Aiuti contro caro carburante: il deficit blocca il Governo?

Aiuti contro caro carburante: il deficit blocca il Governo?

Il Governo al lavoro per aiuti mirati contro il caro carburante o per ridurre le accise: da valutare se la stretta sui conti pubblici e i vincoli del deficit di bilancio UE siano un freno all'Esecutivo

 

Il Governo al lavoro per aiuti mirati contro il caro carburante o per ridurre le accise: da valutare se la stretta sui conti pubblici e i vincoli del deficit di bilancio UE siano un freno all'Esecutivo

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23 Settembre 2026 - 09:46

Il Governo punta a introdurre aiuti mirati contro il boom dei prezzi di benzina e diesel, magari proseguendo i tagli delle accise delle scorse settimane, ma adesso deve fare i conti con una brutta novità: l’Istat conferma il dato sul deficit italiano del 2025, con l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche che si è attestato al 3,079% del PIL, sopra il dato comunicato ad aprile e contro il 3,4% del 2024. Arrotondando, siamo a 3,1%. Sfuma la speranza dell’Esecutivo (che ha anche ereditato diversi guai di carattere economico-finanziario) di centrare la soglia del 3% e avvicinarsi all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo avviata dall’UE due anni fa. Adesso ecco il tema: c’è ancora spazio per prelevare risorse economiche e impiegarle in funzione anti caro verde e gasolio? Finora le decurtazioni delle tasse sui due carburanti sono state coperte con tagli di altre spese, sovragettito IVA e anticipazioni di imposte sui dividendi.

QUALE MISURA CONTRO IL CARO CARBURANTE COL DEFICIT AL 3%?

Se consideriamo l’esenzione del bollo auto 2027 come misura di compensazione di quanto si spende alla pompa, si usano soldi del PNRR, senza che Bruxelles protesti. Tuttavia, l’UE impone di stare sotto il deficit del 3% con manovre correttive di bilancio: l’Italia è pure sotto osservazione continua. Senza dimenticare che i mercati – se comprano debito italiano – non gradiscono uno sforamento eccessivo.

Il problema è capire quale tipo di misura possa essere finanziariamente sostenibile senza compromettere i target già fissati per i conti pubblici. Una riduzione generalizzata delle imposte sui carburanti avrebbe infatti un costo tanto maggiore quanto più a lungo venisse mantenuta. Mentre un intervento temporaneo e circoscritto potrebbe essere costruito con caratteristiche molto diverse, per esempio concentrando il beneficio sulle famiglie che utilizzano l’auto per andare al lavoro o sulle categorie professionali maggiormente esposte ai rincari del gasolio.

Una misura selettiva richiede meno risorse rispetto a un taglio applicato indistintamente a tutti i litri di benzina e diesel venduti sul territorio nazionale e consente, almeno in teoria, di limitare l’impatto sui saldi di finanza pubblica.

SPESE: CI SI MUOVE CON ESTREMA CAUTELA

Ogni nuova misura strutturale dovrebbe essere valutata non solo per il suo costo nell’anno in corso, ma anche per gli effetti sugli esercizi successivi. Un conto è finanziare per pochi mesi uno sconto temporaneo alla pompa, un altro è trasformare quella riduzione fiscale in un beneficio permanente: nel secondo caso lo Stato dovrebbe trovare fondi, evitando di affidarsi ogni anno a entrate una tantum o a previsioni particolarmente favorevoli.

Anche l’andamento del gettito fiscale diventa quindi decisivo. Se l’aumento dell’IVA dovuto ai prezzi più elevati dei carburanti contribuisce a compensare una parte delle minori entrate derivanti dalla riduzione delle accise, il meccanismo non può essere considerato una copertura completamente autonoma.

Aiuti contro caro carburante, il deficit blocca il Governo?

GLI SCENARI PER BENZINA E DIESEL

Il Governo potrebbe trovarsi davanti a una scelta fra strumenti differenti: intervenire direttamente sulla fiscalità, utilizzare trasferimenti mirati, rafforzare forme di sostegno per le categorie più esposte oppure lasciare che l’eventuale diminuzione delle quotazioni internazionali si trasferisca progressivamente sui prezzi finali.

La questione riguarda anche l’inflazione. Un carburante più costoso aumenta i costi di trasporto delle merci, della logistica, dell’agricoltura e di numerose attività di servizio, con il rischio di trasferirsi successivamente sui prezzi al consumo.

La raccomandazione europea prevede comunque un percorso di spesa netta che il Paese deve rispettare e il ritorno sotto il 3% deve essere verificato sui dati effettivi, non semplicemente previsto nei documenti programmatici. In parallelo, col Green Deal UE, non c’è flessibilità in tema di raffinazione.

I PREZZI BENZINA E DIESEL OGGI

Intanto, stamane la benzina su rete ordinaria in self è – secondo il ministero delle Imprese – a 2,155 euro, giù di 1 millesimo. Stabile a 2,340 il diesel. Forse merito del calo del greggio, sotto i 100 dollari. Tuttavia, per i prossimi giorni, nessuno azzarda previsioni, considerando l’instabilità in Medio Oriente e i rapporti tesi fra USA e Iran.

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