Produzione auto: il Marocco supera l’Italia grazie a… Stellantis
Scopri come la produzione auto in Marocco ha superato quella italiana. Un sorpasso storico che però ha motivazioni ben precise
Scopri come la produzione auto in Marocco ha superato quella italiana. Un sorpasso storico che però ha motivazioni ben precise
Nel 2024 l’industria automobilistica globale ha registrato una svolta storica ma non del tutto inaspettata: il Marocco ha superato l’Italia nella produzione di veicoli, segnando un sorpasso che evidenzia il dinamismo della nazione nordafricana e le difficoltà strutturali del nostro Paese. Grazie a investimenti strategici, in particolare da parte di Stellantis e Renault, il Marocco ha raggiunto una capacità produttiva di circa un milione di veicoli, più del doppio rispetto alle 475 mila unità prodotte in Italia. Questo cambiamento riflette una trasformazione degli equilibri economici e produttivi, con il Marocco che si afferma come hub automobilistico globale, mentre l’Italia, un tempo leader europea del settore, fatica a mantenere la sua competitività.
PRODUZIONE AUTO. BOOM DEL MAROCCO, UN SUCCESSO TRAINATO DA STELLANTIS
Il boom produttivo marocchino è stato guidato in gran parte da Stellantis, che ha investito massicciamente nello stabilimento di Kenitra, inaugurato nel 2019. Qui, la produzione di veicoli è passata da 200 mila a 400 mila unità all’anno, mentre quella dei motori è quadruplicata, raggiungendo 350 mila unità. Modelli come Peugeot 208, Fiat Topolino, Citroen Ami, Opel Rocks e a breve la nuova Fiat Pandissima (o come si chiamerà), destinati sia ai mercati africani che europei, sono assemblati in Marocco sfruttando la piattaforma Smart Car per veicoli elettrici e ibridi.
L’espansione di Kenitra, supportata da un investimento di 1,2 miliardi di euro, mira a portare la capacità produttiva a 535 mila veicoli entro il 2030, con l’obiettivo di raggiungere il milione. Questo successo è ulteriormente amplificato dalla strategia del governo marocchino, che offre incentivi fiscali, manodopera qualificata a costi contenuti e un’efficiente rete logistica, con il porto di Tangeri Med come snodo strategico per l’export verso l’Europa.
I VANTAGGI COMPETITIVI DEL MAROCCO NELLA PRODUZIONE DI AUTOMOBILI
La crescita del Marocco non è casuale, ma il risultato di una visione industriale ben definita. La vicinanza geografica all’Europa, con soli 33 chilometri di distanza dalla Spagna, e infrastrutture moderne come il già citato porto di Tangeri Med garantiscono tempi e costi di trasporto ridotti. Inoltre, il Paese beneficia di una filiera locale robusta, con oltre il 60% dei componenti prodotti internamente da più di 200 fornitori. Le ambizioni marocchine sono chiare: raggiungere 1,3-1,4 milioni di veicoli entro il 2026-2028 e 2 milioni entro il 2030.
Questi fattori, uniti a una manodopera competitiva e a politiche favorevoli agli investimenti esteri, hanno reso il Marocco un polo attrattivo per colossi come Stellantis e Renault, che vedono nel Paese una base strategica per la produzione sostenibile e l’esportazione. Il gruppo francese nello stabilimento Dacia a Tangeri può vantare una capacità produttiva fra 370 mila e 500 mila vetture.

IL DECLINO DELL’ITALIA AUTOMOBILISTICA
In netto contrasto, l’Italia vive un declino preoccupante. Nonostante una storica tradizione automobilistica e strutture produttive consolidate, il settore soffre per la mancanza di investimenti strutturali e una strategia industriale poco chiara. Molti modelli a marchio Fiat vengono ormai prodotti all’estero, in Marocco, Polonia, Serbia e altrove, lasciando stabilimenti come Mirafiori in crisi, con migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Nel 2024, la produzione italiana è crollata del 36,8% rispetto all’anno precedente, fermandosi a 475 mila veicoli. E nel primo semestre 2025 è andata perfino peggio.
La competizione globale, l’incapacità di innovare rapidamente nella mobilità elettrica e l’assenza di politiche industriali incisive hanno marginalizzato l’Italia, che non riesce a sfruttare il suo potenziale. Questo sorpasso marocchino è un’amara lezione: un Paese con meno tradizione automobilistica ha saputo cogliere le opportunità della transizione industriale, mentre l’Italia, nonostante le sue risorse, resta indietro, rischiando di perdere definitivamente il suo ruolo di protagonista nel settore automotive europeo.