Scandalo Takata: l'AD resta per salvare l'impero degli airbag difettosi

Shigehisa Takada resta al vertice, lascerà solo quando uno dei 30 papabili investitori si farà carico dei ciclopici costi del richiamo

28 giugno 2016 - 12:43

Siamo ancora una volta a parlare della faccenda Takata, azienda coinvolta in un massiccio richiamo a livello mondiale per airbag potenzialmente mortali: l'AD del brand ha deciso di non lasciare la sua posizione se non verrà ritrovata almeno un'apparente stabilità.

LO SCANDALO Gli airbag di produzione Takata e montati su una immenso numero di vetture commercializzate in tutto il mondo si sono rivelati pericolosi, poiché il gas al loro interno potrebbe decadere a causa dell'umidità e far esplodere improvvisamente l'apparato (leggi come controllare se la tua auto è sicura o rientra nel richiamo airbag Takata). L'azienda colpita da questo scandalo sta continuando a perdere punti in borsa così come i fondi a disposizione sono del tutto impegnati nella campagna richiami (leggi dei richiami a tappe fino al 2019 previsti dalla NHTSA), fattore che l'ha messa sul lastrico ed ha costretto a chiedere aiuto ad una banca di investimenti (leggi dello scandalo Takata in mano alla banca di investimenti).

L'AD DI TAKATA NON VUOLE DIMETTERSI Lo scorso anno il CEO del brand specializzato in apparati di sicurezza per auto, Shigehisa Takada, lo scorso anno si è detto estremamente dispiaciuto per i problemi sollevati dallo scandalo, ma ha comunque difeso i prodotti della propria azienda. Secondo quanto riporta Reuters all'assemblea annuale degli azionisti, difendendosi da attacchi che lo hanno accusato di non aver reagito in modo efficiente allo scandalo, ha dichiarato che non è sua intenzione dimettersi fino a quando non sarà trovata una nuova guida per l'azienda: “il mio ruolo è assicurarmi che l'azienda non cambi direzione in negativo fino a quanto non sarà completato il passaggio di testimone”.

RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE Takada ha spiegato che l'avvio di ristrutturazione dell'azienda sarà supervisionato da una commissione di un'azienda esterna, questa individuata nella banca di investimenti Lazard, che cercherà eventuali investitori per sopperire agli enormi costi dei richiami. I colleghi di Reuters riportano di una persona informata dei fatti che avrebbe indicato circa 30 aziende come potenzialmente interessate a fornire supporto a Takata.

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