Bologna Città 30: clamoroso, TAR annulla il provvedimento
Il TAR dell'Emilia-Romagna annulla il provvedimento di Bologna Città 30, accogliendo i ricorsi. Ma la battaglia legale continua
Il TAR dell'Emilia-Romagna annulla il provvedimento di Bologna Città 30, accogliendo i ricorsi. Ma la battaglia legale continua
Con una decisione clamorosa, il TAR dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna aveva istituito la Città 30, abbassando i limiti di velocità a 30 km/h su tutte le strade cittadine, a eccezione di quelle a scorrimento veloce. Per il tribunale amministrativo regionale, che ha accolto l’istanza di un tassista (inizialmente erano due, poi uno ha ritirato il ricorso), la misura sarebbe sproporzionata e l’intervento del Comune avrebbe dovuto limitarsi a singole strade che hanno specifiche condizioni di traffico o altre caratteristiche tali da giustificare l’abbassamento del limite di velocità.
BOLOGNA CITTÀ 30: RICORSI E CONTRO-RICORSI
La vicenda giudiziaria su Bologna Città 30 parte a novembre 2024: nell’occasione il TAR dell’Emilia-Romagna aveva dato ragione a Comune e Città metropolitana dichiarando “inammissibile” l’impugnazione dei tassisti Andrea Cappelli e Massimo Sarti, riconoscendo il provvedimento di Città 30 “funzionale alla tutela della pubblica incolumità“. La scorsa estate, però, c’è stato un primo ribaltamento di prospettiva, quando il Consiglio di Stato, pur non entrando nel merito della questione, ha stabilito che i ricorrenti avevano un interesse concreto e attuale a presentare ricorso, anche sulla base di una perizia che ha evidenziato l’impatto economico della riduzione di velocità sul numero di corse giornaliere dei taxi.
La palla è dunque tornata al TAR che stavolta ha accolto il ricorso del tassista superstite e annullato il provvedimento. “A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime” recita la sentenza, “cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 km/h non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa”. Il Tribunale ha riconosciuto infatti “la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana“. Sempre secondo i giudici, il Comune ha “portato all’estensione di un generalizzato limite di velocità di 30 km al 64% della rete stradale urbana, laddove ciò avrebbe dovuto avvenire limitatamente a specifiche strade, puntualmente individuate”.
Ricordiamo comunque che quello del TAR, il quale non si è espresso sull’efficacia del piano Città 30 ma ne ha valutato solo la legittimità, è un giudizio di primo grado. Pertanto la battaglia legale è solo agli inizi.
STOP A BOLOGNA CITTÀ 30: ESULTA IL CENTRO-DESTRA
Ovviamente soddisfatti i nemici storici di Bologna Città 30, tutti legati alla coalizione politica di centro-destra, a cominciare dal ministro Matteo Salvini che nell’applaudire la decisione del TAR ha ricordato “l’attenzione mostrata dal Governo alla sicurezza stradale, attraverso il nuovo Codice della Strada (in realtà una revisione del vecchio codice, ndr), che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici”.
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ex viceministro dei Trasporti e bolognese doc, ha confermato tutta la disponibilità del suo partito ad affrontare il tema della sicurezza stradale anche in ambito urbano e in piena collaborazione con le Istituzioni interessate, “ma questo non può essere fatto con operazioni propagandistiche illegittime e fuorvianti che non hanno come obiettivo quello di risolvere, ma di fare demagogia a spese dei cittadini“.
L’europarlamentare Stefano Cavedagna di Fratelli d’Italia, che si è speso in prima persona per i ricorsi contro Città 30, ha detto che l’annullamento è una sconfitta politica netta per il sindaco Matteo Lepore: “Non si possono imporre i 30 km/h in modo generalizzato per tutta la città violando il Codice della Strada. La legge è chiara: i limiti sotto i 50 km/h vanno motivati strada per strada, con dati e istruttorie serie. In pratica, la Città 30 è contro legge. La sentenza del Tar conferma che Lepore ha forzato l’articolo 142 del CdS solo per motivi ideologici. Questa non è sicurezza, è pura propaganda che mette in difficoltà cittadini e imprese“.

PD: “CITTÀ 30 HA SALVATO LA VITA DI TANTE PERSONE, NON FINISCE QUI”
Dall’altra parte della barricata, per ora va registrata la presa di posizione dell’eurodeputata Annalisa Corrado, responsabile ambiente del Partito Democratico, secondo cui Città 30 è “un provvedimento che sin dal primo anno ha dimostrato la sua efficacia in termini di maggiore sicurezza e minor inquinamento. Cosa c’è da festeggiare nello stop a un provvedimento che, come dimostrano i numeri, ha salvato le vite di tante persone, azzerando le vittime della strada? Chi oggi gioisce come Salvini e Bignami se ne faccia una ragione, le Città 30 sono il futuro, non per ideologia, ma perché funzionano. In questo momento più che mai mi schiero con il sindaco di Bologna Matteo Lepore, che sono sicuro continuerà la sua (e nostra) battaglia, superando le criticità sollevate“.