggior gettito IVA non è necessariamente sufficiente a compensare integralmente tale perdita. Inoltre, l’intervento deve essere calibrato per evitare che una misura nata come emergenziale diventi strutturale.

Un secondo elemento riguarda la tempistica. Tra l’aumento delle quotazioni internazionali, la maggiore IVA incassata e l’eventuale decisione di ridurre le accise possono trascorrere giorni o settimane. Il consumatore, quindi, potrebbe continuare a vedere prezzi elevati alla pompa anche quando il meccanismo fiscale è già stato attivato.

C’è poi una questione di trasparenza. Per funzionare efficacemente, il sistema dovrebbe rendere facilmente comprensibile quanto del prezzo finale dipenda dalle quotazioni energetiche e quanto dalla fiscalità. In caso contrario, il rischio è che l’automobilista percepisca soltanto il prezzo finale, senza riuscire a capire quale parte dell’aumento venga effettivamente assorbita dallo Stato.

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