Tesla a un bivio, tra miliardi bruciati e dirigenti che scappano via

Le visioni di Musk non incantano più i creditori che chiedono risultati: tra dirigenti in fuga e investimenti sbriciolati Tesla scricchiola

Tesla a un bivio, tra miliardi bruciati e dirigenti che scappano via
Come catalogare Tesla, un piccolo Costruttore che riempie i media di notizie pur non spendendo un centesimo di pubblicità? C'è chi considera Tesla una società Hi-Tech e quindi scarsamente valutabile secondo i criteri delle aziende automobilistiche di stampo classico. Molti altri si chiedono invece come sia possibile che un'azienda che ha venduto soltanto 26 mila automobili nel terzo trimestre del 2017 possa avere una capitalizzazione di Borsa che ad aprile aveva già superato quella di slancio quella di Ford, marchio centenario che vende in ben altre quantità? Le notizie negative si susseguono: come andrà a finire?

BRUCIASOLDI E INOSPITALE

Rispetto all'aprile passato la capitalizzazione di Tesla è ulteriormente progredita, arrivando a circa 59,6 miliardi di dollari con una quotazione che però ha avuto continui alti e bassi. In effetti le notizie che la riguardano sono sempre contraddittorie, con una certa prevalenza di quelle negative. Come non preoccuparsi, per esempio, di un terzo trimestre chiuso con una perdita di 619 milioni di dollari e del fatto che nella sua breve vita ha chiuso soltanto 2 trimestri su 30 in attivo? Dalla sua nascita ad oggi ha bruciato 10 miliardi di dollari e se le vendite non decollano le rimane liquidità soltanto per altri 9 medi. Cosa dire, poi, dell'abbandono di un ennesimo dirigente? Tesla arruola da altre aziende ma perde anche personale, come abbiamo documentato parlando di Chris Lattner rubato alla Apple. È infatti recentissima la notizia che Jon Wagner, il responsabile dello sviluppo degli accumulatori elettrici, ovvero una figura chiave per Tesla, ha lasciato ( o è stato accompagnato all'uscita) proprio nel bel mezzo del production hell della salvifica Model 3.

PREOCCUPANTE COLLO DI BOTTIGLIA

L'auto elettrica per le masse, attesa come poche altre nella storia dell'automobilismo, è infatti prodotta a ritmi molto lenti ma l'Azienda pensa di costruire i sedili in proprio preoccupando gli investitori. L'idea non è forse così azzardata, dato che i richiami per i sedili sono stati numerosi e le 11 mila Model X da modificare sono molti per un costruttore così piccolo. La strozzatura nella produzione della Model 3 è preoccupante e le voci sui reali motivi si susseguono incontrollate.
Il Financial Times ha persino parlato di grossi problemi con i fornitori, costretti ad inseguire cambiamenti dell'ultima ora, e di vetture che, anche per questo motivo, arrivano incomplete a dealer, che provvederebbero a montare, nelle loro officine, componenti non trascurabili come display e persino i sedili. C'è chi legge la notizia in positivo perché segnale che la fabbrica di Fremont sta fronteggiando imponenti aumenti di produzione ma il sollievo dura poco perché, sempre a detta di FT, dei robot Kuka (un marchio visto anche in altri stabilimenti) sarebbero guidati manualmente perché indietro nella programmazione.

COSA PENSARE?

L'altalena continua perché lunedì, a mercati chiusi, le Agenzie hanno dato la notizia che: "Tesla Motors sta acquistando Perbix, una società di Brooklyn Park che le ha fornito, negli ultimi 3 anni, attrezzature e idee per l'automazione delle fabbriche". Si tratta di un acquisto importante ma il pagamento è avvenuto anche con azioni e questo, unito al fatto che i dipendenti Perbix che lavorano a progetti non-Tesla verranno licenziati, fa capire che l'acquisto è avvenuto in condizioni di scarsa liquidità e serve probabilmente ad "iniettare" rapidamente nuove competenze. A proposito di personale, molti hanno ritenuto che i circa 700 addetti recentemente licenziati dall'azienda siano un segnale negativo ma altri analisti hanno fatto notare che questo turnover, rispetto alle circa 10 mila unità dello stabilimento di Freemont e alle 33 mila complessive, è più basso del tasso fisiologico delle aziende americane.
Altri hanno rassicurato sul ritardo della Model 3: il fatto che il ritmo sia molto più basso di quello previsto (260 consegne nel trimestre contro una previsione di 1.500 a settimana) non impedirebbe una rapida crescita futura. Il ragionamento è questo: anche se quasi tutto fosse a posto, una singola strozzatura rallenterebbe tutto il resto ma, una volta eliminatala, la produzione salirebbe rapidamente: la produzione in volumi sarebbe quindi solo ritardata di qualche mese. Per finire, una notizia dell'ultima ora: il Senato americano, a differenza di quanto anticipato, avrebbe deciso di mantenere lo sconto fiscale di 7.500 dollari per chi compra un'auto elettrica, un fattore importantissimo per Tesla. Se volete investimenti con il brivido, quindi, le azioni Tesla fanno per voi ma è indubitabile che la strada tracciata da Elon Musk stia attirando investimenti importanti, come i 70 miliardi promessi da Volkswagen per auto e batterie

Pubblicato in Attualità il 10 Novembre 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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