Uber perde quota: nel 2016 sbriciolati 3 miliardi di dollari

Il colosso UBER perderà 3 miliardi di dollari nel 2016: pesano anche il fallimento nel mercato cinese e la guerra dei prezzi con Lyft

21 dicembre 2016 - 16:27

Gli analisti e le indagini sono concordi: il concetto di proprietà delle automobili sta cambiando velocemente, soprattutto nei più giovani. Sembra infatti che i “Millenials” non siano particolarmente interessati ad avere un'automobile di proprietà (leggi come negli USA 3 giovani su 4 rinunciano all'auto in favore del ride sharing), anche per le difficoltà a prendere la patente e per i costi di gestione. Le Aziende hanno fiutato il vento e ormai da anni offrono servizi di car sharing e car hailing, con Uber diventato ormai una specie di sinonimo di questo tipo di servizi. Gli affari sembrano procedere bene e infatti Uber dichiara fatturati miliardari, eppure non tutto splende: anche le perdite sono infatti a 9 zeri!

CIFRE DA CAPOGIRO Gli occhi potrebbero schizzare dalle orbite (l'espressione inglese eye-popping rende bene l'idea) leggendo i bilanci di Uber. Il colosso dei servizi di mobilità ha infatti fatturati in crescita anche dopo aver lasciato il paese più popoloso del mondo, la Cina: l'Azienda, secondo quanto riportato da Bloomberg, ha infatti generato circa 3,76 miliardi di dollari di fatturato netto nei primi nove mesi del 2016 ed è sulla buona strada per superare i 5,5 miliardi quest'anno. L'informazione è trapelata da una persona (che ha chiesto di rimanere anonima) perché Uber non è tenuta a comunicare bilanci, in quanto società privata. La stessa fonte ha aggiunto che nell'identico periodo di quest'anno l'Azienda ha perso più di 2,2 miliardi di dollari, dei quali più di 800 milioni soltanto nel terzo trimestre.

UN GIGANTE, NONOSTANTE TUTTO Uber, una società strettamente posseduta dai fondatori, ha sede a San Francisco ed è uno dei Big della Borsa americana: se la sua gestione è in perdita, la sua capitalizzazione è salita a 69 miliardi di dollari, cosa che la rende più “preziosa”, almeno sulla carta, di General Motors e Twitter messi assieme. In effetti i fatturati sembrano rendere questa società molto invitante: l valore totale delle “corse”, ossia quanto hanno pagato i fruitori del servizio, è stato di 5,4 miliardi nel terzo trimestre, un valore non soltanto notevole ma anche in salita rispetto ai 5 miliardi di del secondo trimestre e ai 3,8 miliardi del primo. La fonte ha anche fornito i dati degli introiti di Uber “dopo” aver pagato i suoi autisti, anch'essi in crescita: 1,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre contro 1,1 miliardi nel secondo e 960 milioni nel primo. Il numero delle corse è però sceso, anche in conseguenza della decisione di lasciare la Cina. Il 1° agosto scorso l'Azienda ha infatti reso noto di aver chiuso un accordo con Didi Chuxing (leggi di come il colosso cinese ha attirato un miliardo di investimenti da Apple) per uscire dal mercato cinese in cambio di 17,5% della società che, dal canto suo, ha investito 1 miliardo di dollari in Uber.

DUBBI DA FUGARE Il modello di business di Uber, a prescindere dai dati di fatturato, desta più di una perplessità anche perché le tariffe possono essere interessanti soltanto per le percorrenze più elevate: il paio di dollari spesi per una tratta di pochi minuti non soltanto sono poco interessanti per l'autista ma generano utili assai scarsi, se non nulli, per la stessa Uber che ha in ogni caso, per esempio, le spese per il processamento dei pagamenti e quelle generali. L'analista finanziario Ian Bezek ha prenotato varie corse in Messico e qualche guidatore gli ha proposto un contatto diretto, bypassando Uber, per i tragitti più lunghi: a suo parere, dopo la Cina, Uber può rischiare anche in altri mercati emergenti. A queste difficoltà si aggiungono le guerre legali che i tassisti e gli autisti tradizionali stanno conducendo contro il servizio concorrente (leggi dello sciopero anti Uber dei tassisti di Milano), una sentenza della Corte europea che dovrà decidere se Uber e una app o un taxi e una certa “inquietudine” che potrebbe diffondersi fra gli stessi autisti di Uber a seguito delle evoluzioni tecnologiche intraprese dall'azienda. Il suo conclamato interessamento per la guida autonoma pone infatti in forse l'esistenza stessa dei guidatori umani: se questa tecnologia arrivasse a maturazione Uber non dovrebbe dividere con gli “umani” i guadagni, anche se poi si dovrebbe accollare i costi di una sua flotta (leggi di una Volvo autonoma di Uber che è passata con il rosso). Perdite così ingenti sono anche da ascrivere alla volontà di mantenere ad ogni costo le proprie quote di mercato USA fra l'84 e l'87% come dichiarato dai manager di Uber e questo porta ad una guerra dei prezzi con Lyft. Quest'ultima ha dichiarato che conterrà le sue perdite negli USA sotto i 150 milioni a trimestre mentre sembra che Uber, sempre negli USA, abbia perso 100 milioni nel secondo trimestre e ancor di più nel terzo, anche perché ha alzato i margini degli autisti al 25%.

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