Auto sempre più grandi: problema parcheggi a Roma e Milano
Il fenomeno del "carspreading" ridurrà fino al 14% i posti auto su strada entro il 2040. Uno studio di Transport & Environment lancia l'allarme: le vetture crescono di oltre un centimetro l'anno, soffocando la viabilità
Il fenomeno del "carspreading" ridurrà fino al 14% i posti auto su strada entro il 2040. Uno studio di Transport & Environment lancia l'allarme: le vetture crescono di oltre un centimetro l'anno, soffocando la viabilità
Sebbene con una certa enfasi tendente al catastrofismo, la lobby green Transport & Environment snocciola dati chiave sulle auto sempre più grandi: risultato, manca spazio e si aggrava il problema parcheggi a Roma e Milano. Lo studio dell’associazione verde analizza l’inarrestabile crescita dimensionale dei veicoli di nuova immatricolazione in Europa, un fenomeno ribattezzato con il termine “carspreading“.
PIÙ GRANDI LE AUTO, MENO SPAZIO PER LA SOSTA
Secondo le rilevazioni di T&E, dal 2000 la lunghezza media delle nuove vetture vendute nel Vecchio Continente è aumentata di ben 1,2 centimetri ogni anno. Parallelamente, sia la larghezza sia l’altezza complessiva dei mezzi (inclusa l’altezza del cofano) sono cresciute al ritmo costante di circa 0,5 centimetri all’anno, come noto.
Questa tendenza lineare prosegue indisturbata da un quarto di secolo, procedendo in totale controtendenza rispetto ad altri indicatori demografici e sociali, come il progressivo calo dei componenti medi dei nuclei familiari e il tasso di occupazione dei veicoli, che vede le vetture viaggiare spesso con il solo conducente a bordo.
LE DIMENSIONI CONTANO
La conseguenza immediata di questa “ipertrofia automobilistica” ricade direttamente sulla gestione degli spazi pubblici. I modelli statistici elaborati nello studio indicano che, se l’attuale trend di mercato non subirà correzioni o interventi normativi, entro il 2040 le città europee vedranno svanire tra l’8,5% e il 14% della propria capacità di parcheggio in strada.
Questo non accadrà per una formale cancellazione degli stalli da parte dei Comuni, bensì per una riduzione geometrica: le auto, semplicemente, occuperanno più spazio del dovuto. Poiché le strisce orizzontali delle zone di sosta non vengono ridisegnate continuamente, i veicoli extralarge finiranno per invadere la porzione dello stallo adiacente, rendendo di fatto inutilizzabili molti posti attigui o costringendo a manovre esasperanti.

ED ECCOCI ALL’ITALIA
Come detto nel titolo e in apertura, in Italia il problema promette di assumere contorni emergenziali. Città come Roma e Milano possiedono tessuti urbani storici, caratterizzati da carreggiate strette e da una pianificazione concepita per i volumi e le taglie delle utilitarie del secolo scorso.
Già oggi i SUV e i crossover dominano le classifiche di vendita, spinti dalle strategie commerciali delle Case che hanno progressivamente abbandonato i segmenti più piccoli a favore di modelli più grandi e redditizi. Se grandi capitali come Londra e Berlino rischiano di perdere circa 100.000 posti auto ciascuna, la proiezione sulle due principali città italiane prefigura scenari di paralisi.
Nel nostro Paese, dove la pressione della sosta è già alle stelle, perdere fino a un posto su sette su strada significherà esasperare i tempi di ricerca del parcheggio, incrementare il traffico e moltiplicare gli episodi di sosta selvaggia su marciapiedi e strisce pedonali.
COSA T&E NON DICE
In un contesto di città vecchie e di auto nuove più grandi (per design, sicurezza, spazio interno, status, ADAS e altro), T&E dimentica un dettaglio: proprio Milano, per paradosso, viene invasa da piste ciclabili non valicabili dai mezzi a motore, e corsie ciclabili valicabili, generando un cocktail micidiale. Roma è anch’essa sulla buona strada, seppure le due metropoli non siano paragonabili per dimensioni.
Un caos tale da indurre il legislatore (che in passato ha favorito la micromobilità elettrica) a fare marcia indietro: vedi targa per i monopattini. Va inoltre sottolineato che le due città creano sempre più stalli blu a pagamento, senza contare il ticket Area C meneghino e i 1.000 euro di pass annuale per le elettriche nelle ZTL capitoline: insomma, a loro modo, i Comuni prendono contromisure di natura economica.
SICUREZZA E CONSUMI, ALTRI GUAI
Oltre all’occupazione del suolo, lo studio di T&E solleva stringenti questioni legate alla sicurezza e ai consumi. I veicoli più alti e pesanti aumentano del 27% il rischio di mortalità per i pedoni e i ciclisti in caso di impatto, una percentuale che sale all’81% quando la vittima è un bambino.
Sotto il profilo energetico, muovere masse superiori richiede più risorse: il report calcola che il mantenimento di questa flotta maggiorata comporterà un consumo extra di energia pari a milioni di barili di petrolio e decine di terawattora di elettricità, gravando sulle reti di ricarica e vanificando parzialmente i benefici della transizione ecologica.
LA RICETTA GIUSTA?
Per invertire la rotta, la lobby green invoca l’introduzione di tariffe di sosta progressive basate sul peso e sulle dimensioni dei veicoli (sul modello già sperimentato a Parigi) e la fissazione di limiti massimi di larghezza per le nuove omologazioni. Senza un freno normativo, il “carspreading” rischia di trasformare definitivamente le strade di Roma e Milano in un imbuto impraticabile.