Uber: l'Unione europea studia la soluzione

Il servizio ha scatenato polemiche in diversi Paesi europei: si cerca la via della liberalizzazione per svecchiare norme antiquate

8 aprile 2015 - 10:00

Arrivano le nuove tecnologie legate alla mobilità, e le leggi dei Paesi europei non sono all'altezza, così ora il legislatore dell'Unione europea corre ai ripari: a scatenare le polemiche (e le critiche durissime dei sindacati dei tassisti, che si vedono minacciati dal nuovo che avanza) è stata Uber, il servizio di taxi alternativo. O, chiamatelo come volete, di auto con conducente tramite app.

QUALCOSA SI MUOVE – La Commissione Ue sta valutando la possibilità di normare in tutta Europa l'applicazione che cerca di farsi un mercato nei singoli Paesi tra regole vecchie, astruse, equivoche. Non adeguate a un'app che tenta di farsi strada dal 2012. Norme che causano equivoci e, alla fine, le proteste dei tassisti. Lo riferisce il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali la Commissione “sostiene lo sviluppo di nuovi e innovativi servizi di mobilità”. A Bruxelles sono in corso ricerche dettagliate in merito al mercato dei taxi e ai servizi forniti dalla società di San Francisco.

DA SVECCHIARE – In particolare, Violeta Bulc, politica slovena attualmente Commissario europeo per i Trasporti, ha evidenziato quanto la situazione attuale di Uber abbia portato enormi differenze tra uno Stato e l'altro, e tra una città e l'altra. Senza considerare che le cose sono ancora più complicate si si parla di UberPop, l'evoluzione di Uber: il taxi privato, con un cittadino che scarrozza per la città l'utente. In questo caso, le regole sono ancora più contraddittorie, incerte, vecchie. Serve liberalizzare, rendere tutto chiaro e trasparente, al fine di evitare tensioni fra lavoratori, e per tutelare il cittadino. Uber è un'applicazione che permette di prenotare un'auto con conducente in tempo realedirettamente dallo smartphone. Proprio per questo i tassisti di Milano, la prima città italiana in cui è partito il servizio già presente in Europa, si sono visti mettere nel mani nel paniere, lamentando da subito che le auto nere di Uber sono abusive. Vedendo altra concorrenza in giro per Milano (oltre al car sharing Car2Go ed Enjoy) i tassisti hanno protestato. Perché le auto a noleggio con conducente di Uber non rispetterebbero le disposizioni di una legge vecchia che risale al governo Andreotti, quando i cellulari erano uno status symbol e Internet non esisteva ancora. La legge numero 21 del 1992 disciplina il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea; sostanzialmente taxi e auto a noleggio con conducente. L'articolo 3 della suddetta legge riporta che “il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. Lo stazionamento dei mezzi avviene all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. Questo, secondo le proteste dei tassisti, sarebbe già sufficiente a protestare contro la concorrenza abusiva, poiché il cliente sarebbe in contatto diretto con l'autista e non con un centralino, ed inoltre le vetture Uber non rientrerebbero mai nei garage se non a fine servizio. Questa tesi è mossa dalla possibilità, per chi ha prenotato un'auto a noleggio con conducente tramite l'applicazione Uber, di vedere attraverso lo smartphone dove si trova l'auto e in caso di necessità, ad esempio se è cambiato il luogo d'incontro precedentemente comunicato al server, informare l'autista.

OCCASIONE PERSA – Nel disegno legge concorrenza, il governo aveva l'occasione per definire in modo rigoroso le norme che riguardano Uber e il noleggio con conducente, ma così non è stato: un'occasione persa. Nella bozza, c'era una norma chiave: l'eliminazione delle distorsioni concorrenziali per gli autoservizi di trasporto pubblico non di linea. Si voleva cancellare l'obbligo “gravante sui titolari di autorizzazione di noleggio con conducente di disporre di sedi e rimesse siti nel Comune che ha rilasciato l'autorizzazione, di stazionare e sostare solo all'interno delle predette rimesse, di tornare alla rimessa per l'offerta di ogni nuova prestazione”. Vincoli che “di fatto limitano l'esercizio dell'attività al territorio del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione e sono pertanto suscettibili di restringere significativamente il confronto concorrenziale”.

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