Scandalo consumi auto: la Corea accusa Nissan di barare sulla Qashqai
Altri Stati che accusano e Costruttori che si difendono; ora è la Corea a far salire sul banco degli imputati Nissan per le emissioni della Qashqai
Altri Stati che accusano e Costruttori che si difendono; ora è la Corea a far salire sul banco degli imputati Nissan per le emissioni della Qashqai
Altri Stati che accusano e Costruttori che si difendono; ora è la Corea a far salire sul banco degli imputati Nissan per le emissioni della Qashqai
Sembra di essere a teatro, a vedere la Commedia dell'Arte: i ruoli ci sono – uno Stato che punti l'indice accusatorio e un Costruttore che si dichiari innocente – e basta assegnare gli attori. Tocca ora alla Corea del Sud alzare la voce mentre a Nissan spetta l'onere di difendere la sua popolare Qashqai.
TI VOGLIO PUNIRE Reuters ha dato infatti la notizia che la Corea del Sud vuole punire Nissan Motor Co. con una multa e il richiamo dei suoi SUV Qashqai, accusandola di aver manipolato le loro emissioni ma la Casa automobilistica giapponese ha negato ogni addebito. Il succo della storia potrebbe sembrare trito e ritrito ma è la modalità del presunto imbroglio ad essere à la page. Le autorità coreane hanno infatti tirato in ballo una variante di quella thermal window che ha concorso a creare un mega richiamo di 630 mila auto perché i loro sistemi di abbattimento delle emissioni verrebbero spenti (o usati a mezzo servizio) con un po' troppa “disinvoltura”, con la scusa di salvaguardare loro stessi ed il motore. In effetti il Ministero dell'ambiente della Corea del Sud ha dichiarato di ritenere Nissan colpevole di aveva usato una sorta di defeat device che spegneva i sistemi di trattamento dei gas di scarico anche alle normali temperature del motore e dell'ambiente.
MA IO NON HO FATTO NIENTE Il ministero ha preannunciato che avrebbe imposto a Nissan una sanzione di 330 milioni di Won (280.000 dollari) e avrebbe altresì ordinato di richiamare 814 nuovi Qashqai venduti nel paese finora. Prevede inoltre di far presentare da parte dei pubblici ministeri una denuncia contro il capo della filiale locale di Nissan. Queste accuse sono piuttosto imbarazzanti per Nissan, che ha appena denunciato Mitsubishi Motors Corp per lo scandalo dei test di consumo alterati che hanno coinvolto 625 mila auto. In effetti MMC forniva le microcar Dayz e Dayz Roox a Nissan ed è stata proprio quest'ultima a scoprire il trucco e a costringere MMC a confessare; Nissan ha risposto alla scorrettezza comprando – la settimana scorsa e a un buon prezzo, visto il crollo che ha seguito l'ammissione di colpa – il 33% del capitale di MMC. È così, da poliziotto che era ora Nissan si trova nel ruolo di inquisita, anche se la sanzione l'entità del ritiro non sembrano così tragiche.
CODA DI PAGLIA? Nissan ha reagito contestando la conclusione e negando ogni accusa. La dichiarazione: “Nissan non ha e non impiega defeat device o dispositivi di falsificazione in nessuna delle vetture che produce” è inequivocabile ed è rafforzata dal richiamo al fatto che i regolatori dell'Unione Europea hanno fatto test con metodi simili giungendo alla conclusione che Nissan non avesse usato alcun dispositivo di manipolazione. James Chao, amministratore delegato dell'area Asia-Pacifico di IHS Automotive, ha giudicato che una smentita così energica potrebbe significare che qualche problema potrebbe esserci. Il Ministero dell'ambiente ha comunicato di aver testato 20 auto diesel, sulla scia del Dieselgate (leggi della multa da 11 milioni che la Corea ha inflitto a VW) e solo la Nissan Qashqai avrebbe fallito il test. Hong Dong-kon, un direttore del Ministero, ha detto che i dispositivi di riduzione delle emissioni del SUV si sono fermati quando la temperatura del motore ha raggiunto 35 gradi Celsius. “Qualche auto li disattiva quando la temperatura raggiunge i 50 gradi Celsius, per evitare che il surriscaldamento del motore. La Qashqai è stato l'unico veicolo che l'ha spento a 35 gradi'' ha detto Hong che, per nulla conciliante, ha continuato affermando che “Tutti gli esperti che abbiamo interpellato hanno espresso il parere che si trattasse di una manipolazione del dispositivo di riduzione delle emissioni”.