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Acquisto di un’auto usata da un privato: sono previsti controlli fiscali?

La macchina dei controlli fiscali dell’Agenzia delle entrate può mettersi in moto anche quando c’è di mezzo l’acquisto di una auto usata privato?

25 novembre 2021 - 17:00

Quando si parla di controlli fiscali è bene precisare sin da subito che gli occhi del fisco si posano anche sull’acquisto di un nuovo veicolo? Ma succede la stessa cosa anche nel caso in cui il contribuente scelga di comprare una auto usata da un privato? Il dubbio è lecito in quanto la questione è addirittura finita sul tavolo dei giudici della Corte di Cassazione. I togati sono stati chiamati a dirimere una controversia che ha visto contrapporsi l’Agenzia delle entrate e un cittadino italiano che aveva appunto provveduto all’acquisto di una auto usata privato. La sentenza degli Ermellini rappresenta un importante precedente giudiziario in materia di controlli fiscali sulle auto. Ma soprattutto ha precisato i paletti entro cui gli uomini del fisco possono esercitare la propria azione. Il risultato? Come approfondiamo in questo articolo, non sempre chi compra un’auto usata da un privato può essere sottoposto a verifiche fiscali.

CONTROLLI FISCALI SU AUTO USATA PRIVATO, COME FUNZIONANO

Il mercato della compravendita di auto usata da un privato è ancora vivace. Da una parte in un’epoca di incertezza economica, gli automobilisti possono risparmiare sulla spesa complessiva. Dall’altra si presenta l’opportunità di arricchire il proprio parco auto per le esigenze personali senza spendere una fortuna. A ogni modo, qualunque sia la ragione alla base dell’acquisto di una nuova vettura, una spesa di questo tipo non passa inosservata agli occhi dell’Agenzia delle entrate. Non lo fa perché – nella maggior parte dei casi – il costo per l’acquisto di un’auto usata da un privato è inferiore solo a quello di una nuova auto (non sempre) o di un immobile. Inevitabile quindi che il fisco italiano verifichi che la spesa effettuata sia compatibile con il reddito dichiarato. Nel caso in cui rilevi un’anomalia ovvero uno scostamento superiore al 20%, ecco che suona un campanello d’allarme. Dal punto di vista strettamente procedurale, spetta all’automobilista stesso dimostrare che tutto sia avvenuto nella piena regolarità fiscale. È il principio dell’inversione dell’onere della prova.

AUTO USATA PRIVATO, CI SONO I CONTROLLI FISCALI?

Sono allora previsti controlli fiscali nel caso di acquisto di un’auto usata da un privato? Quali sono le disposizioni in materia? Il proprietario dell’auto usata deve mettere in conto una verifica? A differenza di quanto accade con le auto nuove, su cui l’attenzione dell’Agenzia delle entrate è costante. l’acquisto di un’auto usata segue invece un percorso singolare. In buona sostanza occorre distinguere tra i veicoli di valore e quelli invece di importo modesto. In estrema sintesi, come precisato dalla Corte di Cassazione, l’auto usata privato non rientra tra le spese controllate. Almeno se il valore effettivo è ridotto. In questo caso, l’auto di seconda mano e la transazione economica che l’accompagna non sono passate ai raggi X. Il contribuente non deve quindi giustificare la spesa e rimane alla larga dagli accertamenti formali. Diverso è il caso in cui l’auto è usata di fatto, ma in realtà conserva un buon valore. Ad esempio perché è stata immatricolata da pochi mesi. Oppure si tratta di un modello premium. In questa situazione la verifica fiscale, nel caso di stranezza rispetto al reddito dichiarato, è un’eventualità più che concreta. L’acquisizione prima e il successivo mantenimento poi del veicolo manifesterebbero una maggiore capacità contributiva del titolare.

QUANDO IL PROPRIETARIO DEVE DARE SPIEGAZIONI SULL’ACQUISTO DI UN’AUTO

L’Agenzia delle entrate verifica le spese dei contribuenti attraverso i cosiddetti accertamenti sintetici. In pratica, attraverso procedure automatizzate controlla che non ci siano scostamenti eccessivi tra il tenore di vita del cittadino e i redditi dichiarati ogni anno. Va da sé che l’acquisto di un’auto può essere un impegno costoso da sostenere. Non solo in riferimento all’importo da versare per portarla a casa. Ma anche alle spese di gestione e alle imposte direttamente collegate, tra cui quella sul possesso. Se la scelta dell’auto non è in linea con il tenore di vita, il fisco chiede spiegazioni al proprietario del mezzo, sospettando che l’acquisto possa essere finanziato con denaro non dichiarato. Ecco allora che l’intestatario del veicolo deve fornire la propria versione dei fatti con documenti alla mano. Deve cioè chiarire la provenienza delle entrate economiche. Se le spiegazioni fornite sono traballanti e non convincono gli ispettori dell’Agenzia di via XX Settembre, ecco che dall’accertamento sintetico si passa all’accertamento fiscale.

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