Takata. L'NHTSA rompe il silenzio: richiamo a tappe fino al 2019

Dopo l'esplosione a 40 milioni di auto da richiamare, l'NHTSA ha annunciato come saranno richiamati gli airbag difettosi che continuano a fare vittime

9 maggio 2016 - 11:27

Continua la vicenda del richiamo airbag Takata, che da poco ha visto l'innalzarsi del numero di auto interessate dal provvedimento di oltre una decina di milioni (leggi quante auto nel mondo dovranno essere richiamate a causa degli airbag Takata). La NHTSA americana prevede cinque ondate di rientri in officina da oggi fino al 2019.

LA MOSSA DELLA NHTSA La National Highway Traffic Safety Administration ha cominciato a prendere in mano le redini del richiamo airbag Takata, per cercare di prevenire incidenti che potrebbero causare altre vittime, da aggiungersi al numero di persone rimaste uccise dopo l'esplosione di uno di questi airbag (leggi il numero di vittime e come Honda metta in guardia i proprio clienti). Il recente aumento esponenziale di auto coinvolte in questa epocale operazione non è dovuto a dei test in laboratorio falliti, ma l'agenzia americana è pronta a votarsi alla prevenzione, poiché sono un “irragionevole rischio alla sicurezza”. Nel dubbio, quindi, meglio richiamare, e Takata congela soldi per sopperire alle forniture (leggi quanti milioni ha congelato Takata per regolarizzare i 40 milioni di auto richiamate).

GLI AIRBAG PIU' PERICOLOSI Considerando i test portati avanti da tre aziende diverse per cercare di capire la radice del problema degli airbag Takata (leggi anche gli esperti assoldati da Takata per ovviare al problema), il risultato è stato univoco: il nitrato d'ammonio usato come propellente, se non trattato per evitare l'assorbimento di umidità, dopo alcuni anni degrada a causa dell'esposizione ad oscillazioni di temperatura. Questo fenomeno porta all'innesco di un'esplosione incontrollata, che quindi farebbe proiettare nell'abitacolo dell'auto schegge metalliche provenienti dalla rottura della sede airbag. Secondo gli studi il difetto all'airbag si presenterebbe nei pezzi costruiti dai 6 ai 25 anni addietro e secondo Mark Rosekind, capo di NHTSA, “la scienza ci dimostra chiaramente che questi airbag diventano non sicuri dopo alcuni anni”.

I TEMPI DEI RICHIAMI Per evitare ulteriori vittime e venire incontro a questa problematica di tipo chimico, che ha i suoi tempi e le sue influenze sulla base delle condizioni climatiche, la NHTSA ha deciso di far partire il richiamo dalle auto più vecchie e vendute nelle zone più calde. Queste potrebbero essere più soggette alla deflagrazione del dispositivo e quindi richiedono una tempestività maggiore d'intervento. Intanto l'azienda abbandona il nitrato d'ammonio (leggi qui come Takata ha modificato i propri airbag).

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