Uber è come i taxi: sentenza storica della Corte di giustizia europea

Una sentenza della Corte di giustizia europea statuisce che Uber è un servizio taxi e non una semplice app per chiamare gli autisti. Ora cambia tutto

21 dicembre 2017 - 18:45

I nuovi “modelli di mobilità” e la “fornitura di mobilità” sono i totem di questi anni, insieme all'elettrificazione dei veicoli e alla guida autonoma. Le Case devono quindi fare i conti con molti mutamenti nello stesso tempo: il loro core business, la vendita e l'assistenza dei veicoli cambierà molto perché a mutare saranno i veicoli stessi. Occorrerà poi impegnarsi in settori come i ride sharing e hauling, una modalità nella quale i fornitori di servizi, che non devono costruire automobili, sembrano meno “affaticati” (leggi lo studio Uber sull'opinione degli europei riguardo i servizi di mobilità). In realtà le cose sono semplici per nessuno, dato che la Corte europea di giustizia ha stabilito che i servizi di Uber sono come quelli dei taxi.

CLASSIFICATELA COME TAXI La storia di Uber è stata sempre sulle montagne russe, fra successi commerciali e in Borsa, scandali sessuali, sinistri delle auto driverless, defezioni eccellenti e autorizzazioni sospese (leggi che Londra ha revocato la licenza a Uber). Le grane “locali” rischiano però di essere surclassate da una sentenza sovranazionale in quanto emessa dalla Corte di giustizia europea. La Corte, in buona sostanza, ha stabilito che Uber Technologies dovrebbe essere classificata come un servizio di trasporto e quindi regolamentata come gli altri operatori di servizi taxi. Questa sentenza storica, emessa ieri e riportata da Reuters, potrebbe avere un certo impatto anche su altri business online europei.

UNA SEMPLICE APP? Sappiamo bene come funziona Uber, un servizio che consente ai clienti di prenotare una “corsa” tramite una banale app per smartphone. La cosa raccontata così sembra poco sofisticata ma in realtà Uber, dal suo lancio nel 201, ha trasformato l'industria dei taxi e ora opera in più di 600 città in tutto il mondo; il suo attuale valore in Borsa è di circa 68 miliardi di dollari. Le associazioni dei tassisti hanno fatto una guerra senza quartiere alla Società (leggi dello sciopero dei tassisti di Roma), che si è sempre difesa sostenendo che si trattasse di un servizio digitale che fungeva da intermediario tra autisti e clienti in cerca di un passaggio.

In quest'ottica, sempre secondo la società, al servizio dovrebbero applicarsi le regole europee per i servizi online, molto meno rigide di quelle sui servizi di trasporto. Dopo un lungo dibattito, la Corte di giustizia europea (CGE) ha invece statuito che “Il servizio fornito da Uber, che mette in contatto persone con autisti non professionisti, ricade nel settore dei servizi di trasporto. Gli Stati membri possono, quindi, regolarne le condizioni di fornitura”. La pronuncia della CGE scaturisce dalla denuncia di un'associazione di tassisti professionisti a Barcellona, che indicava le attività di Uber in Spagna come pratiche ingannevoli e concorrenza sleale da parte degli autisti non professionisti che fornivano il servizio Uber UberPOP, già sospeso in Spagna e altri Paesi.

COMMENTI NEGATIVI (PER UBER) La Corte ha specificato che Uber “esercita un'influenza decisiva sulle condizioni in base alle quali gli autisti forniscono il loro servizio. Senza la app le persone che desiderano effettuare una corsa urbano non utilizzerebbero i servizi forniti da quegli autisti”. La Società minimizza l'impatto di questa pronuncia, ribattendo che “Questa sentenza non cambierà le cose nella maggior parte dei paesi dell'UE, nei quali operiamo già in base alla leggi locali sui trasporti. Il nostro CEO ha già ribadito che è opportuno regolamentare servizi come Uber e in questo quadro continueremo il dialogo con le città di tutta Europa”. Uber ha in effetti adottato un approccio più conciliante da quando Dara Khosrowshahi è diventato amministratore delegato e il suo tweet di commento rispecchia il suo atteggiamento: la sentenza “non è una battuta d'arresto, dal momento che abbiamo già cambiato il nostro approccio in Europa per conformarci alle leggi sui trasporti e lavorare con autisti professionisti”.

I commenti non sono mancati, a partire da quello di Bernardine Adkins, a capo della legislazione del Commercio e della concorrenza nella EU: “La sentenza ha dato chiarezza alla posizione di Uber nel mercato. Il controllo di Uber sui suoi autisti e sui prezzi e il fatto che il suo servizio è inseparabile dall'esperienza dei consumatori finali significa che è più di una semplice piattaforma che collega i conducenti ai passeggeri”. L'Organizzazione mondiale del trasporto su strada IRU, che comprende le associazioni di taxi, si è rallegrata per la sentenza, che, nelle parole di Oleg Kamberski, responsabile del trasporto passeggeri, “offre finalmente condizioni di parità per i fornitori dello stesso servizio. Il settore dei taxi e del noleggio è stato uno dei primi ad abbracciare l'innovazione e le nuove tecnologie. È diventato necessario trovare una soluzione che permetta ai fornitori di servizi tradizionali e a quelli innovativi di competere in modo equo nel rispetto degli standard di qualità del servizio”.

SPONDA INATTESA Il Vicepresidente responsabile della concorrenza e delle politiche normative UE dell'Associazione dell'Industria dei computer e delle comunicazioni, Jakob Kucharczyk, si è dichiarato invece contrariato: “la sentenza minaccia l'applicazione di norme armonizzate dell'UE agli intermediari online. Lo scopo di queste regole è quello di assicurare che gli innovatori online possano raggiungere una maggiore scalabilità e competitività nell'UE, senza essere ostacolati da indebite restrizioni nazionali. Questo è un duro colpo all''ambizione dellaUE di costruire un mercato digitale unico e integrato”.

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