Rca equa: M5S attacca Pd perché non vuole la Tariffa Italia

Il MoVimento Cinque Stelle contro il Pd: "Sta con le compagnie in materia di Rca equa"

4 marzo 2016 - 9:00

Tutto nasce nel 2012 (vedi qui), quando un gruppo di parlamentari propone la Tariffa Unica in Italia, ossia una Rc auto identica per i guidatori virtuosi del Nord e del Sud, a beneficio degli automobilisti meridionali (residenti cioè in città del Meridione) che non causano mai incidenti e sono in prima classe di merito. Obiettivo, eliminare un'ingiustizia: pochi assicurati che organizzano truffe costringono a pagare Rca stellari ai tanti cittadini onesti. Ma il progetto naufraga, anche per il no delle assicurazioni, e viene poi riproposto.

SECONDA PUNTATA – Negli anni successivi, si parla ancora parecchio di Tariffa Unica, detta anche Tariffa Italia o Rca equa, senza arrivare a risultati concreti. L'anno chiave è il 2015, con il Disegno legge Concorrenza, che arriva al Senato inglobando la Rca identica per virtuosi del Nord e del Sud del Paese. A proporla, esponenti politici di diverso colore, incluso il Partito democratico.

FURIA GRILLINI – Però, in queste ore, la bruttissima sorpresa, come denuncia MoVimento Cinque Stelle: “Il M5S si batte per dare ai cittadini una Rc auto equa. A tal fine, ha depositato in Parlamento una propria proposta di legge e oggi, nonostante l'opposizione di tutti i partiti, è riuscita a far inserire alla Camera l'articolo 7, comma 2 al Ddl Concorrenza (2085), attualmente in discussione al Senato, che prevede sostanzialmente una tariffa equa per gli automobilisti onesti e virtuosi residenti in zone dove il costo medio della polizza Rc auto è incomprensibilmente sproporzionato rispetto alla media nazionale e discriminatoria per ragioni territoriali”. Cosa succederebbe se l'idea divenisse realtà? I guidatori virtuosi (che non abbiano avuti incidenti negli ultimi 5 anni) residenti nel Mezzogiorno potrebbero risparmiare tra il 30 e il 50% di quanto pagano attualmente, con polizze medie che andrebbero, dunque, dagli attuali 720 euro annui a 385 euro. Ed ecco la stangata: “In questo scenario, però, ci sono le compagnie di assicurazioni che stanno tentando in tutti i modi di pressare i partiti politici al fine di cancellare integralmente l'articolo 7 del Ddl. Uno di questi partiti è il Pd. Ricordiamo, infatti, che, quando la norma fu approvata alla Camera, quelli del Pd sbandieravano l'approvazione come una grande vittoria di civiltà e onestà. Addirittura sulla home page della Regione Campania, l'attuale presidente plurindagato e condannato, Vincenzo De Luca, manifestava soddisfazione per la grande vittoria, attraverso un post dal titolo 'Rca meno cara per i cittadini della Campania'. Peccato però che adesso lo stesso Pd e la sua maggioranza abbiano presentato emendamenti al Ddl concorrenza che stravolgono letteralmente il contenuto dell'articolo 7 favorendo ancora una volta le lobby assicurative”. Chiusura al vetriolo: “Alla luce di questo scenario, il M5S chiede ai parlamentari del Pd, una volta tanto, coerenza, moralità e senso di responsabilità, invitando loro a ritirare gli emendamenti peggiorativi dell'art. 7 al fine di salvaguardare i diritti dei cittadini e, soprattutto, degli automobilisti onesti. Diversamente, il Pd dimostrerà ancora una volta quello che realmente è, ovvero un partito irresponsabile e, soprattutto, inaffidabile per i cittadini”.

DI CHE SI TRATTA – Le lobby assicurative infatti mirano o a eliminare la Tariffa Unica dal Ddl, sostenendo che ci sarebbero rialzi per i guidatori del Nord (vedi qui), oppure a limitarne l'efficacia. Come? Imponendo per legge che siano le compagnie stesse a stabilire lo sconto a favore dei guidatori del Sud, e non l'Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni): vedi qui. Così, è come non volere la Rca equa, svuotata di significato. Il pressing delle compagnie sul Senato riguarda, in parallelo, anche il risarcimento in forma specifica: le assicurazioni puntano a introdurlo per legge, così che l'automobilista danneggiato sia sostanzialmente obbligato a rivolgersi al carrozziere convenzionato (vedi qui). Sul Ddl Concorrenza, il Governo Renzi si gioca la propria credibilità agli occhi degli italiani.

 

 

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