Ricambisti Day 2019: i fattori che stanno influenzando l’aftermarket auto

I fattori che stanno influenzando l'automotive si riflettono anche sulla filiera dell'aftermarket e dei ricambi. Se ne è parlato al RicambistiDay 2019

23 marzo 2019 - 18:29

Quanto sta cambiando il mondo dell’aftermarket per effetto dei contesti socio-politici nazionali ed internazionali? Se ne è parlato al Ricambisti Day 2019, il 9^ appuntamento annuale dedicato agli operatori del mercato dei ricambi auto e truck, organizzato da Notiziario Motoristico, al quale abbiamo partecipato per darvi un focus sul dietro le quinte della riparazione auto. Una full immersion che ha raccontato la fotografia dei fattori che stanno influenzando l’aftermarket dei ricambi IAM (Independent Aftermarket), che ad oggi rappresenta il 66% del mercato della manutenzione e riparazione auto, mentre il 34% è il cosiddetto OE (Original Equipment) che fa capo alle officine autorizzate della Case automobilistiche.

LE REGOLE UE NON POSSONO FUNZIONARE IN TUTTI I PAESI

Le auto elettriche, le limitazioni sulle emissioni di CO2 in Europa e le immatricolazioni al ribasso delle auto diesel sono i principali fattori che hanno già mutato nel 2018 e ancora di più creeranno dinamiche nuove sulla filiera IAM. Quella parte di industria italiana che sta dietro i ricambi per auto (ma non solo) prima che arrivino in officina. Un appuntamento importante quello del Ricambisti Day, poiché ci ha permesso di vedere da vicino realtà aziendali che sono il fiore all’occhiello italiano nella produzione e distribuzione dei ricambi. Quali sono i fattori già in atto e quelli che verranno a creare scompiglio nell’aftermarket auto? Qualche idea ce la siamo fatta dopo l’intervento di Marisa Saglietto – Responsabile Area Studi e Statistiche, ANFIA. Le condizioni socio-economiche hanno condizionato già il modo con cui gli italiani fanno manutenzione alle auto e condizioneranno anche la loro scelta sull’acquisto dell’auto nuova. L’Europa spinge su auto sempre più pulita che i Costruttori saranno obbligati a vendere auto ibride ed elettriche per evitare sanzioni. Come spiega Marisa Sagliettoqualcuno ha dimostrato che l’auto elettrica può muovere l’economia di un Paese, ma se si confronta la Norvegia con l’Italia ci si rende conto che per una serie di motivi la ricetta dell’Europa non può funzionare in tutti i Paesi. Se è vero che le emissioni medie delle auto nuove immatricolate in Norvegia nel 2018 sono meno di 64 g/km di CO2, il numero di veicoli è inferiore rispetto a Paesi dove invece il reddito procapite è decisamente minore“.

ENTRO IL 2030, 80 MILIONI DI AUTO IN MENO

Quindi meno potere d’acquisto significa tenere l’auto più a lungo e a volte rimandare anche la manutenzione. Anche le nuove forme di mobilità cambieranno lo scenario automobilistico europeo. Tant’è che secondo uno studio europeo, entro il 2030 il parco auto circolante passerà da 280 a 200 milioni di auto. Una proiezione che mette in guardia anche la filiera della riparazione auto. Tuttavia l’Italia potrebbe essere meno influenzata da questo processo di trasformazione della mobilità, difatti, per come è strutturato il nostro Paese a livello morfologico non è facile trovare un’alternativa all’auto di proprietà nel trasporto pubblico locale. Da una parte per la mala gestione dell’amministrazione pubblica ma anche perché la conformazione collinare “distanzia” le città e non aiuta a replicare l’efficienza di altri Paesi europei meglio organizzati col TPL.

1 AUTO IN CARSHARING SOSTITUISCE 9 AUTO PRIVATE

L’alternativa? Il carsharing, possibilmente elettrico, che ha visto negli ultimi anni impegnate realtà aziendali italiane, come quella raccontata da Nadio Di Menna – Local Manager Bluetorino. Bluetorino ha lanciato un progetto di carsharing elettrico innovativo per diversi fattori. Il primo deriva dal fatto che le auto Bluecar impiegano batterie ai polimeri di litio riciclabile al 98%. Quando non più utilizzabili per alimentare le 330 auto previste dal progetto nel comune di Torino, le batterie vengono impiegate per lo stoccaggio di energia su navi e in Paesi in via di sviluppo, prima di essere destinate poi al recupero. Cosa c’entra con la manutenzione auto? Vi starete chiedendo. Il fatto che secondo le stime dell’azienda ogni auto in car sharing sostituirà 9 auto circolanti in strada, anche se le stime variano da 7 a 11 in base a chi ha fatto le stesse valutazioni. Pertanto, meno auto = meno clienti. Numeri che anche se indicativi acquistano peso se si pensa che dall’avvio del progetto BlueTorino, le auto in carsharing elettrico del gruppo, hanno percorso già 1.200.000 km. Ma la svolta è attesa con i parcheggi in arrivo (circa 130 aree con 550 posteggi in base agli accordi con il Comune) che saranno aperti anche alla ricarica di auto elettriche di privati. Una cosa interessante, emersa durante l’intervento di Di Menna, è come le auto del carsharing siano maggiormente soggette ad incidenti e quindi necessitino di più riparazioni. Un’opportunità di business ben colta da una concessionaria di Torino che si è strutturata e formata per stare dietro alle esigenze specifiche delle auto elettriche di Bluetorino.

IL 50% DI AUTO ELETTRICHE E’ A NOLEGGIO

Proprio riguardo all’utilizzo delle auto da parte di privati e professionisti, l’intervento di ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) racconta come sono cambiate le tendenze verso il noleggio auto a lungo termine. Pietro Teofilatto – Direttore Noleggio Lungo Termine, ANIASA – racconta come a fronte di un boicottaggio regolamentato delle auto diesel, oltre il 60% delle auto noleggiate è una berlina di segmento medio-alto ed è diesel. “E’ il segno che le aziende non hanno alternative alle auto a benzina”. E l’elettrico? Probabilmente non sarebbe facile immaginare di coprire l’equivalente di 27 miliardi di km – è questa la percorrenza annua delle auto prese a noleggio – con veicoli elettrici rispondendo alle esigenze degli utenti con l’infrastruttura attuale, per nulla capillare. Eppure ci sono, ma i numeri di vendite attuali vengono assorbiti da aziende. “Oltre il 50% delle auto elettriche immatricolate è intestato ad aziende di noleggio” – spiega Teofilatto, mentre il resto va ai privati. Un servizio al quale si affaccia più facilmente l’utente privato che per curiosità decide anche di provare un’auto elettrica senza temere i costi di ricarica e di acquisto. “La scintilla è stata lo smartphone, poi è venuto il carsharing e il nuovo modo di utilizzare l’auto” – spiega Pietro Teofilatto. Un trend che influenzerà, a tendere, oltre che la manutenzione auto – guarda questi video che spiegano come farla correttamente –  anche il costo dei ricambi, ma di questo ne parleremo presto in un approfondimento dedicato. Restate collegati.

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