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Made in UE non basta: ACEA detta le condizioni per un vero rilancio dell’automotive europeo
ACEA risponde all'Industrial Accelerator Act: il Made in UE non basta. Ecco le condizioni dei costruttori per il rilancio dell'auto europea
ACEA risponde all'Industrial Accelerator Act: il Made in UE non basta. Ecco le condizioni dei costruttori per il rilancio dell'auto europea
L’etichetta “Made in UE” non è una bacchetta magica. A due giorni dalla presentazione dell’Industrial Accelerator Act da parte della Commissione europea, l’industria automobilistica del continente avvisa i “naviganti” che la protezione dell’origine non garantisce, da sola, la sopravvivenza in un mercato globale sempre più aggressivo, sia da est (Cina) che da ovest (dazi USA). A ribadirlo, fra i tanti, è l’ACEA (l’associazione dei costruttori europei di automobili), che ha risposto alla proposta di Bruxelles con una posizione netta: senza un quadro sistemico che affronti l’alto costo dell’energia, la carenza di materie prime critiche e la lentezza infrastrutturale, l’acceleratore industriale rischia di rimanere un guscio vuoto. Per i produttori europei, non si tratta solo di produrre all’interno dei confini, ma di ristabilire le condizioni strutturali per competere ad armi pari con la concorrenza.
INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT: LA NUOVA ARMA DELL’UE PER LA COMPETITIVITÀ
Presentato lo scorso 4 marzo, l’Industrial Accelerator Act si pone come la risposta politica e industriale di Bruxelles per blindare la produzione interna e accelerare la transizione ecologica. Il fulcro della proposta è il rafforzamento del concetto di “Made in UE“, attraverso un sistema di incentivi e semplificazioni burocratiche volti a trattenere le filiere produttive entro i confini comunitari. Gli obiettivi cardine includono l’accelerazione dei processi autorizzativi per i nuovi impianti produttivi (Gigafactory e siti di assemblaggio), il sostegno finanziario mirato alle tecnologie a zero emissioni e l’introduzione di criteri di sostenibilità e resilienza negli appalti pubblici. L’atto mira, di fatto, a ridurre la dipendenza strategica dalle importazioni estere, in particolare dalla Cina per le batterie e dagli USA per i sussidi, tentando di trasformare l’Europa in un hub competitivo per la mobilità elettrica e digitale del futuro.
CRITICITÀ DELL’INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT: PERCHÉ IL MADE IN UE DA SOLO NON BASTA
Nonostante le intenzioni ambiziose, l’Industrial Accelerator Act attira però forti riserve da parte dell’ACEA e di altri importanti attori del comparto. La critica principale risiede nell’approccio considerato troppo sbilanciato verso la protezione normativa e insufficiente sul piano del supporto operativo. Mentre altrove offrono sussidi diretti e immediati, il piano europeo appare ancora eccessivamente vincolato a una burocrazia complessa e a criteri di ammissibilità rigidi. Il timore dei costruttori è che l’enfasi sul “Made in UE” si traduca in un aumento dei costi di produzione senza una reale compensazione in termini di competitività dei prezzi. Senza un massiccio piano di investimenti nell’infrastruttura di ricarica e senza una soluzione strutturale all’alto costo dell’energia, che in Europa resta sensibilmente superiore rispetto ai competitor globali, il rischio è che l’Act rimanga un manifesto politico incapace di arrestare la delocalizzazione e la perdita di quote di mercato a favore dei produttori cinesi.

LE CONDIZIONI DEI PRODUTTORI D’AUTO PER IL RILANCIO: MATERIE PRIME, ENERGIA E NEUTRALITÀ TECNOLOGICA
Per trasformare la visione della Commissione in un successo industriale, l’ACEA ha dettato condizioni precise che vanno oltre la semplice etichetta di origine. Il primo pilastro è la sicurezza degli approvvigionamenti: l’Europa deve garantire l’accesso a materie prime critiche (come litio e cobalto) attraverso partnership strategiche globali, riducendo la dipendenza da singoli fornitori dominanti. In secondo luogo, l’associazione chiede una strategia energetica coerente che abbassi i costi industriali, fattore determinante per la produzione di batterie. Fondamentale è poi il principio della neutralità tecnologica: ACEA esorta i decisori a non puntare esclusivamente sull’elettrico a batteria, ma a sostenere tutte le innovazioni che possano contribuire alla decarbonizzazione senza compromettere la libertà di scelta dei consumatori. Infine, serve un’accelerazione reale sul coordinamento delle infrastrutture: non può esserci rilancio senza una rete di ricarica capillare e uniforme in tutti gli Stati membri, condizione imprescindibile per sostenere la domanda di mercato e giustificare gli enormi investimenti dei produttori europei.