Nokian Tyres pneumatico
Dal pneumatico al dato: come Euro 7, AI e Data Act stanno ridefinendo il mercato secondo Nokian Tyres
Euro 7, connettività e intelligenza artificiale stanno ridefinendo il futuro dell'industria del pneumatico. Nokian Tyres condivide la propria visione sulle opportunità e sulle sfide che attendono il settore
Euro 7, connettività e intelligenza artificiale stanno ridefinendo il futuro dell'industria del pneumatico. Nokian Tyres condivide la propria visione sulle opportunità e sulle sfide che attendono il settore
Per oltre un secolo, gli pneumatici sono stati valutati principalmente in base alle loro caratteristiche fisiche: aderenza, durata, sicurezza, comfort ed efficienza energetica. Oggi, però, il settore sta attraversando una trasformazione molto più ampia. L’introduzione di Euro 7, l’evoluzione della connettività, la crescente disponibilità di dati e l’ascesa dell’intelligenza artificiale stanno progressivamente spostando l’attenzione dal prodotto in sé al valore delle informazioni che esso è in grado di generare.
In questo contesto, lo pneumatico non è più soltanto un componente soggetto a usura, ma si sta trasformando in una fonte di dati in grado di supportare lo sviluppo del prodotto, la manutenzione predittiva, la gestione delle flotte e nuovi servizi digitali. Una trasformazione che apre nuove opportunità, ma che solleva anche interrogativi rilevanti sulla gestione dei dati, sui modelli di business e sul futuro ruolo degli operatori dell’aftermarket. Per approfondire questi cambiamenti abbiamo raccolto il punto di vista di Nokian Tyres, azienda che da anni investe in sicurezza, sostenibilità e nello sviluppo di soluzioni per la mobilità connessa.
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Questo contenuto fa parte del 6° Aftermarket Report di SICURAUTO.it dal titolo: “L’Aftermarket nell’era delle regole europee: opportunità, vincoli e nuove specializzazioni”.
Euro 7 sta già influenzando le vostre scelte di sviluppo prodotto? E quali compromessi comporta?
Euro 7 sta rafforzando alcune priorità di sviluppo che da tempo sono centrali per i produttori di pneumatici, in particolare per quanto riguarda resistenza al rotolamento, durata e prestazioni in termini di usura. Con la crescente attenzione della normativa alle emissioni non di scarico, comprese quelle generate dall’usura degli pneumatici, la sfida consiste nel continuare a migliorare le prestazioni complessive del prodotto, mantenendo al tempo stesso un equilibrio tra sicurezza ed efficienza.
Nello sviluppo di uno pneumatico ciò significa ottimizzare il bilanciamento tra bassa resistenza al rotolamento, elevata aderenza sul bagnato e buona resistenza all’abrasione. I principali compromessi riguardano generalmente il rapporto tra una resistenza al rotolamento estremamente ridotta e la massima aderenza sul bagnato, oppure tra mescole più morbide, che garantiscono un grip superiore, e una maggiore durata del battistrada. Il nostro approccio consiste nel lavorare parallelamente su materiali, disegno del battistrada e struttura dello pneumatico, così da migliorare l’intero “triangolo delle prestazioni”, anziché incrementare una caratteristica a discapito delle altre.
Oggi le emissioni da usura degli pneumatici sono realmente misurabili in modo affidabile nelle condizioni di utilizzo reale?
Le emissioni di particelle generate dall’usura degli pneumatici possono essere misurate, ma la vera sfida è ottenere risultati ripetibili nelle condizioni di utilizzo reale. Fattori come il tipo di pavimentazione, la temperatura, lo stile di guida e la tipologia di veicolo influenzano infatti in modo significativo i risultati.
Per questo riteniamo che i metodi di prova standardizzati in laboratorio rappresentino uno strumento fondamentale per confrontare i prodotti in condizioni controllate, da affiancare a programmi di validazione su strada ben progettati.

Chi dovrebbe garantire, nel tempo, che un veicolo resti conforme a Euro 7 anche dopo la sostituzione degli pneumatici?
In definitiva, la conformità si basa su un modello di responsabilità condivisa. Le autorità di regolamentazione definiscono i requisiti; i costruttori di veicoli progettano il sistema veicolo-pneumatico e indicano le specifiche degli pneumatici da utilizzare; i produttori di pneumatici garantiscono che i loro prodotti rispettino le prestazioni dichiarate; infine, gli operatori dell’aftermarket (gommisti e installatori), insieme al proprietario del veicolo, devono assicurarsi che gli pneumatici sostitutivi siano conformi alle specifiche del costruttore e che vengano montati e mantenuti correttamente, verificando ad esempio pressione di gonfiaggio, assetto e rotazione degli pneumatici.
In che modo Nokian Tyres valorizza già oggi i dati generati dagli pneumatici?
Già oggi utilizziamo i dati relativi agli pneumatici e ai veicoli lungo l’intera catena del valore, in particolare nei settori della mobilità professionale e delle attività di testing. Alcuni esempi includono il supporto ai clienti che gestiscono flotte attraverso soluzioni di monitoraggio delle condizioni degli pneumatici e l’impiego dei dati raccolti dalle nostre reti interne di Ricerca e Sviluppo per ottimizzare i cicli di sviluppo del prodotto e le attività di validazione.
La direzione è chiara: quando vengono utilizzati in modo responsabile, i dati possono contribuire a migliorare la sicurezza, ridurre i tempi di fermo dei veicoli e creare un prezioso flusso di informazioni di ritorno, utile per sviluppare pneumatici sempre più performanti nelle reali condizioni di utilizzo.
Cosa impedisce oggi alla connettività di estendersi dai veicoli pesanti alle autovetture?
Nel segmento dei veicoli pesanti, il modello di business è spesso più evidente, perché i costi legati ai fermi macchina sono elevati e l’intensità di utilizzo dei mezzi è molto alta. In questo contesto, la connettività consente di ottenere un ritorno sull’investimento in tempi relativamente rapidi.
Per le autovetture, invece, la diffusione della connettività è frenata da diversi fattori: la frammentazione delle piattaforme veicolo e delle interfacce dati, una maggiore sensibilità ai costi, gli aspetti legati alla privacy e alla gestione del consenso, l’incertezza su chi sia il proprietario dei dati e su chi possa monetizzarli, oltre alla necessità di disporre di sensori e soluzioni sufficientemente robusti da garantire affidabilità nel tempo, in tutte le stagioni e per l’intero ciclo di vita dello pneumatico.
Per favorire una diffusione su larga scala saranno quindi fondamentali una maggiore standardizzazione e una chiara proposta di valore per automobilisti, OEM e operatori dell’aftermarket.

Il Data Act europeo ridistribuirà il valore o rischia di scoraggiare gli investimenti nelle infrastrutture di connettività?
Il Data Act può contribuire a creare nuovo valore, chiarendo le regole sull’accesso e sulla condivisione dei dati. Questo potrebbe ridurre le situazioni di lock-in e favorire lo sviluppo di nuovi servizi.
Il rischio, tuttavia, è che obblighi poco chiari, eccessivamente gravosi o incapaci di garantire un’adeguata tutela della proprietà intellettuale e degli investimenti possano rallentare lo sviluppo delle infrastrutture e dei prodotti. A nostro avviso, il risultato auspicabile è un quadro normativo equilibrato: da un lato favorire un accesso equo ai dati, dall’altro continuare a valorizzare gli investimenti di chi sviluppa sensori, piattaforme, soluzioni di cybersecurity e servizi digitali.
L’intelligenza artificiale ha già prodotto benefici misurabili in termini di tempi, costi o prestazioni, oppure è ancora in una fase prevalentemente esplorativa?
L’intelligenza artificiale sta già generando benefici misurabili, in particolare nelle attività di simulazione, nell’analisi dei dati di test e nell’accelerazione dei processi di Ricerca e Sviluppo. Tra gli impatti più significativi vi sono la riduzione dei tempi di sviluppo, il miglioramento della qualità delle decisioni grazie alla capacità di individuare schemi ricorrenti all’interno di grandi volumi di dati sperimentali e l’aumento della produttività nelle attività di ingegneria e nei processi operativi.
Allo stesso tempo, alcune applicazioni sono ancora in una fase esplorativa, soprattutto nei casi in cui la disponibilità di dati di alta qualità, l’integrazione con i sistemi legacy o la robustezza dei processi di validazione sono ancora in fase di maturazione.
Nei prossimi cinque anni, dove si sposterà il valore nel mercato del pneumatico?
Ci aspettiamo che il valore si concentri sempre di più negli ambiti in cui i clienti percepiscono benefici concreti: sicurezza nelle reali condizioni di utilizzo, efficienza (in termini di consumi energetici e percorrenza chilometrica), riduzione del costo totale di esercizio (TCO) e trasparenza sulla sostenibilità, con particolare attenzione ai materiali impiegati, alla durata del prodotto e alla sua impronta ambientale.
Parallelamente, i servizi digitali e la manutenzione basata sui dati potranno creare nuove aree di valore, soprattutto per le flotte e gli utilizzatori professionali. I protagonisti del mercato saranno coloro che riusciranno a coniugare elevate prestazioni del prodotto con una credibile strategia di sostenibilità e un ecosistema di servizi pratico ed efficace.
