Rca: perché con la Tariffa Italia pagheremo premi più alti?

Dopo l'Ania, scendono in campo i tecnici delle tariffe: gli attuari. Contrari alla Tariffa Italia, unica per Nord e Sud

23 ottobre 2015 - 8:35

Premessa: gli attuari sono i professionisti che all'interno delle compagnie di assicurazione hanno la competenza e la responsabilità dei calcoli matematici e probabilistici che portano alla determinazione delle tariffe. Ebbene, gli attuari scendono in campo contro la Tariffa Italia contenuta nel disegno legge concorrenza. Prima l'effetto positivo: di fatto, la Tariffa Italia escluderebbe quasi totalmente dall'assicurazione auto la variabile territoriale tra quelle rilevanti nella determinazione della tariffa. Il premio annuale tenderà a uniformarsi progressivamente su valori inferiori alla media per la grande maggioranza degli assicurati: tenuto conto dei valori della frequenza sinistri che oggi si registrano (meno di 6 incidenti su 100 auto su base nazionale), nonché della quota di sinistri che per vari motivi non vengono valorizzati sull'attestato di rischio, si può facilmente stimare che gli assicurati senza “sinistri” da almeno 5 anni siano attualmente non meno del 75-80% del totale. Quindi, che la maggioranza dei sinistri sia comunque provocata da assicurati definiti “virtuosi” in base a tale elemento di valutazione.

EFFETTO BOOMERANG – C'è un però, secondo gli attuari, c'è anche un aspetto negativo del ddl concorrenza, già approvato dalla Camera. L'effetto sarà anche un aumento per gli automobilisti virtuosi residenti nelle aree territoriali dove il rischio è minore e che proprio per questo oggi pagano meno, per compensare la riduzione degli altrettanto virtuosi residenti nelle zone a maggior rischio che oggi pagano di più. “Con la nuova norma – afferma Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli attuari – si tende ad eliminare uno dei parametri più significativi, quello legato al territorio, ai fini della tariffazione nel ramo Rc auto; parametro da sempre utilizzato proprio perché ritenuto altamente predittivo del rischio, oltre che di facile e certa reperibilità. Il tutto in nome di un malinteso senso di giustizia che vorrebbe rendere ogni fazzoletto d'Italia uguale a tutti gli altri, quando invece palesemente non lo è, né per l'assicurazione auto né per mille altri fattori evidenti nella vita di tutti i giorni”.

QUESTIONE DI RISCHIO – L'assicurazione auto si paga per garantire i danni prodotti dagli incidenti stradali. Questi dipendono da imprudenza, imperizia, negligenza, qualità della rete stradale e dei veicoli, condizioni del traffico, condizioni meteorologiche, propensione al rispetto del Codice della strada, efficienza delle misure di prevenzione e repressione e molti altri fattori fra cui anche, ma in misura certo molto minoritaria, le frodi, fenomeno che peraltro è rilevante solo in poche e ben circoscritte aree territoriali. Dalla nuova norma in discussione, dicono gli attuari, non ci si può certo attendere una riduzione degli incidenti e quindi dei risarcimenti (nemmeno quelli dovuti alle frodi), né di conseguenza del fabbisogno complessivo.

LA COPERTA È CORTA – Per gli attuari, dal momento che sicuramente qualcuno pagherà di meno, giocoforza qualcun altro dovrà pagare di più per garantire il gettito complessivamente necessario a coprire il costo dei sinistri. Penalizzati sarebbero in questo caso gli assicurati indenni da almeno 5 anni residenti nelle regioni dove il rischio è minore (unico motivo per cui oggi pagano meno degli altri), e tutti quelli che non sono indenni da almeno 5 anni. Non solo: pagherebbero di più anche gli automobilisti residenti in zone a basso rischio all'interno di regioni mediamente ad alto rischio. La latitudine non c'entra: basti pensare, solo per fare qualche esempio, che il premio medio di Cosenza è in generale molto più vicino a quello di Milano che non a quello di Reggio Calabria, che quello di Benevento è molto inferiore a quello di Napoli, ma anche di Bologna o Firenze, e così via. Insomma, la coperta è corta: ovunque la si tiri, qualcosa resta scoperto.

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