Pompa di benzina
Crisi petrolifera: tutte le misure adottate negli anni ’70 che tornano di moda
Dalle domeniche a piedi ai limiti di velocità: scopri come le misure di austerity degli anni '70 tornano attuali per affrontare la nuova crisi petrolifera
Dalle domeniche a piedi ai limiti di velocità: scopri come le misure di austerity degli anni '70 tornano attuali per affrontare la nuova crisi petrolifera
L’attuale scenario geopolitico e le tensioni internazionali riportano prepotentemente d’attualità un termine che l’Italia sperava di aver confinato nei libri di storia: Austerity. Era il 1973 quando, a causa della guerra dello Yom Kippur e del conseguente embargo petrolifero deciso dai paesi arabi dell’OPEC, il prezzo del greggio quadruplicò in pochi mesi, mettendo in ginocchio l’economia occidentale. Il Governo italiano, presieduto dal democristiano Mariano Rumor, dovette varare un piano d’emergenza senza precedenti per contenere i consumi energetici. Oggi, con le incertezze legate alle forniture di carburante, quelle misure drastiche non sembrano più così lontane o anacronistiche. Ripercorriamo i provvedimenti che segnarono un’epoca e analizziamo quali potrebbero rappresentare, con le dovute evoluzioni tecnologiche, una via d’uscita anche nel presente.
IL DIVIETO DI CIRCOLAZIONE DOMENICALE E IL RITORNO ALLE BICICLETTE
Il provvedimento più celebre e impattante del 1973 fu senza dubbio il divieto assoluto di circolazione per i mezzi privati nei giorni festivi e nelle domeniche, che incluse perfino l’auto del Presidente della Repubblica. Le strade italiane, solitamente intasate dalle utilitarie del boom economico, si svuotarono improvvisamente. Per spostarsi si tornò all’uso massiccio delle biciclette, dei pattini a rotelle e persino dei carri trainati da cavalli, trasformando le città in scenari surreali e silenziosi.
Oggi, questo concetto sta tornando di moda sotto una veste meno punitiva e più ecologista: per esempio le domeniche a piedi o le zone a traffico limitato sono sempre più diffuse. Ma se negli anni ’70 si trattava di una necessità estrema dovuta alla mancanza fisica di benzina, oggi la limitazione del traffico domenicale potrebbe essere riproposta con maggiore frequenza non solo per risparmiare greggio, ma per incentivare stabilmente la mobilità dolce e il trasporto pubblico, riducendo la dipendenza energetica dai combustibili fossili.
LIMITI DI VELOCITÀ E OTTIMIZZAZIONE DEI CONSUMI
Prima della crisi del 1973, sulle autostrade italiane non esistevano veri e propri limiti di velocità generali e si poteva correre senza particolari restrizioni. Il piano di Austerity introdusse limiti severi: 120 km/h in autostrada, 100 km/h sulle strade extraurbane e un rigido controllo nei centri urbani (50 km/h). L’obiettivo era puramente tecnico: ridurre la resistenza aerodinamica e l’attrito per minimizzare il consumo di carburante per chilometro percorso.
Oggi, il dibattito sulla riduzione dei limiti è più vivo che mai. In molte città europee, e in alcune realtà italiane come Bologna, si sta diffondendo il modello della Città 30, mentre a livello continentale si discute spesso di abbassare il limite autostradale a 110 km/h per motivi sia di sicurezza che di efficienza energetica. Con i moderni motori termici e l’avvento dell’elettrico, la velocità rimane il fattore principale che influenza l’autonomia; dunque, una “nuova” austerità sulla velocità massima potrebbe tradursi in un risparmio immediato e tangibile alla pompa di benzina o alla colonnina di ricarica.

RIDUZIONE DELL’ILLUMINAZIONE E NUOVE ABITUDINI DI MOBILITÀ
L’Austerity degli anni ’70 non colpì solo le auto in movimento, ma anche l’intero ecosistema dei trasporti e dei servizi. Venne imposta la chiusura anticipata dei distributori di carburante (dalle 12:00 del sabato), l’oscuramento parziale dell’illuminazione pubblica e lo spegnimento delle insegne luminose e dei monumenti. Persino i cinema e i bar dovevano chiudere entro la mezzanotte per risparmiare elettricità.
In chiave moderna, queste misure “notturne” potrebbero riflettersi in una gestione più intelligente dell’energia. Se allora si spegnevano i lampioni, oggi la tecnologia ci permette di utilizzare sistemi LED a intensità variabile. Sul fronte della mobilità, il corrispettivo contemporaneo delle restrizioni dell’epoca è lo Smart Working: evitare lo spostamento fisico casa-lavoro è la misura di risparmio energetico più potente a nostra disposizione. Se negli anni ’70 l’obiettivo era limitare lo svago domenicale per salvare la produzione industriale, oggi la sfida è ottimizzare i flussi lavorativi per ridurre il fabbisogno energetico complessivo del settore trasporti.