Volkswagen ha barato anche sui motori a benzina: 800 mila auto truccate in Europa

Dopo l'ammissione del Gruppo, il governo annuncia nuovi test in Germania sulla CO2 emessa. Il danno ai clienti per consumi e tasse sarebbe spaventoso

5 novembre 2015 - 12:49

Si può fare peggio del DieselGate? Probabilmente si, se i test di consumo ai quali il governo tedesco ha deciso di sottoporre tutte le auto del Gruppo Volkswagen dovessero dare esito sfavorevole. Se la cosa fosse confermata si scatenerebbero conseguenze gravi, come l'aumento del bollo e almeno 2 miliardi di spese in più per il Gruppo. I diesel VW non abbandonano comunque la scena, dato che sospetti si addensano anche sui grandi TDI V6 3.0.

TROPPO BASSI PER ESSERE VERI – Tutto nasce da un'ammissione della stessa Volkswagen, che testualmente comunica che “durante la revisione che sta interessando tutti i processi e flussi di lavoro che sono in relazione con i motori diesel è stato riscontrato che i livelli di CO2 e quindi i dati del consumo di carburante, rilevati durante il processo di certificazione della CO2 stessa, per alcuni modelli sono stati determinati come troppo bassi. La maggior parte dei veicoli in questione hanno motori diesel”. Una prima considerazione (oltre al fatto che la cosa riguarda evidentemente anche modelli con alimentazione a benzina) che viene in mente è che VW sapeva di essere un sorvegliato speciale e ha quindi giocato d'anticipo, prevenendo una quasi sicura ulteriore indagine su emissioni/consumi. Una probabile coda di paglia di VW potrebbe essere comune ad altri marchi perché i trucchi delle Case costruttrici per abbassare i consumi sono applicati non soltanto dal gruppo di Wolfsburg. Del resto Ford risarcirà 200.000 clienti negli USA per aver dichiarato consumi falsi e non dimentichiamo come Fiat (insieme a VW) abbia in corso delle cause perché i consumi dichiarati sono inferiori a quelli reali.

IL GOVERNO TEDESCO E LA PAZIENZA – Un'altra cosa rilevante è il crescente malanimo che il governo tedesco manifesta verso uno dei fiori (industriali) all'occhiello della Germania. In un comunicato emesso ieri il ministro dei Trasporti tedesco Alexander Dobrindt, oltre a dichiarare che tutti gli attuali modelli a marchio Volkswagen, Audi, Skoda e Seat – con i motori sia diesel sia benzina – sarebbero stati testati per le emissioni di CO2 e NOx, ha espresso la sua “irritazione” verso VW. Dobrindt ha detto inoltre come 200.000 dei circa 800.000 veicoli (le cifre fornite da VW non sono definitive) con valori delle emissioni di CO2 e consumo sottostimati stiano circolando in Germania. Il governo tedesco e la KBA non ci sembra stiano facendo una bellissima figura: oltre al fatto che Winterkorn era appoggiato da Angela Merkel, come sarebbero andate le cose se gli USA non avessero scoperto gli altarini? Una volta scoperchiata la pentola dello scandalo hanno fatto la voce grossa – come quando fra le ultime novità sul richiamo Volkswagen emerse il fatto che KBA avesse imposto il richiamo – ma prima si sono dimostrate silenti. Anche la Commissione Europea ha sottolineato di avere facoltà di procedere a «diverse azioni», compresa «l' imposizione di sanzioni per i produttori». 

UN DEFEAT DEVICE È PER SEMPRE – In ogni caso Dobrindt ha affermato che il governo è intenzionato a pretendere che VW paghi l'eventuale differenza dei bolli di circolazione, che saliranno (insieme alle altre spese di gestione) per le emissioni superiori. Ricordiamo come in decine di paesi europei – Germania compresa ma non in Italia- le tasse di circolazione siano commisurate almeno parzialmente alle emissioni dichiarate. Non si ha ancora notizia di un altro defeat device che possa riguardare anche i motori a benzina citati da VW (si tratta degli 1.4 con la tecnologia Cylinder On Demand per la diminuzione dei consumi) ma il software truffaldino, secondo l'EPA, “abita” anche nei possenti V6 da 3.000 cc che muovono le top del gruppo, come le circa 10.000 VW Touareg, Porsche Cayenne e Audi A6, A7, A8/A8L e Q5 che sarebbero coinvolte. Porsche Cars North America, mentre sospendeva le vendite di Cayenne, si dichiarava sorpresa dalla comunicazione dell'EPA (per quanto completamente collaborativa) perché in base a informazioni interne il modello sarebbe “fully compliant”. Più sibillino un comunicato di VW Group, che dichiara in sostanza come il software in questione sarebbe legale anche se certificato non correttamente. La saga delle certificazioni allegre – tenendo conto di come l'EPA asserisca che appena i test finiscono molti parametri operativi cambino velocemente – sembra quindi ben lontana dalla fine.

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