Aftermarket auto: il 25% prevede aumento fatturato, ma non mancano le criticità

Aftermarket auto: il 25% prevede aumento fatturato, ma non mancano le criticità

Una ricerca evidenzia il peso della filiera aftermarket automotive sull'economia italiana e le sfide future del settore

 

Una ricerca evidenzia il peso della filiera aftermarket automotive sull'economia italiana e le sfide future del settore

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5 Maggio 2026 - 14:30

L’aftermarket auto si conferma un pilastro dell’economia italiana, generando un valore aggiunto che supera i 31 miliardi di euro e coinvolgendo oltre 400 mila lavoratori: è quanto emerge dalla ricerca del Centro Studi Tagliacarne (dati 2024), per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e col supporto di ANFIA (Associazione nazionale filiera industria automobilistica). Il comparto dimostra una notevole solidità e una dinamica positiva, risultando in controtendenza rispetto alle incertezze che interessano il settore automobilistico tradizionale. Nonostante le difficoltà legate al reperimento di competenze e agli approvvigionamenti, quasi un’impresa su quattro prevede un aumento del fatturato per l’anno in corso. Le aziende guardano al futuro con fiducia, puntando sull’innovazione e su mercati esteri, sebbene si registri cautela riguardo alle trasformazioni tecnologiche e alla transizione energetica.

AFTERMARKET AUTO: LA SFIDA DELLE COMPETENZE

Il comparto dell’aftermarket automotive in Italia produce un valore aggiunto pari all’1,6% dell’economia nazionale. A livello regionale, ecco le regine:

  1. Lombardia (8,8 miliardi di euro di valore prodotto, il 28,2% del totale nazionale aftermarket);
  2. Emilia-Romagna (4,3 miliardi di euro, il 13,8%);
  3. Veneto (4,2 miliardi, 13,5%).

A livello provinciale, Modena primeggia con il 3,5%, seguita da Pesaro e Urbino e da Vicenza. Nonostante questi numeri positivi, il disallineamento tra domanda e offerta di competenze rappresenta un freno significativo per la crescita del comparto: due imprese su tre lamentano la difficoltà di reperire le figure professionali necessarie. Questa carenza si traduce in un sovraccarico per il personale interno e in un aumento dei costi di gestione legati alla formazione. Per far fronte a queste criticità, gli operatori chiedono interventi mirati sul costo del lavoro e agevolazioni fiscali, ritenuti prioritari per mantenere la competitività.

Il valore del settore aftermarket auto in Italia sfiora i 31,2 miliardi di euro

EXPORT E IA: NUOVE STRATEGIE DI MERCATO

Il settore si dimostra fortemente orientato all’export, con una quota del 67% delle imprese che esporta i propri beni e servizi all’estero. Tra queste, il 17,7% stima un ulteriore incremento delle vendite sui mercati esteri per il 2026. Tuttavia, un terzo degli operatori esprime preoccupazione per i possibili effetti dei dazi internazionali: per rispondere a questa incertezza, oltre la metà delle aziende colpite punta a diversificare i propri sbocchi commerciali esplorando mercati esteri. Inoltre, le imprese del comparto non mostrano particolari timori nei confronti delle evoluzioni tecnologiche a lungo termine. Nei prossimi dieci anni, oltre il 40% degli operatori prevede un aumento della propria competitività, mentre l’intelligenza artificiale viene considerata con cautela, con una percentuale ridotta di aziende che utilizza già tali strumenti in modo stabile.

LA TRANSIZIONE GREEN NON FA PAURA

Il tema della transizione green non appare come una minaccia immediata per la maggior parte delle imprese operanti nella produzione e nella vendita di ricambi: il 69% degli operatori non vede nessun pericolo legato al passaggio all’elettrico. Le aziende continuano a mantenere una forte focalizzazione sulla componentistica dei motori a combustione, rinviando gli investimenti massicci in questo ambito. Tuttavia, il 22% delle imprese percepisce un potenziale pericolo per la propria sopravvivenza nel medio e lungo termine, soprattutto a causa della concorrenza proveniente dai Paesi emergenti.

LA PAROLA AGLI ESPERTI

  • Valore economico e occupazionale (Giuseppe Molinari, Centro Studi Tagliacarne): “Il comparto conta oltre 400.000 occupati. Nonostante una crescita moderata tra il 2021 e il 2024, si osserva una lieve riduzione dell’occupazione e una difficoltà nel reperire le competenze necessarie. La transizione elettrica e le trasformazioni tecnologiche a lungo termine richiedono un sostegno mirato alla competitività delle imprese“.
  • Contesto regionale e sfide globali (Massimiliano Cipolletta, Camera di commercio di Torino): “L’aftermarket mostra dinamiche positive in controtendenza rispetto all’intero settore automotive, con il Piemonte che spicca per il suo impatto economico (2,6% del totale). Le principali minacce sono la carenza di competenze, l’ingresso di operatori internazionali e la fragilità delle catene di approvvigionamento dovuta alle tensioni geopolitiche“.
  • Evoluzione normativa e resilienza industriale (Marco Stella, ANFIA): “È necessario un approccio pragmatico e realistico nella revisione del regolamento UE sulle emissioni di CO2. L’Industrial Accelerator Act rappresenta un segnale di cambiamento per stimolare la produzione Made in EU, ridurre le dipendenze strategiche e sostenere l’adattamento tecnologico del comparto aftermarket“.

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