Componentistica Automotive italiana: il 73% viene esportato in Europa
Quanto ancora resisterà l’export della componentistica italiana? Dati, trend e previsioni dal bilancio ANFIA 2024
Quanto ancora resisterà l’export della componentistica italiana? Dati, trend e previsioni dal bilancio ANFIA 2024
L’Italia non può più permettersi di guardare al passato glorioso della “Fiat di una volta”. E’ una riflessione da cui non ci si può sottrarre considerando gli implacabili numeri che emergono dal bilancio sulla componentistica automotive italiana pubblicato da ANFIA. Il futuro della nostra industria automotive si gioca oggi, nel contesto europeo, e la sopravvivenza del settore dipende dalla capacità di integrarsi in una filiera continentale che affronta sfide epocali. La crisi produttiva che ha colpito l’Europa nel 2024, con un calo nella produzione di veicoli, sta mettendo a dura prova anche il settore della componentistica, storicamente un baluardo del “made in Italy” che oggi ha bisogno di un piano industriale strutturato per non soccombere.
LA RESILIENZA DELLA COMPONENTISTICA MADE IN ITALY A DURA PROVA
Nonostante il quadro internazionale instabile, l’industria italiana della componentistica automobilistica ha continuato a mostrare una notevole resilienza nel 2024. Tuttavia, i dati diffusi da ANFIA indicano una chiara inversione di rotta: per la prima volta si registra una flessione complessiva dell’export (-3,1%, per un valore di 24,6 miliardi di euro), un segnale preoccupante che fa eco al calo della produzione di veicoli a livello europeo e nazionale. Il calo ha interessato in particolare la seconda metà dell’anno, con un’accelerazione della contrazione che indica l’intensificarsi delle difficoltà.
Se da un lato il saldo della bilancia commerciale della componentistica rimane ampiamente in attivo (6,8 miliardi di euro), dall’altro l’export di veicoli completi crolla del 24,2%, portando il saldo dell’intera filiera automotive a un passivo di quasi 19,3 miliardi. L’immagine che ne emerge è quella di un’industria a due velocità, dove la componentistica fatica a rimanere a galla a fronte di una produzione nazionale di veicoli sempre più in affanno.

I PRINCIPALI PAESI UE PER L’EXPORT DI COMPONENTISTICA AUTO ITALIANA
La Germania si conferma il primo partner commerciale dell’Italia nel settore, assorbendo quasi il 20% del nostro export di componenti. Un dato rassicurante che tuttavia nasconde un’insidiosa contrazione delle esportazioni verso Berlino (-5,8%), un campanello d’allarme che si ripete in quasi tutti i principali mercati europei: Austria (-18,5%), Belgio (-12,7%) e Spagna (-6,7%). Questi numeri confermano che la nostra filiera è intrinsecamente legata alle performance dei giganti industriali continentali.
Il declino dei nostri principali clienti europei si riflette direttamente sulla salute delle nostre aziende. Al di fuori del mercato unico, le esportazioni verso la Cina e gli Stati Uniti mostrano segnali di debolezza, calando rispettivamente dell’11,5% e del 15,4%. In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche, dazi e una transizione ecologica ancora nebulosa, la stabilità del mercato europeo diventa un requisito fondamentale.
STELLA: L’INCERTEZZA TECNOLOGICA FRENA GLI INVESTIMENTI
Secondo il Presidente del Gruppo Componenti ANFIA, Marco Stella, le cause di questo calo non sono solo legate alla congiuntura economica, ma anche all’incertezza che circonda il futuro della mobilità. “Il contesto in cui le imprese si muovono, inoltre, è segnato dall’incertezza sugli sviluppi della transizione verso la decarbonizzazione della mobilità – si attendono gli esiti della revisione del Regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri prevista per i prossimi mesi, che speriamo vada nella direzione del pragmatismo di un approccio tecnologicamente neutrale verso il traguardo delle emissioni zero – che mette in difficoltà soprattutto le imprese specializzate nella componentistica per motori endotermici, chiamate a ripensare i propri modelli di business e strategie industriali per orientare gli investimenti. Ripercussioni negative si attendono anche a seguito dell’introduzione dei nuovi dazi USA, considerando che l’Italia esporta negli Stati Uniti veicoli e componenti per un valore di oltre 4,5 miliardi di euro.”