Elon Musk e il compenso da 1.000 miliardi: investitori verso il no

Elon Musk e il compenso da 1.000 miliardi: investitori verso il no

Tesla: il fondo sovrano norvegese si oppone al maxi compenso da 1.000 miliardi per Elon Musk. Attesa per il voto del CdA

 

Tesla: il fondo sovrano norvegese si oppone al maxi compenso da 1.000 miliardi per Elon Musk. Attesa per il voto del CdA

4 Novembre 2025 - 14:30

Il prossimo 6 novembre gli investitori Tesla decideranno se approvare il pacchetto di misure per il compenso monstre del CEO Elon Musk valutato fino a 1.000 miliardi di dollari, se il gigante delle auto elettriche raggiungerà una serie di target nei prossimi 10 anni. Le indiscrezioni della vigilia suggerivano che Musk avrebbe ottenuto agevolmente l’ok, ma nelle ultime ore l’annuncio del fondo sovrano norvegese, che voterà contro la ratifica, ha rimescolato le carte rendendo il voto molto incerto.

1.000 MILIARDI DI DOLLARI PER ELON MUSK

Il mega compenso per Musk è stato proposto lo scorso settembre dal CdA per “fidelizzare e incentivare Elon“, come ha detto la presidente dell’azienda Robin Denholm, affinché “Tesla diventi la società di maggiore valore della storia“. Il compenso includerebbe una dozzina di pacchetti azionari che saranno assegnati al fondatore se raggiungerà determinati obiettivi decennali di grande rilievo, peraltro non facili. Per centrare l’importo previsto dal piano di compensi, Tesla dovrebbe infatti raggiungere un valore di mercato di 8,5 trilioni di dollari (in aumento di quasi sei volte rispetto a oggi) e produrre e consegnare 20 milioni di veicoli.

MEGA COMPENSO, IL FONDO SOVRANO NORVEGESE DICE NO

Il progetto potrebbe tuttavia infrangersi di fronte al rifiuto di alcuni investitori del marchio, incuranti del fatto che Musk ha minacciato di lasciare Tesla se l’accordo sarà respinto. L’azionista più critico sul compenso da 1.000 miliardi è proprio il fondo sovrano norvegese (NBIM), il più grande al mondo, che ha ufficialmente annunciato il suo voto contrario nell’assemblea generale annuale del 6 novembre. NBIM è il più grande investitore al di fuori di Tesla ad aver dichiarato come intende votare: il secondo più grande, Baron Capital, ha dichiarato invece che sosterrà il pacchetto retributivo di Musk, mentre i maggiori investitori istituzionali dell’azienda, tra cui BlackRock, Vanguard e State Street, non hanno ancora reso noti i loro piani.

“Pur apprezzando il significativo valore creato sotto il ruolo visionario del signor Musk, siamo preoccupati per l’entità totale dell’assegnazione, la diluizione e la mancanza di mitigazione del rischio per la persona chiave, in linea con le nostre opinioni sulla remunerazione dei dirigenti”, ha dichiarato un rappresentante del fondo sovrano norvegese per motivare il no. Da notare che il fondo, settimo azionista di Tesla con una partecipazione dell’1,12% per un valore di 17 miliardi di dollari, aveva votato contro anche il precedente piano di remunerazione di Musk, suscitando la dura reazione da parte del CEO che se l’era legata al dito rifiutando un invito a una conferenza a Oslo. E chissà stavolta come risponderà…

Tesla compenso Elon Musk

TESLA: MAXI COMPENSO SOLO AL RAGGIUNGIMENTO DI OBIETTIVI MOLTO IMPORTANTI

Per mitigare le critiche di chi ritiene il compenso di 1.000 miliardi promesso a Musk fuori da ogni logica, il CdA di Tesla ha ricordato che il CEO lo guadagnerà solo se il valore di mercato dell’azienda crescerà sostanzialmente e che il premio massimo sarà pagato solo se il gruppo raggiungerà traguardi molto importanti, in particolare il già citato valore di mercato di 8,5 trilioni di dollari, aumentando di quasi sei volte quello odierno. Tuttavia, secondo alcuni esperti, Musk potrebbe guadagnare lo stesso decine di miliardi di dollari senza raggiungere molti degli obiettivi richiesti.

Inoltre, secondo un’analisi di Reuters, sebbene il pacchetto di misure per il compenso possa assegnare azioni per un valore fino a 1.000 miliardi di dollari in 10 anni, il costo di tali azioni al momento dell’eventuale assegnazione sarà detratto, facendolo scendere ad ‘appena’ 878 miliardi di dollari. Non esattamente quello che definiremmo ‘uno stipendio da fame’…

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