Auto elettriche: i costruttori europei bussano a denari, UE risponderà?

Auto elettriche: i costruttori europei bussano a denari, UE risponderà?

Le Case: l'UE dovrebbe aprire gli aiuti di Stato alla produzione di tecnologie pulite per raggiungere gli obiettivi di elettrificazione

 

Le Case: l'UE dovrebbe aprire gli aiuti di Stato alla produzione di tecnologie pulite per raggiungere gli obiettivi di elettrificazione

di 
7 Luglio 2026 - 16:00

Per vincere la corsa verso l’auto elettrica, le Case (con altre realtà automotive e diverse associazioni green) scrivono una lettera aperta all’Unione Europea: la richiesta di Mercedes-Benz, Stellantis, Volkswagen e tanti altri è di cambiare le regole degli aiuti di Stato ai costruttori. Come spiega uno dei firmatari, la lobby verde Transport & Environment, infatti, la Commissione UE lancerà il 15 luglio il Piano d’azione per l’elettrificazione, come risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz, così da rendere il Vecchio Continente il più autonomo possibile dal punto di vista energetico. Proprio in quell’occasione, a metà mese, ci sarà la possibilità per cambiare le regole sui finanziamenti alle aziende.

SOLDI ALLE CASE AUTO PER FARE LE ELETTRICHE: QUAL È IL PROBLEMA

In premessa, va detto che nel mirino delle Case UE ci sono i cinesi: è contro di loro che si fa la “battaglia” della mobilità verde. Gli aiuti alla produzione, dice la lettera, devono essere realmente finanziabili.

Questo consente a un’azienda di garantire investimenti privati e debito: è una precondizione rigorosa per attrarre capitale privato.

“Il quadro degli aiuti di Stato che garantisce la disciplina interna a scapito della competitività globale dell’UE è stato progettato per un mondo in cui la principale minaccia competitiva proveniva dall’interno del Mercato Unico. Non è più così”. Adesso il nemico si chiama Cina.

Pertanto, “il Piano d’azione per l’elettrificazione dell’UE è il momento di cambiare marcia e allineare il regolamento sugli aiuti di Stato dell’UE agli obiettivi del Clean Industrial Deal“, scrivono.

IN CONCRETO, LE RICHIESTE DEI COSTRUTTORI A BRUXELLES

  • Consentire un sostegno alla produzione proporzionato alla produzione: consentire un premio fisso per unità verificata. Parliamo di euro per ogni kWh di cella batteria, €/kg di idrogeno rinnovabile, €/W di modulo solare o inverter, €/km di cavo ad alta tensione.
  • Rendere il sostegno temporaneo, limitato nel tempo, con massimali per azienda per mantenere una distribuzione equilibrata delle risorse.
  • Introdurre un tetto semplice per garantire prevedibilità ed equità, impedendo vantaggi sproporzionati per coloro che hanno maggiori capacità fiscali, mantenendo al contempo il sistema aperto ed equilibrato in tutta l’UE.
  • Riservare l’idoneità alle aziende con una solida governance e un’impronta operativa basate nell’UE, in linea con l’approccio dell’IAA per garantire che il sostegno pubblico avvantaggi attori con un impegno strategico a lungo termine verso l’Europa.
  • Sviluppare criteri di ammissibilità chiari e basati su regole che consentano procedure di approvazione rapide e prevedibili per i casi standard e applicare tempistiche vincolanti per il completamento di eventuali valutazioni rimanenti. Ciò aiuterebbe a creare un quadro più efficiente e a prova di futuro che supporti decisioni di investimento tempestive e rafforzi la competitività dell’Europa.

Auto elettriche: i costruttori europei bussano a denari, UE risponderà?

LA PALLA PASSA ALL’UE

La missiva è indirizzata al capo della Commissione UE Ursula von der Leyen, al vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale Stéphane Séjourné e al vicepresidente esecutivo per una transizione pulita Teresa Ribera. Come reagiranno? Due le nostre ipotesi.

Uno. La Commissione potrebbe accogliere parzialmente le istanze, introducendo un sistema di sussidi semplificato, ma vincolato a rigorosi criteri di sostenibilità ambientale e occupazionale. Questa scelta mirerebbe a rafforzare la competitività europea contro Pechino.

In ballo centinaia di miliardi di euro negli anni. Non si tratta certo di sovvenzioni per non far chiudere una fabbrica obsoleta, ma per evolversi inseguendo il Dragone.

Due. L’UE potrebbe mantenere una linea prudente, privilegiando la disciplina fiscale e la coesione tra gli Stati membri. In questo scenario, il sostegno pubblico rimarrebbe limitato, puntando su investimenti indiretti in infrastrutture e ricerca tecnologica, lasciando che siano le dinamiche di mercato e le alleanze industriali private a guidare la transizione verso la mobilità elettrica.

Commenta con la tua opinione

X