USA: Trump taglia i fondi all'EPA. Addio ai test sulle emissioni auto?

"Dimezziamo il personale, poi si vedrà": Trump taglia fondi e impiegati all'EPA e mette in dubbio i test sulle emissioni auto negli USA

7 aprile 2017 - 17:53

Che la questione ambientale fosse considerata un optional, se non un fastidio, dalla Presidenza Trump è stato subito chiaro, sin dalla sua campagna elettorale, tant'è che una volta eletto i Costruttori hanno subito bussato alla sua porta per rivedere le norme sulle emissioni. Le prime mosse del nuovo Presidente, che mette in atto i suoi programmi costi quel che costi, hanno dato conferma di questo suo “sentimento”. Una dei suoi primi provvedimenti è stato infatti la nomina di Scott Pruitt a capo dell'EPA, un po' come “mettere Dracula alla Banca del Sangue”, come detto in un commento piuttosto corrosivo. Ora arriva un'altra mossa: si tratta di un pesante ridimensionamento ai fondi governativi destinati all'Environmental Protection Agency.

E IO TI TAGLIO La scure, secondo quanto pubblicato dal Washington Post, non si abbatterà soltanto sulle attività di controllo delle emissioni auto: si parla di un taglio del 30% sia ai finanziamenti per la decontaminazione da piombo sia alle sovvenzioni ai Nativi Americani per la lotta all'inquinamento; il programma della riduzione delle emissioni di gas serra come il metano subirebbe invece una sforbiciata del 70% mentre il programma di bonifica delle aree industriali dismesse vedrebbe un taglio del 42%. La proposta di Trump di fissare il budget dell'Agenzia a 1,1 miliardi di dollari equivarrebbe ad un taglio del 31%, salvo modifiche del Congresso.

TEST ADDIO? Il “negazionista” (dell'influenza umana sui cambiamenti del clima) Pruitt ha dichiarato che “gli americani sono stanchi di vedere miliardi di dollari sottratti alla nostra economia a causa delle inutili norme dell'Epa. Intendo guidare questa agenzia in modo che favorisca sia la responsabile protezione dell'ambiente sia la libertà delle imprese americane”. I tagli si ripercuoteranno non soltanto sui progetti di conservazione dell'ambiente (ne verranno bloccati una cinquantina, compreso il popolarissimo Energy Star su computer ed elettrodomestici) ma anche sugli organici dell'Agenzia, dato che, come indicato dai grafici qui sotto, gli stipendi pesano per il 22% nelle spese di EPA e quindi il personale verrebbe tagliato pesantemente. del resto Myron Ebell, capo del Transition Team di EPA, a gennaio ha dichiarato che “noi puntiamo a dimezzare il personale (di EPA, N.d.R.): vediamo cosa succede e poi forse potremmo andare oltre”.

Disaggregando le spese vediamo che più della metà del budget viene impiegata per la salubrità dell'acqua, circa un quarto va alla tutela del suolo e il 12 % va nella pulizia dell'aria. I tagli colpirebbero quindi anche questo settore, che è pesantemente coinvolto nei test delle emissioni auto. Margo Oge, ex numero uno della sezione Transportation and Air Quality dell'Epa, lancia l'allarme “praticamente equivale a chiudere il laboratorio dei test” (leggi di come EPA abbia messo alle strette VW dopo il Deselgate). Molto timori serpeggiano quindi fra gli impiegati della sede EPA di Washington ma a parziale consolazione arrivano i volantini di reclutamento consegnati loro dai rappresentanti della California: “combatti il cambiamento climatico, lavora per la California”.

ARMA BOOMERANG Il Golden State, che sta infatti assumendo nelle sue agenzie per l'ambiente, contrasta Trump sulla sua politica riguardo le emissioni auto. Fortune, magazine chiaramente non ambientalista, pubblica un articolo di Margo Oge che ritiene che l'allentamento sulle emissioni delle auto è non solo dannoso ma anche controproducente per l'industria americana. Il suo discorso parte da un precedente allentamento delle regole su emissioni e consumi, avvenuto a metà degli anni 1980: all'epoca le Case non americane avevano circa il 25% del mercato. Negli anni '90, Ford, GM e Chrysler fecero enormi profitti su minivan SUV e pick-up a bassa efficienza. La tempesta perfetta si formò a partire dal 2004, quando i prezzi dei carburanti cominciarono a salire, ed esplose nel 2008 con la crisi dei mutui subprime e la benzina a 4 $ al gallone. Gli americani hanno dovuto porre molta attenzione sul consumo di carburante ed i costruttori USA non sono riusciti a competere con modelli come la Toyota Corolla e la Honda Civic: oggi il 55% del mercato USA è in mano alle auto straniere. Margo Oge pensa che si potrebbe ritornare ad una situazione del genere, con l'aggravante che la globalizzazione sta avvenendo anche per le normative: le principali economie del Mondo (circa il 75% della produzione di veicoli globale) stanno convergendo su standard comuni di consumo entro il 2022 e gli Stati Uniti rischiano di essere esclusi. La Oge cita GM: i suoi progressi nell'efficienza e nei powertrain avanzati le hanno permesso di avere risultati positivi in Cina ma essi potrebbero “atrofizzarsi” se le norme americane si allentassero. Un altro punto citato dalla Oge è l'avvicinamento del possibile punto di svolta per le auto elettriche: i prezzi delle batterie (leggi delle nuove batterie 3 volte più potenti scoperte proprio negli USA) sono scese del 65% dal 2011 e quando le elettriche costeranno quanto le auto convenzionali saranno molto competitive essendo più silenziose, pulite, scattanti e bisognose di meno meno manutenzione. La conclusione è quindi: queste politiche danneggeranno sia l'ambiente sia l'industria perché i consumatori (e gran parte dei Paesi) potrebbero scegliere l'efficienza.

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