Right to Repair: perché le case auto USA vogliono blindare l’accesso ai dati?

Right to Repair: perché le case auto USA vogliono blindare l’accesso ai dati?

Right to Repair: perché le case auto USA bloccano l'accesso ai dati telematici? Scopri come il controllo del software sta cambiando il diritto di proprietà.

 

Right to Repair: perché le case auto USA bloccano l'accesso ai dati telematici? Scopri come il controllo del software sta cambiando il diritto di proprietà.

6 Luglio 2026 - 15:00

Negli Stati Uniti si sta consumando una durissima battaglia attorno al Right to Repair, il diritto alla riparazione che garantisce agli automobilisti la libertà di scegliere dove far riparare la propria vettura, preferendo eventualmente le officine indipendenti alla rete di assistenza ufficiale dei costruttori. Il confronto è diventato persino un caso politico: di recente, il presidente Donald Trump ha dichiarato in pubblico che i vertici di General Motors e Ford stanno spingendo per una proposta di legge volta a limitare la possibilità per i proprietari di riparare autonomamente i propri veicoli. Tuttavia, come evidenziato dall’esperta Lauren Fix su CBT News, (e come appurato anche da SICURAUTO.it nel suo 4° Aftermarket Report), il cuore dello scontro non è la meccanica tradizionale, ma la gestione e il controllo dei dati generati dai veicoli connessi. Ma perché le case auto USA non vogliono condividerli?

QUESTIONE DI BUSINESS

Lobby americane come la Alliance for Automotive Innovation giustificano da tempo le restrizioni all’accesso ai dati telematici di bordo citando presunti rischi per la sicurezza informatica e l’incolumità dei passeggeri. Ma per Lauren Fix il motivo è puramente economico. Negli Stati Uniti il mercato delle riparazioni e della manutenzione delle auto muove circa 200 miliardi di dollari all’anno, e le officine interne alle concessionarie ufficiali rappresentano la fonte di guadagno più stabile per i marchi automobilistici.

Oggi, con la diffusione di veicoli sempre più digitalizzati, la vendita di una vettura non è più il traguardo finale del rapporto con il cliente, ma l’inizio di un nuovo modello di business. Attraverso i servizi connessi, gli abbonamenti software per sbloccare funzioni di bordo e la manutenzione programmata, i costruttori possono generare profitti costanti nel tempo. Il problema sorge quando, per blindare questi canali di guadagno, si limita la concorrenza ostacolando il lavoro dei riparatori indipendenti.

IL CASO H.R. 7389: UNA LEGGE “ANNACQUATA”

Tutta la tensione politica e commerciale degli ultimi mesi si è concentrata attorno al disegno di legge H.R. 7389, noto come Motor Vehicle Modernization Act. Sulla carta, il provvedimento era nato con le migliori intenzioni: aggiornare le normative vigenti e blindare per legge l’accordo che obbliga i costruttori a fornire ai meccanici indipendenti le informazioni necessarie alle riparazioni. Un’apparente vittoria per i consumatori, se non fosse che durante il passaggio del testo in commissione è successo qualcosa di decisivo.

Dal testo finale è stata completamente rimossa la parte che riguardava l’accesso ai dati telematici, ovvero il flusso di informazioni che la vettura trasmette in modalità wireless e da remoto. Non si tratta di un dettaglio secondario: senza l’accesso diretto alla telematica di bordo, infatti, oggi è diventato di fatto impossibile per un riparatore indipendente USA eseguire una diagnostica avanzata, calibrare i sistemi elettronici di assistenza alla guida o completare i necessari aggiornamenti software.

Auto connessa

SE IL SOFTWARE CANCELLA IL CONCETTO DI PROPRIETÀ

Per decenni l’acquisto di un’auto ha seguito una regola elementare: una volta pagato il veicolo, il proprietario ne era il capo assoluto e decideva in totale autonomia a chi affidarlo per la manutenzione. Oggi questo legame tra possesso e controllo si sta sfaldando a causa del software. Le auto moderne sono a tutti gli effetti dei computer su ruote che monitorano costantemente lo stato dei componenti e inviano questi dati diagnostici direttamente alla casa madre, attraverso canali wireless protetti.

Chiudendo l’accesso a questi canali con la scusa della sicurezza informatica, i costruttori ottengono un controllo totale e centralizzato sul post-vendita. Il rischio concreto, speculare a quanto già accaduto anni fa nel settore delle macchine agricole, è che l’automobilista si ritrovi tra le mani un bene che ha pagato, ma di cui non possiede le chiavi digitali per gestirlo liberamente. Se l’accesso ai dati rimarrà un monopolio delle reti ufficiali, il concetto stesso di proprietà privata dell’auto rischia di diventare un vecchio ricordo.

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