Tesla GigaFactory: ci siamo. Tutti i numeri del sogno di Musk

Venerdì aprirà i battenti la fabbrica di batterie in Nevada con cui Tesla promette di tagliare i costi del 30% quando sarà a regime nel 2017

27 luglio 2016 - 18:30

Il conto alla rovescia sta per finire: la GigaFactory di Tesla aprirà questo venerdì mentre vengono annunciate nuove assunzioni di operai per accelerare i lavori di costruzione. Questa superfabbrica è essenziale per assecondare i piani di Elon Musk sia per i veicoli sia per gli storage domestici (Powerwall) e professionali (Powerpack), anche alla luce dell'acquisizione di SolarCity (leggi dell'offerta da 3 miliardi che Tesla ha fatto per SolarCity). Una cosa è certa: le cifre di questo impianto-monstre sono impressionanti ma necessarie per tenere il passo con le richieste della Model 3 (leggi come il boom di ordini della Tesla Model 3 mette in crisi le riserve di Litio).

DIAMO I NUMERI Il caldo Sole estivo non ci ha dato alla testa: i numeri promessi sono i dati delle Gigafactory di Tesla e di quel che le ruota attorno. È un altro dei sogni di Elon Musk che si avvera? Il visionario imprenditore è veramente eclettico: non contento di aver co-fondato PayPal e di aver creato SpaceX, la prima compagnia privata ad aver raggiunto in orbita l'International Space Station (un altro traguardo importante è stato il treno superveloce Hyperloop da 38 milioni al km), venerdì inaugurerà infatti una fabbrica che polverizzerà ogni precedente impianto di fabbricazione delle batterie. I 35 GWh di produzione annuale a regime supereranno infatti la produzione totale mondiale del 2013!

TAGLIAMO I COSTI Ricordiamo che la capacità di una batteria misura quanta energia “entra” in essa, come il volume di una bottiglia misura quanta acqua contiene. Ipotizzando in 70 kWh le dimensioni medie dei battery pack delle Tesla, la capacità produttiva annua indicata (35 Gigawatt/ora equivalgono a 35 milioni di kilowatt/ora) potrebbe rifornire le 500.000 auto previste da Musk nel 2018 (un traguardo indicato da Musk mentre ammetteva che la Model 3 non sarebbe potuta andare in produzione nel 2017). Un altro numero importante è in realtà una percentuale: – 30%. Non è poco, vero? Eppure questo è l'obiettivo che questa fabbrica in Nevada si propone di raggiungere nella riduzione dei i costi di produzione delle batterie. Questo taglio è importantissimo per mantenere la promessa di vendere la Model 3 a 35.000 dollari negli Stati Uniti e non farla costare molto di più in Europa. Anche il 2020 è un numero importante (leggi come molte Case rischiano sanzioni perché potrebbero non riuscire a limitare le emissioni di CO2 entro il 2020) perché è l'anno nel quale la produzione della GigaFactory dovrebbe andare a regime, superando così, come anticipato, la produzione mondiale di batterie al Litio registrata nel 2013.

OCCUPAZIONE NEL DESERTO L'occupazione della fabbrica, altro numero molto importante, sarà di 6.500 persone a regime ma, per accelerare i tempi di costruzione, si parla di 1000 operai edili in più che lavorano su 2 turni sette giorni a settimana. La produzione delle celle si prevede cominci alla fine del prossimo anno, prima del lancio della Model 3. E per finire, uno dei numeri più importanti, e pesanti, si esplicita in 5 miliardi di dollari, l'investimento complessivo per la GigaFactory. Di questi, circa la metà sono stati stanziati da Tesla mentre gli altri derivano da accordi con partner, con Panasonic in prima linea. Non mancano però le criticità, come evidenziato da molti analisti, con in prima linea i cronici ritardi che Tesla ha evidenziato rispetto alle scadenze da lei stessa indicate. La fabbrica è inoltre molto più piccola di quanto doveva essere alla data attuale e anche il processo produttivo, che doveva essere a integrazione verticale con vari fornitori sotto lo stesso tetto (era stato detto che si sarebbe partiti dalle materie prime), sembra essere – ad oggi – un semplice assemblaggio e collaudo di elementi forniti da Panasonic. Corollario di questa constatazione è che i risparmi promessi sembrano essere ridimensionati, dato che quasi sicuramente è più conveniente assemblare in Asia, dove Panasonic ha i suoi impianti. Ultima considerazione: Tesla ha avuto dallo Stato del Nevada vantaggi per 1,3 miliardi di dollari, fra sgravi fiscali, crediti d'imposta trasferibili, la superficie nella quale sorge la Gigafactory gratis e la costruzione della strada di accesso. Visti i ritardi anche nel raggiungimento dei livelli occupazionali (hanno la precedenza i veterani e gli abitanti dello Stato) non è che il Nevada stringerà i cordoni della borsa?

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Assicurazione auto: -17% di rinnovi. L’ipotesi rimborso per Coronavirus

gomme auto 15 aprile

Gomme auto: dal 15 aprile stop ai pneumatici invernali

Test AEB furgoni: la frenata automatica non è pronta all’obbligo 2022