Bankitalia autostrade sicurezza

Bankitalia su autostrade: pedaggi cresciuti ma con meno sicurezza

Indagine severa di Bankitalia sulle autostrade italiane: negli ultimi 10 anni pedaggi cresciuti ma meno sicurezza, visto il dimezzarsi degli investimenti

9 luglio 2020 - 14:00

Impietoso rapporto di Bankitalia sulle autostrade italiane, che ha messo a nudo le criticità di un sistema caratterizzatosi, negli ultimi 10 anni, da un rilevante aumento dei pedaggi per gli automobilisti a fronte del quasi dimezzamento degli investimenti da parte dei gestori, con ovvie ripercussioni sulla sicurezza (e la tragedia del Ponte Morandi è solo l’iceberg di una situazione deficitaria su gran parte della rete). L’indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali è stata presentata al Senato da Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia.

BANKITALIA SU AUTOSTRADE: PEDAGGI AUMENTATI MA INVESTIMENTI DIMINUITI

Premesso che la struttura del mercato delle concessioni autostradali è piuttosto concentrata, visto che su 25 concessionari ben 19 fanno riferimento a due soli gruppi, Atlantia e ASTM (Autostrada Torino-Milano SpA), a cui sono affidati rispettivamente oltre la metà e più di 1/5 della rete autostradale italiana, e che le attuali concessioni hanno in media durate parecchio lunghe, il rapporto di Bankitalia ha evidenziato che tra il 2009 e il 2018 i ricavi da pedaggi sono cresciuti del 28% in termini nominali e del 13% in termini reali, soprattutto in conseguenza del costante aumento delle tariffe, visto che l’andamento dei volumi di traffico è rimasto pressoché immutato nell’intero periodo di valutazione. Tuttavia all’incremento delle tariffe non ha fatto seguito un adeguato quantitativo di investimenti, poiché nello stesso periodo la spesa annua per ammodernare le infrastrutture si è quasi dimezzata, toccando il minimo nel 2017.

AUTOSTRADE ITALIANE: INVESTIMENTI PROGRAMMATI MA SOLO IN PARTE REALIZZATI

La cosa buffa (anzi la cosa ‘drammatica’ perché c’è ben poco da ridere) è che si sono registrati importanti scostamenti tra gli investimenti programmati nei piani economico-finanziari dei concessionari e quelli effettivamente realizzati, in media pari a 1/3. Un paradosso riconducibile in larga parte ai ritardi nell’esecuzione di alcune opere, anche a causa dei rallentamenti sorti nelle fasi di approvazione dei progetti e di rilascio delle autorizzazioni. Quindi, ricapitolando: in dieci anni le concessionarie autostradali, a fronte di volumi di traffico più o meno simili, hanno aumentato le tariffe (anche) per investire su mantenimento e potenziamento della rete esistente ma hanno speso solo una parte delle spese programmate. Non solo per colpa loro ma, come già sottolineato poc’anzi, per quegli stessi fattori di freno (leggasi: burocrazia) che più generalmente ostacolano la realizzazione di opere pubbliche nel nostro Paese.

RAPPORTO BANKITALIA SU AUTOSTRADE: IN DIECI ANNI 6,1 MLD DI RICAVI DA PEDAGGI

Diamo qualche numero: tra il 2009 e il 2018 i ricavi annui da pedaggi sulla rete autostradale italiana sono aumentati da 4,8 a 6,1 miliardi di euro, con una crescita del 28% in termini nominali e del 13% in termini reali. Con l’unica eccezione del 2012, i ricavi sono aumentati ogni anno. Nel medesimo periodo la spesa annua per gli investimenti è stata in media di 1,6 miliardi di euro, seguendo un trend decrescente (-46% in termini nominali e -51% in termini reali), e ha riguardato per circa il 60% il mantenimento e il potenziamento della rete esistente e per il 40% la realizzazione di nuove opere. Il tasso di realizzazione degli investimenti programmati è stato pari a circa il 66%, fortunatamente in recupero negli ultimi anni. Gli stessi numeri sono esposti graficamente nelle tabelle che corredano l’articolo (click sulle immagini per visualizzarle più grandi).

CONCESSIONARIE AUTOSTRADALI: IL PROBLEMA DELLA CONCORRENZA

La relazione di Bankitalia al Senato ha riservato un capitolo anche alla limitata applicazione dei principi concorrenziali nel settore delle autostrade. Con scarso ricorso a procedure di gara pubbliche e durate troppo elevate degli affidamenti, anche per effetto di diffuse proroghe. La situazione è comunque in via di miglioramento perché, se fino a tempi recenti non c’era alcuna autorità indipendente a regolare il mercato, adesso grazie alle novità definite dal Codice dei Contratti Pubblici del 2016 e dal decreto legge n. 109 del 2018, si dovrebbe favorire una maggiore apertura alla concorrenza e una chiara attribuzione del rischio operativo ai concessionari. È anche vero che nell’immediato le nuove disposizioni si applicheranno a gestori che coprono solo il 18% della rete in concessione, percentuale che poi salirà al 40% nel 2030 e al 96% nel 2040.

Scarica la versione integrale dell’Indagine conoscitiva di Bankitalia sulle concessioni autostradali (7/7/2020).

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