Crisi automotive: a rischio 350.000 posti se UE non rafforza il Made in Europe Industria auto europea

Crisi automotive: a rischio 350.000 posti se UE non rafforza il Made in Europe

350mila posti a rischio: CLEPA chiede all’UE di blindare il Made in Europe e proteggere la filiera automotive dalla concorrenza sleale estera

 

350mila posti a rischio: CLEPA chiede all’UE di blindare il Made in Europe e proteggere la filiera automotive dalla concorrenza sleale estera

25 Giugno 2026 - 12:30

Il rischio è che l’auto elettrica del futuro sia etichettata come “Made in Europe“, ma che dentro non abbia un solo bullone fabbricato nel nostro Continente. Dietro il dibattito tecnico sulle regole di provenienza dei veicoli che si sta consumando a Bruxelles, c’è un numero che fa tremare l’industria: 350.000 posti di lavoro a rischio entro il 2030. La denuncia, cortocircuito perfetto tra allarme occupazionale e sovranità industriale, arriva direttamente da CLEPA, l’associazione europea della componentistica automotive. La richiesta all’Unione Europea è una sola: smettere di essere “ingenui” con le regole del mercato prima che sia troppo tardi.

350.000 POSTI IN BILICO: LA MAPPA DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE

I numeri non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche. Secondo i dati diffusi da CLEPA, se l’Europa non corregge la rotta della sua politica industriale, entro il 2030 l’intera filiera della componentistica rischia di perdere 350.000 posti di lavoro. Non si tratta di una proiezione teorica a lungo termine, ma di una crisi che sta già bussando alle porte delle fabbriche europee. La componentistica è il vero motore dell’automotive continentale: impiega circa 1,7 milioni di persone, genera gran parte del valore aggiunto di un veicolo e investe oltre 30 miliardi di euro all’anno in ricerca e sviluppo. Tagliare fuori i fornitori locali significa desertificare interi distretti industriali, privando l’Europa non solo di posti di lavoro, ma della capacità stessa di innovare. Perdere questa rete significa dipendere al 100% dalle tecnologie e dalle forniture extra-UE.

IL “CAVALLO DI TROIA” CHE MINACCIA LA FILIERA

Il cuore del problema risiede nelle maglie troppo larghe della burocrazia di Bruxelles, in particolare all’interno delle discussioni sul nuovo Net-Zero Industry Act (NZIA) e l’Industrial Accelerator Act (IAA). Il rischio concreto è l’introduzione di criteri di qualificazione “annacquati” per gli appalti pubblici e i sussidi. Se le soglie di valore locale vengono fissate a livelli troppo bassi, si crea una scappatoia legale pericolosissima: un veicolo elettrico assemblato in Europa potrebbe ottenere l’etichetta “Made in Europe” anche se le sue componenti più costose e tecnologiche – come le batterie, i software e l’elettronica di potenza – sono state interamente prodotte e importate dall’Asia. Questo meccanismo rischia di trasformare i marchi storici europei in semplici “assemblatori” di tecnologie altrui (cinesi in particolare), spalancando le porte a una concorrenza sleale alimentata dai massicci sussidi statali esteri.

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COSA CHIEDE CLEPA: LA STRATEGIA PER BLINDARE IL MADE IN EUROPE

Per evitare il collasso della filiera, CLEPA ha indirizzato un appello chiaro al Consiglio dell’Unione Europea, chiedendo di inserire nell’Industrial Accelerator Act (IAA) tutele rigide e non negoziabili. La strategia si articola su tre fronti.

  • Primo: imporre un passaporto dei componenti UE, stabilendo che un’auto è davvero europea solo se una percentuale significativa e strategica del suo valore viene prodotta all’interno dei confini della UE.
  • Secondo: definire criteri rigorosi per i “partner commerciali affidabili“, limitando l’accesso ai fondi pubblici e ai sussidi a quei Paesi che rispettano standard speculari a quelli europei in termini di sostenibilità e concorrenza.
  • Terzo: snellire la burocrazia, permettendo alle aziende della componentistica di accedere agli incentivi per la decarbonizzazione senza i ritardi che oggi ne frenano la competitività rispetto a Cina e Stati Uniti.

La linea di confine è tracciata: l’Europa deve difendere chi produce valore sul territorio, non chi si limita a incollarci sopra un marchio.

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