E-Car europea: può davvero salvare l’industria dell’auto?
E-Car europea: opportunità o semplice promessa? Critiche al dialogo strategico UE tra tanti annunci e pochi fatti concreti
E-Car europea: opportunità o semplice promessa? Critiche al dialogo strategico UE tra tanti annunci e pochi fatti concreti
Venerdì scorso è andato in scena a Bruxelles l’ultimo round (per ora) del “Dialogo Strategico sul Futuro dell’Industria Automobilistica“, presieduto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dove tra proclami, buoni propositi e le immancabili foto di gruppo (per tacere del ricco buffet) si è tornati a spingere forte sulla E-Car europea, presentata quasi come l’ultima speranza per l’industria dell’auto europea che arranca sotto il peso della transizione elettrica e della concorrenza globale. Ma questi fantomatici veicoli elettrici low-cost, ispirati alle kei car giapponesi, potranno davvero salvare un settore che impiega 13 milioni di persone e genera il 7% del Pil UE? Lo scopriremo solo vivendo (cit.) ma per adesso dall’incontro è emerso il solito copione fatto di tante parole ma pochi fatti concreti.
IL PROGETTO DELLA E-CAR EUROPEA TRA PROMESSE E REALTÀ
L’idea di una E-Car europea – leggera, economica, ecologica e prodotta con filiere locali – è quella di una piccola auto elettrica capace di rivitalizzare la produzione e diffondere su larga scala (grazie alla praticità e ai prezzi bassi) la mobilità green. Bruxelles ha ribadito la volontà di promuovere questa nuova categoria di veicoli, sulla scia delle kei car giapponesi, per dare respiro alle aziende europee, in particolare Renault e Stellantis, che a loro volta spingono per questa soluzione (mentre i tedeschi sono più scettici). Tuttavia con una quota di mercato delle BEV ferma al 15,6% nei primi sette mesi del 2025, i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture di ricarica e i prezzi proibitivi per i consumatori medi, questa idea può funzionare solo con super incentivi europei (anche tramite benefici fiscali per le aziende), altrimenti è destinata a morire sul nascere. La Commissione si è detta pronta ad affrontare la questione, ma il problema alla fine resta sempre lo stesso: senza annunci e scadenze vincolanti il tempo passa, la crisi si allarga e le possibili soluzioni diventano meno efficaci.
DIALOGO STRATEGICO: TROPPE PAROLE, POCHI FATTI
Del resto questi incontri a Bruxelles (siamo già al terzo) incarnano il vecchio vizio europeo: tavole rotonde infinite, dichiarazioni d’intenti roboanti, ma di azioni concrete poco o nulla. Il Dialogo Strategico, lanciato a gennaio con 22 stakeholder, doveva sfociare in un Action Plan entro marzo, ma a settembre siamo ancora alle chiacchiere. L’ACEA, l’associazione dei costruttori d’auto europei, ha accolto favorevolmente il focus sulle “sfide strutturali“, ma ha bollato l’incontro come “ennesima opportunità persa” per misure immediate, come deroghe alle multe CO2 o supporto alle PMI fornitrici. Negli ultimi giorni, i forum dell’IAA Mobility di Monaco hanno visto i big dell’auto unirsi in un coro di lamentele: “Serve pragmatismo, non utopie“. Von der Leyen ha parlato di “transizione pulita e accessibile“, ma senza investimenti e riforme rapide, questa parole sono solo fumo. Come ha sarcasticamente commentato Massimo Artusi di Federauto, la federazione italiana dei concessionari auto, il Dialogo Strategico di venerdì scorso ha prodotto solamente “uno scambio di convenevoli“.

IL FUTURO DELL’AUTO EUROPEA: L’E-CAR È LA RISPOSTA GIUSTA?
In conclusione, l’E-Car europea potrebbe avere le potenzialità per rivitalizzare l’industria, supportando occupazione e sostenibilità, ma rischia di restare una promessa se non si tradurrà presto in un pacchetto di azioni concrete e coerenti, capaci di dare un vantaggio competitivo reale all’Europa nel confronto globale, specie con i cinesi. La filiera italiana, rappresentata dall’ANFIA, sottolinea da tempo che senza incentivi efficaci, prezzi dell’elettricità più bassi e un supporto concreto all’industria europea, la sfida sarà persa. Non basta il richiamo alla “neutralità tecnologica“ o la creazione di nuove categorie di auto elettriche se non si cambia passo davvero rispetto alla burocrazia e ai tempi dilatati delle decisioni europee. È finito il tempo del “poi ne parliamo“: l’Europa deve agire subito per non essere relegata a spettatrice di una rivoluzione che ha iniziato ma che non sa più a gestire.